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Manovre in corsia: intervista al professor Franco Cavalli

di

Gianfranco Rosso
Un aumento medio dei premi attorno al 10 per cento. Questa la proposta delle casse malati svizzere, inoltrata qualche settimana fa all’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas), che per venerdì prossimo ha convocato una conferenza stampa in cui comunicherà le proprie decisioni. Il direttore dell’Ufas Otto Piller ha chiesto agli assicuratori di rivedere le loro richieste, anche se attualmente le speranze di un’inversione di rotta sono minime. Bene ha fatto dunque il Partito socialista svizzero a proporre una soluzione (transitoria ma efficace) per permettere alle cittadine e ai cittadini di «tirare il fiato» in attesa di misure più incisive. Con un’iniziativa parlamentare il Ps chiede infatti una moratoria sui premi di almeno un anno, periodo entro il quale, oltre alla revisione parziale della LaMal, vanno adottate altre misure. Innanzitutto l’immediata messa in pratica della proposta, formulata dalla commissione del Consiglio degli Stati, di stabilire per legge che i premi non devono superare l’8 per cento del reddito imponibile degli assicurati. Andrebbero poi operati risparmi sui farmaci, attraverso la messa sul mercato di confezioni conformi al reale impiego terapeutico e ad un maggior uso dei cosiddetti generici. I cantoni dovrebbero invece utilizzare maggiormente le riserve federali per il contenimento dei premi e le casse malati «pescare» nelle proprie immense riserve. Insomma una serie di misure che possono avere effetti immediati, in attesa che una revisione più radicale della LaMal cambi le condizioni quadro. Alcuni suggerimenti molto concreti li formula in questa intervista il capogruppo socialista alle Camere federali Franco Cavalli, che come medico conosce bene i meccanismi che regolano il complesso sistema sanitario. Il Consigliere nazionale ticinese prende posizione anche sulle principali novità della seconda revisione parziale della LaMal, che verrà discussa mercoledì prossimo dal Consiglio degli Stati. Oltre al già citato tetto dell’8 per cento del reddito per i premi, la competente commissione propone di stralciare dalla legge l’obbligo per gli assicuratori di stipulare contratti con tutti i fornitori di prestazioni sanitarie autorizzati a praticare. Una misura discutibile che lo stesso Consiglio federale ha già definito «di difficile attuazione». I senatori dovranno infine valutare l’ipotesi di passare entro cinque anni ad un sistema monistico per il finanziamento delle cure ospedaliere. Un sistema che consentirebbe di sopprimere la malsana concorrenza fra il trattamento ambulatoriale (finanziato con i premi) e quello stazionario (finanziato dai premi e dai contributo cantonali). Dottor Cavalli, le casse malati chiedono per il prossimo anno un aumento medio del 10 per cento dei premi, ma l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha già chiesto loro di rivedere le pretese. I socialisti giudicano la situazione grave, ormai insopportabile... Esatto. Nel 2000 sono stati calcolati quasi 100 milioni di premi non pagati. Contrariamente all’obiettivo sociale indicato nel messaggio sulla LaMal (secondo cui l’assicurazione malattia di una famiglia non deve costare più dell’8% del reddito), in certi cantoni oggi si arriva fino al 16%. E la situazione, visto l’aumento dei costi della salute, non può che continuare a peggiorare. Anche perché abbiamo un sistema di finanziamento asociale, per cui l’impiegato paga come il miliardario, con il risultato che le classi medio basse sono molto più colpite di quanto non lo siano per esempio in Francia o in Germania, dove i ricchi pagano 20-30 volte di più. Quali sono le cause dell’esplosione dei costi della salute? Sono due i fenomeni strutturali che causano e causeranno continui aumenti. Da un lato l’aumento dei costi dei farmaci, in media del 10-15% all’anno. Questo perché le ditte farmaceutiche seguono la tattica di ritirare dal mercato i vecchi farmaci (che funzionano bene e costano meno) per immeterne di nuovi che costano 10-20 volte di più. Vi è poi il problema che i cantoni spingono per trasferire il più possibile la medicina dal settore ospedaliero a quello ambulatoriale, cioè da un settore che devono finanziare per il 50% ad uno interamente finanziato dalle assicurazioni. Gli altri soggetti (medici e pazienti) in che misura contribuiscono a formare la spesa sanitaria? È vero che, come sostiene qualcuno, da parte dei pazienti vi è un sovraconsumo di medicina? Forse in parte c’è un po’ di sovraconsumo, ma non è questo il problema. Chi afferma il contrario, si comporta come coloro che attribuivano l’alto tasso disoccupazione ai senza lavoro fannulloni. In un settore come la medicina, dove fondamentalmente è l’offerta a trascinare la domanda e non il contrario, il ruolo del paziente è meno importante di quello del prestatore d’opera, che in fondo è colui che decide le misure da prendere. Cosa si intende con «offerta»? I posti letto negli ospedali? Il numero di medici per abitanti? Il problema è che in Svizzera non c’è nessuna pianificazione della medicina di punta. Pensi che si fanno trapianti di fegato in cinque centri, quando due sarebbero più che sufficienti. Visto che i cantoni non riescono a mettersi d’accordo sulla pianificazione ospedaliera, è necessario trasferire il compito alla Confederazione, dandole la possibilità di intervenire laddove c’è sovrabbondanza di prestazioni. Va poi aggiunto che i medici e quanto ruota attorno a loro (laboratori di analisi e istituti di diagnosi radiologica in particolare) fanno dal 10 al 15 per cento di analisi inutili, pari a 4-6 miliardi all’anno che finiscono nelle loro tasche. Ma chi potrebbe controllare che non vi siano abusi di questo tipo? Oltre alla pianificazione nazionale, ci vorrebbe un controllo di qualità obbligatorio che riesca ad eliminare o a non pagare le prestazioni inutili, contribuendo così a ridurre del 10-15 per cento i premi. Fino a che punto è giusto sopprimere posti letto? In Ticino alcuni reparti ospedalieri sono confrontati con un certo sovraffollamento... In Ticino il pubblico ha tagliato mentre il privato ha aumentato i posti letto. Il problema è dato dallo strapotere delle cliniche private, dove le degenze sono molto più lunghe che negli ospedali pubblici. Significativo il caso della Clinica Santa Chiara di Locarno, i cui pazienti quando la struttura venne inondata furono mandati a casa e non in un altro ospedale. Quanto è alto in Svizzera il rischio di una medicina a due velocità? In prospettiva è alto. Oggi , con pochi altri paesi al mondo, siamo in una situazione in cui la differenza di trattamento fra classi è relativamente ridotta, contrariamente a quanto capita in Italia (dove la medicina a due velocità è ormai affermata). Da noi il pericolo è dato dal fatto che presto i premi risulteranno impagabili per il cittadino medio. A questo punto le alternative sono due: o si dà più potere alla Confederazione, tagliando le prestazioni inutili e scontrandosi così von la lobby medica, o si prende la strada indicata dai borghesi, che chiedono il taglio del catalogo delle prestazioni assicurate limitando ai titolari delle assicurazioni complementari l’accesso a tutte le cure. L’abolizione dell’obbligo di contrarre con tutti i medici, previsto dalla seconda revisione parziale della LaMal non rappresenta un primo passo verso la medicina a due velocità? Il pericolo c’è e anche per questo il Partito socialista non accetta quel pacchetto. Secondo noi si può discutere di un certo ammorbidimento dell’obbligo di contrattare, ma non dando tutto il potere alle casse malati. Le regole vanno stabilite dallo stato. Secondo noi l’obbligo di contrattare non va toccato per i medici generici, che in Svizzera sono troppo pochi. Anche perché i costi maggiori sono causati dagli specialisti. Voi con un’iniziativa popolare proponete premi proporzionali al reddito? Concretamente quali effetti avrebbe sui premi? O si va in questa direzione o si va verso la medicina a due velocità. E lo cominciano a capire un po’ tutti, anche i radicali. Le conseguenze sarebbero diverse da cantone a cantone. In Ticino l’80% degli assicurati pagherebbero meno di oggi, mentre il 20 per cento più ricco di più.

Pubblicato

Venerdì 28 Settembre 2001

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