In Ticino la corsa agli sgravi fiscali — Masoni e Bignasca insegnano — è di moda. Ultima in ordine di tempo, l’iniziativa parlamentare del deputato al Gran consiglio, il popolare democratico Fiorenzo Robbiani e cofirmatari, con la quale si propone, dopo che si era combattuto la proposta socialista di cambiamento di sistema, uno sconto d’imposta per il biennio 2001/2002 di 300 franchi per ogni figlio o persona a carico. Costo dell’operazione: una ventina di milioni l’anno. Una proposta suffragata dal buon risultato del bilancio consuntivo 2000, chiusosi con una maggiore entrata d’esercizio di 81 milioni di franchi. Proposta allettante che avrebbe dovuto raccogliere larghe adesioni. In realtà a sostenerla, in commissione tributaria, sono rimasti solo pipidini e leghisti. Socialisti e liberali l’hanno respinta e presenteranno un rapporto di minoranza. L’iniziativa puzzava e puzza di manovra elettorale a forti contenuti populistici e demagogici. Presentata come iniziativa urgente nella migliore delle ipotesi sarà, se lo sarà, esaminata nel quadro dell’annunciato nuovo pacchetto — ancora uno - di misure fiscali del governo. Infatti, la legge sui rapporti fra Parlamento e Consiglio di Stato assegna a quest’ultimo un termine di un anno per prendere posizione su un’iniziativa elaborata. E la direttrice del Dipartimento finanze ed economia, Marina Masoni, ha avuto facile gioco nell’argomentare che una proposta che comporta una spesa di 20 milioni l’anno richiede un attento esame. Tanto più che non era certo disposta a perdere in votazione, l’iniziativa in materia di sgravi fiscali. E non poteva essere diversamente visto che chiaramente l’iniziativa aveva come scopo nemmeno troppo nascosto quello di anticipare il gioco della consigliera di stato. Ma non sono le incongruenze formali e i giochetti delle parti che ci preoccupano. Altre sono le ragioni che rendono poco credibile la proposta. Innanzitutto, in materia fiscale ogni nuova misura di sgravi — e questo vale anche per le future proposte dell’on. Masoni — non può andare disgiunta da una valutazione dello stato effettivo delle finanze pubbliche e degli impegni dell’ente pubblico. In altre parole la priorità va agli interventi finanziari in favore della scuola, della formazione, della socialità e della sicurezza. Solo dopo, se ci saranno ancora dei margini, si potrà parlare di nuovi sgravi fiscali. Inoltre lo sconto d’imposta proposto si configura come una tipica operazione ad "innaffiatoio". Cioè a beneficiarne non saranno solo quelli che ne avrebbero più bisogno, ma anche i contribuenti con redditi oltre i 100.000 franchi. Le famiglie, che già sono esenti d’imposta non ne beneficeranno e tutte quelle che pagano meno di 300 franchi l’anno ne beneficeranno in misura ridotta (da zero a 299 franchi). Il contribuente ad alto reddito che paga, per ipotesi, 9’000 franchi d’imposta cantonale e ha 3 figli, beneficerà di un regalo ingiustificato di 900 franchi. In pratica una riduzione d’imposta del 10 percento. Senza poi dimenticare che anche altre categorie di contribuenti — persone sole, pensionati, ecc. — avrebbero altrettante ragioni e giustificazioni per pretendere quello che si configura come il versamento di un contributo limitato nel tempo da parte dell’ente pubblico. Non è con la facile demagogia elettorale che si fornisce un aiuto alle famiglie, alle cittadine e ai cittadini che dovrebbero essere effettivamente sostenuti. Tanto più che le politiche degli sgravi fiscali a ripetizione, quegli stessi contribuenti le pagheranno a caro prezzo in termini di minori prestazioni dello Stato.

Pubblicato il 

25.05.01..

Edizione cartacea

..
..
..
..
 
..
Nessun articolo correlato
..
..
.. ..