Come mai questa voglia di maggioritario? Anche gli industriali ticinesi sono favorevoli ad elezioni con il sistema maggioritario, preferiscono perfino la variante con l’elezione di un presidente del governo e la sua squadra per una legislatura intera. Nella risposta alla consultazione, voluta dal Consiglio di Stato su un rapporto riguardante l’introduzione del sistema di voto maggioritario in Ticino, gli industriali rilevano «le crescenti e perfino imbarazzanti difficoltà dei membri del Governo e dei gruppi parlamentari nel definire un programma di governo comune» e di attuarlo. Poiché risulta praticamente impossibile realizzare le riforme necessarie, gli industriali vedono la salvezza nel maggioritario. Con quattro partiti al governo è diventato effettivamente difficile accordarsi e portare avanti una politica coerente. Tuttavia, in Svizzera come in Ticino non esiste un partito o una coalizione organica che raggiunga la maggioranza a livello di governo o di parlamento. Quindi in ogni caso ci vorrebbe una cooperazione tra più partiti. Ma perché la tradizionale politica di concordanza è diventata più ardua? Un crescente numero di politici non sono più interessati ad un’intesa, non sono più disponibili a cedere su alcuni punti come lo devono fare tutti per raggiungere un accordo onorevole. Oggi, molti politici vogliono imporre la loro politica. La nuova discussione sul sistema di voto è partita – ed è logico – da un politico poco incline a compromessi, dal liberale Tullio Righinetti. I promotori del maggioritario pensano che questo sistema aiuti a condurre una politica marcatamente di destra. Ma attenzione, in Ticino come in Svizzera, i diritti politici del popolo sono molto sviluppati. Quindi i progetti troppo sbilanciati vengono spesso rifiutati dalle cittadine e dai cittadini… e si ricomincia. Non sarebbe allora più appropriato e più economico cercare delle intese in governo o al più tardi in parlamento? I conflitti nella nostra società, infatti, sono più profondi e più aspri di due, tre decenni fa. In seguito agli sconvolgimenti all’inizio degli anni ‘90 la globalizzazione si è diffusa nel mondo e le leggi del mercato sono accettate incondizionatamente anche da un crescente numero di politici. Il libero mercato sarà il sistema più efficace per produrre beni e servizi, purché mitigato dalle regole del gioco emanate dagli Stati. Per contro non è idoneo, anzi pernicioso, per la distribuzione della ricchezza e del lavoro. Esempio: La distribuzione del reddito ingiusta tra i dipendenti delle grosse ditte. I diversi gruppi di cittadini aspirano a dei modelli di società in forte contrasto tra loro, i rapporti tra libertà e solidarietà, tra economia ed ecologia sono valutati in maniera contrastante. Intorno a questi conflitti che determinano il nostro futuro dovremmo cercare un approccio comune, trovare delle intese. Cambiare dal sistema proporzionale al maggioritario non ci porta vantaggi. Anzi, il maggioritario comporta un acuirsi dei conflitti, ci allontanerebbe dal trovare degli accordi.

Pubblicato il 

29.04.05

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