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Ma l'arbitro guarda dall'altra parte

di

Gianfranco Helbling
Dovrebbe creare un clima di fiducia nella piazza finanziaria svizzera. In realtà la Finma è al servizio delle grosse banche. Ecco perché non ha nulla da ridire sui bonus di Ubs. Ed ecco perché i cittadini hanno sempre meno fiducia nelle banche.

La Finma, lo sapete cos'è? Se non lo sapete, poco male. A quanto pare, infatti, non serve a molto. La Finma è l'Autorità di controllo sui mercati finanziari. Esiste dal 1° gennaio di quest'anno. Istituita dalla nuova Legge sulla vigilanza dei mercati finanziari, la Finma ha preso il posto della Commissione federale delle banche, dell'Ufficio federale delle assicurazioni private e dell'Autorità di controllo per la lotta contro il riciclaggio di denaro. Nella homepage del suo sito internet si presenta così: «in veste di autorità di vigilanza indipendente la Finma si prefigge la protezione dei clienti dei mercati finanziari, in particolare dei creditori, degli investitori e degli assicurati. Essa contribuisce in tal modo a rafforzare la fiducia in una piazza finanziaria svizzera funzionante, integra e competitiva».
Con la megainiezione di 68 miliardi di franchi in Ubs decisa in ottobre da parte della Confederazione (6 miliardi) e della Banca nazionale (62 miliardi buttati nei famigerati titoli tossici), siamo diventati tutti creditori e investitori di quello che fu l'orgoglio della piazza finanziaria svizzera. Ci potremmo quindi aspettare che la Finma cerchi per lo meno un buon equilibrio fra gli interessi di Ubs e dei suoi manager da un lato e quelli delle cittadine e dei cittadini di questo paese dall'altro. Vana illusione. Perché cos'è, secondo il presidente della Finma Eugen Haltiner, il dibattito sui bonus versati da Ubs ai suoi dipendenti, in particolare ai quadri? Sobillazione popolare, creata ad arte dai politici di sinistra e dai media. Cioè pura propaganda, demagogia, dice lui.
Ecco spiegato perché Haltiner non ha ritenuto di dover informare il parlamento del fatto che Ubs intendesse versare 2,2 miliardi di bonus (ai quali vanno aggiunti 1,2 miliardi versati a consulenti negli Usa come provvigioni contrattualmente dovute). E questo benché nel 2008 Ubs abbia accumulato perdite per 20 miliardi di franchi e si sia salvata soltanto grazie ai 68 miliardi gentilmente messi a disposizione dallo Stato. Ed ecco spiegato perché la scorsa settimana la Finma ha ufficialmente autorizzato Ubs a versare i 2,2 miliardi come previsto. Una decisione che ha anche irritato (ma solo un po') la Commissione delle finanze del Consiglio nazionale. Una decisione sulla quale però nemmeno il Consiglio federale, anche se lo volesse, può intervenire: le questioni relative al sistema salariale il governo le ha infatti delegate alla Finma. Del resto, nel contratto che regola i presupposti e le modalità per il versamento del pacchetto da 68 miliardi le condizioni poste dalla Confederazione a Ubs sono molto vaghe: per la politica salariale della banca si è spesa una sola frase. Eppure tutti ormai sanno che è proprio stata la dissennata politica salariale a favore dei manager delle grosse banche una delle concause del surriscaldamento e quindi del tracollo dei mercati finanziari, in quanto premiava il successo a brevissimo termine. A scapito della sostenibilità finanziaria di lungo periodo.
Ma quella dei bonus non è l'unica trovata della Finma nella sua ancor breve vita. Essa è infatti riuscita anche ad autorizzare un allentamento delle norme che regolano (si fa per dire) l'attività degli hegde fund, i fondi d'investimento speculativi come Laxey responsabili di irresponsabili assalti alla sostanza industriale del nostro paese (due nomi su tutti: Sulzer e Swissmetal). Sono fondi nei quali un ruolo centrale lo giocano i finanzieri più spregiudicati e le banche che li hanno sempre assecondati. Mirando anche qui alla massimizzazione a brevissimo termine della redditività del capitale investito a spese del tessuto produttivo reale.
Critiche all'attitudine accondiscendente di Finma nei confronti di Ubs e dei grossi speculatori sono venute soltanto da sinistra. Per la presidente della frazione socialista alle Camere federali Ursula Wyss «una banca che chiede e ottiene l'aiuto dello Stato non può poi versare bonus miliardari ai suoi quadri. In questo modo i cittadini vengono presi in giro dall'Ubs, dalla Finma, dal governo e dai partiti borghesi». Partiti borghesi che infatti hanno respinto in Commissione delle finanze del Consiglio nazionale una richiesta del parlamentare socialista  André Daguet al Consiglio federale di pretendere il rimborso dei bonus. Per i socialisti non ci sono dubbi: Haltiner non è al suo posto, se ne deve andare.
Critiche severe sono giunte pure dalla Fondazione per la protezione dei consumatori, che deplora la mancata considerazione degli interessi dei clienti da parte della Finma: «che ad Ubs si sia autorizzato il versamento dei bonus malgrado le ingenti perdite e il sostanzioso aiuto statale dimostra che la Finma si sente obbligata in primo luogo a difendere gli interessi delle banche». L'origine del problema, secondo la Fondazione, sta nella composizione del consiglio d'amministrazione della Finma.
I Verdi hanno chiesto le dimissioni di Haltiner.

Pubblicato

Venerdì 13 Febbraio 2009

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