La notizia non è certo delle più liete: quando ormai le vacanze estive sono finite da più di quindici giorni, i giovani che terminata la scuola dell'obbligo non hanno ancora trovato un posto di tirocinio sono molti. In tutta la Svizzera si parla – ancora al 22 settembre – di circa 6mila. Purtroppo la cifra precisa non è disponibile perché come afferma Hugo Barmettler, supplente-capo dell'Ufficio federale della formazione professionale «non abbiamo statistiche precise a livello nazionale ma soltanto un barometro di riferimento che da ormai otto anni ci permette di conoscere l'andamento della situazione; il prossimo barometro sarà preparato nel mese di ottobre. Inoltre, nelle cifre, non dobbiamo dimenticare le persone che ancora sono in attesa di una risposta e questa potrebbe avverarsi negativa». Ma chi sono questi giovani che ancora un futuro non hanno e, soprattutto, dove andranno a finire? E il Canton Ticino, è confrontato alla stessa situazione?

Partendo dal fatto che una cifra precisa degli apprendisti ancora senza posto di tirocinio assegnato non esiste, prenderemo come dato approssimativo la cifra di 6mila che circolava negli scorsi giorni sulla stampa confederata e, del resto, non smentita da Hugo Barmettler, cui chiediamo chi siano questi giovani. «Nella maggiorparte dei casi si tratta di giovani della seconda generazione di emigranti provenienti da paesi in cui prevale l'idea che sia molto meglio entrare immediatamente nel mondo del lavoro per guadagnare soldi piuttosto che investire prima in una formazione come quella fornita dai tirocini. Altri, invece, sono ostacolati dalla diversità linguistica». Sorge dunque spontaneo chiedersi, se sia solo una questione di passaporto. «Oh, no, ci sono anche svizzeri che, non perché stupidi, ma perché coinvolti in delicate situazioni famigliari si trovano in difficoltà nella scelta del loro avvenire» ci spiega Barmettler. «In sostanza, sono casi "problematici"». Ma oggi ci sono più "giovani problematici"? Secondo il nostro interlocutore i giovani hanno sempre avuto dubbi sul loro futuro e non è nuovo il fatto che rimandino il loro ingresso nel mondo del lavoro. «Ma oggi siamo più attenti al comportamento giovanile grazie al nostro barometro di osservazione grazie al quale guardare più da vicino il quadro e sollevare questioni che in passato non notavamo» afferma Barmettler. Ed è proprio da una decina di anni che vengono impartite direttive federali affinché si arrivi ad arginare il fenomeno ma «a livello federale è impossibile che un funzionario di Berna riesca a collocare un giovane a Chiasso; è dunque molto importante intervenire concretamente a livello cantonale lavorando su più piani come l'orientamento, la formazione professionale e altre strutture specializzate. Tuttavia è ancora molto difficile perché non sono rari i casi in cui dei giovani vengono assunti da aziende ma poi non rispettano gli orari di lavoro, le regole interne. È previsto in questi casi l'intervento di uno psicologo ma gli sforzi non bastano mai. Renderli atti al lavoro non è compito della società bensì della persona stessa» conclude Barmettler ricordando che dallo scorso febbraio l'Ufficio federale della formazione professionale ha quantomeno attivato un portale di informazione di tutti i posti di tirocinio disponibili nel Paese – iniziativa inedita – www.chance06.ch.
Ticino, in 60 senza lavoro

Se a Berna ben poco possono fare di concreto, il Canton Ticino come risponde? «A inizio settembre erano ancora un'ottantina i giovani che in Ticino non avevano un posto di tirocinio (e 14 in attesa di risposta), ora siamo scesi a poco più di 60» afferma Marco Lafranchi, direttore dell'Ufficio cantonale dell'orientamento professionale. «Il Ticino non è il fanalino di coda nazionale, tuttavia non posso certo dire che la nostra situazione migliori con il tempo. Anni fa, a questo periodo dell'anno, i giovani senza soluzione erano al massimo una trentina. Entro inizio novembre, chi ancora sarà escluso dovrà essere convocato con la propria famiglia per trovare una soluzione alternativa e limitare i danni».
Ma quali sono le cause di questo peggioramento? La tendenza, confermata anche da Lafranchi è quella di una sempre maggiore volontà alla riqualifica professionale da parte di persone che già si erano formate in passato, hanno lavorato per alcuni anni ed esprimono ora il desiderio di riorientare la propria carriera. «A noi fa piacere sapere che persone già adulte investano ancora nella formazione, certo queste sono validi concorrenti per chi intende formarsi per la prima volta. Ma tra i concorrenti, ci sono anche giovani apprendisti frontalieri? «Prima degli accordi bilaterali esisteva un rigido controllo. Oggi tutto sta al libero arbitrio del datore di lavoro». Le ultime statistiche parlano di un 6-8 per cento dei nuovi contratti a lavoratori frontalieri, ossia circa 200 unità su un totale di 2 mila 500. «Una cifra stabile – secondo Lafranchi – quello che è cambiato è semmai l'estenzione delle professioni coinvolte dal fenomeno, commercio e vendita in primis». E ad accrescere la concorrenza è l'aumento dei giovani che escono dalla scuola dell'obbligo (ma non stavamo invecchiando a vista d'occhio?), tendenza che dovrebbe durare per ancora un paio di anni cui si dovrà però poi aggiungere arrivi di giovani immigrati. E se la concorrenza fra candidati è in crescita, non dobbiamo dimenticare che il 30 per cento delle ditte svizzere che potrebbe avere apprendisti non li assume perché considera la cosa assai poco redditiza (lo sostiene un'inchiesta del Seco). E le ditte che lamentano ancora diversi posti liberi? «Certo, attualmente ci sono circa 130 posti liberi di tirocinio, tuttavia i bisogni delle aziende spesso non corrispondono ai desideri dei giovani. Il caso del Ticino – spiega Lafranchi – è emblematico. La fetta più grande dei giovani ancora senza posto di tirocinio, dopo il settore del commercio dove vi è grande richiesta, è composta da ragazze desiderose di una formazione nel campo dell'estetica o della coiffure. Due settori gestiti solitamente da piccole aziende quindi con maggiori difficoltà ad assumere apprendisti».
A complicare la situazione alle ragazze è stata, secondo Lafranchi anche la riforma della scuola propedeutica ora sempre più professionale e meno orientata alla formazione generale rispetto al passato quando veniva scelta da molte ragazze come periodo per maturare una scelta professionale definitiva. Ragazze con il sogno dell'estetica, quindi non solo i ragazzi problematici di cui ci parlavano a Berna...
Quali soluzioni?

«Da ormai un decennio, il pretirocinio è la via alternativa al rimanere senza attività – spiega Giuliano Maddalena, direttore dei corsi. – Si tratta di un anno strutturato in stage in laboratorio e periodi di prova in aziende destinato ai ragazzi che, alla fine della scuola dell'obbligo non hanno ancora maturato una scelta professionale o hanno interrotto un tirocinio (ma, anche a chi non ha trovato di meglio, ndr) e che si cercherà di rimotivare a una professione. A questo si affianca il pretirocinio di integrazione che, agli obiettivi del primo, aggiunge la volontà più specifica di aiutare gli stranieri, per lo più tra i 15 e i 18 anni a conoscere la lingua e la cultura del luogo in cui intendono lavorare». Ma hanno  successo questi corsi? «Nel 1995, quando fu lanciato, erano 12 i giovani che parteciparono: oggi si arriva a circa un centinaio» spiega Maddalena. «Una decina di anni fa, vi erano soprattutto stranieri, oggi sono appena trentina mentre sono aumentati gli svizzeri».
Una terza via è proposta ai giovani disoccupati non qualificati, dall'Ufficio delle misure attive in collaborazione con la Divisione della formazione professionale e finanziata dall'Assicurazione contro la disoccuazione. «La proposta principale è il semestre di motivazione (Semo) – spiega Felix Lutz, direttore dell'Ufficio delle misure attive – istituito in Ticino nel '96 con lo scopo di permettere ai giovani di ritrovare il cammino verso la formazione professionale combinando formazione e occupazione, stage in aziende, riproducendo gli stessi schemi del mondo del lavoro reale, restando al beneficio delle indennità di disoccupazione o di un contributo sostitutivo minimo di 450» A questa formula principale se ne affiancano altre più personalizzate e attente alle esigenze del singolo della durata di al massimo tre mesi. Nella Svizzera tedesca e romanda il Semo è una pratica molto in voga tanto è vero che secondo il Segretariato di stato dell'economia, da un budget globale annuale di 20 milioni nel 2000, si è passati nel 2006 a 71 milioni. Tecnicamente, il Semo ha due limiti: manitene il giovane nella disoccupazione ed esclude gli stranieri che non hanno seguito almeno una parte della scuola dell'obbligo in Svizzera o che non sono nel nostro Paese da almeno 10 anni. «In Ticino si è più tolleranti, cercando di togliere ostacoli alla formazione sulla base delle loro origini – assicura Felix Lutz – e siamo anche più restii a spingere un giovane senza formazione, né esperienza, direttamente dalla scuola dell'obbligo nelle braccia della disoccupazione, contrariamente al resto della Svizzera». Ultima possibilità offerta a chi non trova un posto di tirocino è il decimo anno scolastico. Nessuna delle soluzioni è però una garanzia di successo e così, a chi alla fine del semesre o dell'anno di transizione non trova un posto di tirocinio, ben poco resta da fare: iscriversi alla disoccupazione o farsi sostenere finanziariamente e moralmente dalla propria famiglia. Chi può.

Pubblicato il 

22.09.06

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