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Lula, speriamo che se la cavi

di

Martino Rossi
Il potere corrompe. Lo ha confermato, purtroppo, anche il Partido dos Trabalhadores (Pt) del presidente Lula, che ha dovuto liberarsi di numerosi collaboratori e chiedere scusa al popolo brasiliano. Lula potrebbe anche perdere le elezioni del 2006. Un’altra speranza di libertà e giustizia s’infrangerebbe. Con la sua sconfitta s’interromperebbe un’esperienza di sviluppo economico e sociale che necessita di altro tempo per dimostrare se in Brasile (e altrove) “un altro sviluppo è possibile”, concretamente e in tempi ragionevoli (a lungo termine siamo tutti morti). In Brasile, la politica economica e finanziaria a livello macroeconomico (crescita, inflazione, tassi d’interesse e di cambio, commercio estero, spesa pubblica e debito) è delle più ortodosse, a dispetto del prospettato modello economico affrancato dalle logiche neoliberali e più rivolto ai bisogni della popolazione e delle regioni poverissime dell’ immenso paese. Questa politica trova il convinto appoggio degli imprenditori, dei latifondisti e dei finanzieri e permette a Lula di perseguire (con risultati ancora modesti) i suoi programmi sociali, in particolare “Fome zero”, che doverebbe permettere almeno che nessuno soffra la fame. Ma in Brasile c’è dell’altro. Vi sono iniziative esemplari avviate dal Pt già prima della vittoria elettorale nazionale, che si svolgono a livello microeconomico (singoli progetti e imprese): ad esempio, i programmi di costruzione di alloggi con la partecipazione dei loro futuri occupanti nelle grandi città; oppure, esperienze di successo nell’autogestione di imprese che i precedenti proprietari avevano condotto al fallimento. Un esempio è quello dello zuccherificio Harmonia Catende (Pernambuco): 2’800 collaboratori nelle 48 unità di trasformazione e 80 mila lavoratori attivi nella produzione per fornire la materia prima. Questa grande impresa è diventata un polo per lo sviluppo sostenibile di tutta la regione, con l’intento di trasformarne la configurazione sociale ed ecologica. Un altro è quello della Nova Amafrutas di Belém, ex Ciba-Geigy: una cooperativa di 1’300 famiglie di coltivatori e un’azienda “high tech” che produce succhi di frutta concentrati per l’esportazione. L’azienda gestisce, con il sostegno del governo, un centro di formazione (alfabetizzazione, informatica, gestione di “imprese solidali”) e prevede di estendere le sue attività al turismo ecologico. Il governo del “presidente operaio” ha istituito un Segretariato di Stato per l’economia solidale che sostiene, anche se con mezzi limitati, queste esperienze innovative di “altro sviluppo”. Per questo è importante che Lula possa ancora proseguire l’esperienza di governo. Se non lo potesse, che sia almeno ricordato per la speranza cui ha dato, qua e là, forma concreta, e non per la fedeltà al Wto e al Fmi o per lo scandalo da cui sarebbe stato travolto.

Pubblicato

Venerdì 30 Settembre 2005

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