< Ritorna

Stampa

 

Lugano, una città da pulire

di

Can Tutumlu
Alle 4 del mattino il centro di Lugano ricomincia a brulicare. Fra poco discoteche e locali notturni chiuderanno i battenti. Il rumore della scopa di Abilio si mischia alla voce di qualcuno che ha alzato troppo il gomito e che se la prende con un nemico immaginario. Abilio si guarda intorno circospetto, un occhio alle cartacce sulla strada e l'altro a vegliare sulla situazione. La stazione dei bus di Lugano, con il posteggio alle spalle, il tunnel di Besso e le zone del centro sono considerati luoghi a "rischio" dagli operai della nettezza urbana della città. Specialmente nel fine settimana.
Non troppo tempo fa uno di loro è stato malmenato da un gruppo di giovani. Gli avevano rubato il carretto con la scopa. Quando ha cercato di spiegare loro che quegli attrezzi gli servivano per lavorare il gioco si è fatto più pesante e dalla bravata i giovanotti sono passati ai ceffoni e alle botte.
«Dopo quel turno il collaboratore ci ha detto che quel giro non lo può più fare. Non se la sente più dopo quella brutta esperienza. Lo capisco, bisogna rispettare chi lavora», ci spiega Markus a capo della squadra A. Questa notte Markus ci porterà a trovare i suoi collaboratori.
Abilio intanto ha aperto uno dei gabinetti dietro alle pensiline, è l'operatore ecologico addetto alla pulizia dei bagni pubblici. «Non sai mai cosa puoi trovarci dentro – ci dice –. Qualcuno che ha bevuto troppo e che sta male, drogati o persone che lo usano per dormire perché non sono più in grado di muoversi. Ci trovi di tutto. È dura vedere il mondo così. Ma io devo fare il mio lavoro. Aspetto che liberino i gabinetti e poi pulisco. Nel caso di urgenze chiamo Markus che si occupa di organizzare il soccorso». Il freddo è pungente, ma la città non concede sosta. Sono più di mille i cestini sparsi per le strade e i viottoli, vanno tutti svuotati ogni giorno, senza tregua 364 giorni all'anno (si fa pausa solo il giorno di Natale). La strada va ripulita, i cassonetti dell'immondizia svuotati, l'autosilo preparato per l'afflusso giornaliero. «Spazzini di merda», urla un giovane ubriaco dal posteggio di fronte all'Ubs mentre Abilio ci parla.
Markus ora ci vuole portare a conoscere Tiziano che si occupa della pulizia manuale in via Nassa e dintorni. Prima passiamo però da Corrado che sta spazzando la piazza di fronte alla chiesa dedicata a San Rocco. Sul campanile un merlo canta senza sosta. «La città così non la si vede mai. C'è una grande tranquillità», ci dice Corrado mentre lavora. Uno dei suoi colleghi è esperto degli animali in città. Tutte le mattine porta da mangiare ad alcuni scoiattoli che lo aspettano a Loreto. «È proprio vero che l'abito non fa il monaco – ci dice Markus –. È commovente vedere un omaccione del genere con una delicatezza e sensibilità così sviluppate verso queste creature».
Il turno che inizia alle 4 del mattino è particolarmente duro, il mese di gennaio ti congela se non ti muovi di continuo. Molti netturbini si ammalano, ma il lavoro va fatto in ogni caso.
Tiziano ci aspetta sornione. Dove passa lui – si dice – non trovi una cicca di sigaretta, questa è la fama che lo insegue. «Markus ti offro una cena se trovi sporcizia», dice orgoglioso. Markus se la ride, poco prima ha appena spento apposta una sigaretta. Tiziano ci vuole portare a vedere il budello che si è formato a causa di un cantiere in una parallela a via Nassa. Una ventina di metri completamente al buio che finiscono in un vicolo cieco. «Non so mai cosa posso trovarci dentro. Vieni, vieni che ti faccio vedere», ci dice fra lo scherzo e il sollievo di avere qualcuno di compagnia per una volta. Hanno cercato di organizzare un'illuminazione, ma la ditta non ne vuole sapere di pagare la luce notturna. Al buio l'odore si fa acre, sotto alle scarpe qualcosa crepita ma non puoi sapere di cosa si tratta: non si vede davvero nulla. «Non sarai mica delicato? – dice Tiziano –. Bisogna avere lo stomaco forte per fare questo lavoro», sicuramente aveva il sorriso sulle labbra mentre lo diceva. Si riparte con Markus e il suo furgoncino.
Mentre saliamo verso il tunnel pedonale di Besso, qualcuno scappa a gambe levate da quello stradale. Il mistero è presto spiegato, Giuseppe ci aspetta con la ramazza in mano visibilmente eccitato. Poco più lontano la polizia ha appena fatto una retata, qualcuno è appoggiato mani al muro alle pareti del tunnel. Giuseppe è una pezza di uomo e cintura nera di karate (per questo è stato scelto per pulire la zona "calda" della stazione). «Dovevate vedere che casino, poliziotti dappertutto che urlavano. Gente che scappava dalle scale verso la stazione, poi tornava indietro sui propri passi». Un poliziotto da lontano ci consiglia di tenere via le mani dalla macchina fotografica.
Si avvicinano le 6, è ora di avvicinarsi al Caffè della Posta per una pausa dal lavoro e dal freddo. Il ritrovo è il luogo d'incontro dei netturbini per un veloce caffè, ma è anche il fine nottata per chi ha fatto i bagordi. Mentre scendiamo Giuseppe dice di non aver paura di lavorare nel tunnel di Besso. Secondo lui il problema della sicurezza in relazione agli spacciatori non è così grave come si dice. «Non sto parlando dei problemi che pone lo spaccio, ma delle aggressioni fisiche – ci spiega –. Io non ho paura di questi disgraziati, ma di più della reazione di alcuni giovanotti esagitati e sotto gli effetti di non so cosa che girano il venerdì e sabato sera». Se la ride quando ci dice che ogni tanto qualcuno gli dice di essere contento di vederlo lì sotto nel tunnel con la sua scopa. Visto che c'è lui si sentono più sicuri, gli spiegano. Giuseppe ogni tanto ama rispondere così: «Signora, ma lei è proprio sicura che io con questa faccia qui che mi ritrovo non ho intenzione di sfilarle il borsino?».
Al bar le tazzine di caffè e le brioche si incrociano con piattate di spaghetti ai frutti di mare. Si fa fatica a credere che non sono ancora le sei visto il numero di clienti. Al tavolo a fianco alcuni ragazzi ridono fragorosamente. I netturbini si scambiano soprattutto le impressioni sul lavoro. Alcuni punti erano particolarmente sporchi e la zona del Sacro Cuore è una disperazione ogni volta. Uno di loro ci dice di non farci problemi: «potete chiamarci pure spazzini, anche se ora va di moda "operatore ecologico"».
La pausa è finita. Si riparte. Markus risponde alle nostre domande sull'orario dei turni: non è possibile organizzarsi diversamente? Come si fa sopra ai 50 anni a stare al freddo e ad alzarsi alle 3 del mattino? «Questo è il prezzo che bisogna pagare se si vuole una città viva», spiega calmo Markus. Nel limite del possibile si cerca inoltre di venire incontro alle esigenze dei netturbini e, ammette il capoturno, ad una certa età alcune attività non si possono semplicemente più svolgere.
Aldo, detto Moro, è il vice capo per questo turno e si occupa di fare da punto di appoggio ai netturbini. Un altro dei compiti della nettezza urbana cittadina è la cura degli autosili comunali. Di quello in via Balestra si occupa un altro netturbino che non è presente in questo turno. «Quando sente un tonfo si volta spaventato, noi lo prendiamo in giro per questo, ma c'è poco da ridere in realtà», dice Aldo alludendo ai suicidi attuati periodicamente nell'autosilo. «Quando a notte fonda passiamo a pulire l'ultimo piano e troviamo un'auto posteggiata abbiamo paura a guardare giù», aggiunge Aldo. Quasi sicuramente sotto, sulla pensilina, si trova qualcuno. Ai netturbini viene chiesto di pulire anche in questo caso. Il collega di Aldo, quello che cura maggiormente l'autosilo di via Balestra, negli anni ha avuto bisogno di un sostegno psicologico da parte di un professionista.
I problemi logistici si sono acuiti con le aggregazioni. Il servizio della nettezza urbana ora deve coprire anche i nuovi quartieri, in parte sono stati mantenuti gli operai comunali precedenti ma a loro è stato concesso di avere libero il fine settimana. La squadra A di Markus che cura il centro cittadino si alterna a quella B dopo undici giorni continuati di lavoro. Sabato, domenica e lunedì liberi per poi lavorare il prossimo fine settimana fino ai prossimi tre giorni liberi. I ritmi sono serrati: Lugano tiene alla propria immagine di città pulita. A tenere linda la carta da visita ci sono 250 persone in totale che si alternano nel lavoro di pulizia e cura.
Alla mattina il lago ha il suo fascino, la visita termina al rientro ai magazzini.
Uno degli operatori se la ride, ci avvicina e ci consegna una delle scope di saggina: «Se impari ad usare questa ti daranno anche il premio Pulitzer». Ora se la ridono anche i colleghi.

Pubblicato

Venerdì 25 Gennaio 2008

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 65.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 15 Settembre 2022