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Lugano in tenuta grigioverde

di

Francesco Bonsaver
Lugano nei prossimi giorni sarà invasa dai soldati nell'ambito delle Giornate dell'Esercito svizzero. Per la prima volta in un contesto urbano, questa iniziativa susciterà l'interesse di migliaia di persone felici di poter vedere da vicino aerei e altri macchinari da guerra, solitamente associate nei telegiornali a morte e distruzione. Ma non ci saranno solo gli entusiasti di questo avvenimento. Il Coordinamento dei precari esistenziali ha infatti in programma numerose attività al Centro sociale il Molino per riflettere criticamente sull'utilità dell'esercito. Non tutta la popolazione infatti subisce il fascino delle armi e dell'esercito. Fra questi, vi sono certamente i membri del Gruppo per una Svizzera senza esercito (Gsse). area ne ha parlato con Tobia Schnebli, storico "personaggio" del Gsse.

Nel 1989 un milione di svizzeri ha votato a favore dell'abolizione dell'esercito, sgretolando un argomento tabu in Svizzera. Da allora si è modificata la critica all'esercito del Gsse?
Certo. Da allora è cambiato il mondo e il posto della svizzera nel mondo. L'incombenza di una guerra nucleare in Europa è meno forte. Oggi siamo in un contesto di "guerra globale permanente". Anche l'esercito svizzero ha cambiato la propria funzione da esercito di istruzione ad esercito di impiego, sia all'interno che all'estero del paese con i suoi interventi di sostegno alla pace.
Proprio tra i suoi compiti costituzionali, l'esercito ha il promuovimento della pace. Le partecipazioni alle missioni di pace all'estero dette umanitarie trovano consensi anche a sinistra o tra i pacifisti…
Nei movimenti pacifisti il consenso è marginale. Mentre a sinistra è vero che ci sia chi vede con simpatia questi interventi. La divergenza nasce dagli interventi militari-umanitari degli anni 90. Noi del Gsse ed, è vero, con l'Udc abbiamo lanciato il referendum della legge militare che autorizzava l'impiego di soldati svizzeri all'estero, mentre il partito socialista si è diviso. Per quanto riguarda il Gsse, la nostra opinione è che i drammi umanitari vengono utilizzati e sottomessi ai fini geopolitici.
Sempre più spesso l'esercito è impiegato in operazioni di mantenimento dell'ordine pubblico. Che giudizio si può dare?
Da quando esiste la Costituzione elvetica c'è sempre stata la divisione netta tra i compiti della polizia – occuparsi dei cittadini – e quelli dell'esercito – occuparsi dei nemici. Mescolare queste due funzioni è un pericolo mortale per il sistema liberale democratico, confondendo i cittadini con dei nemici.
Che opinione ha il Gsse dell'esercito professionista?
Si sta già realizzando, in parte con l'aumento dei militari professionisti e di quelli a contratto. È il ritorno agli eserciti mercenari. È come cadere dalla padella alla brace.
L'esercito interviene in caso di catastrofi. Quale critica portate a questo compito, che gode sicuramente della maggiore simpatia tra la popolazione?
Che sia utile una struttura statale, non privatizzata, di sostegno alla popolazione in caso di catastrofe è fuori di dubbio, ma questa funzione non legittima in alcun modo l'esistenza di un esercito. Se si osservano il numero di giorni di servizio prestati per aiuti in caso di catastrofe, si aggirano intorno all'1-2 per cento sul totale. E questo negli anni in cui ci sono catastrofi. A titolo di paragone, i giorni di servizio per mantenimento dell'ordine pubblico, arrivano al 7-8 per cento.
A Lugano per la prima volta l'esercito farà le sue giornate in un contesto urbano. Perché proprio a Lugano e con quali scopi?
Credo che per l'esercito è un sintomo della "sindrome del Lussemburgo". A medio termine, l'esercito elvetico avrà funzioni e compiti analoghi all'esercito lussemburghese, ossia da operetta. A Lugano forse per una dimostrazione di forza alla frontiera lombarda, a monito per gli immigrati o per frenare le mire espansionistiche della Lega lombarda ...
Sono invece importanti le iniziative antimilitariste promosse dal Coordinamento precari esistenziali?
Sono importanti per riflettere su dove stiano andando queste istituzioni armate, sia in Svizzera che all'estero. In questo senso sono molto interessanti i contributi dei militanti di Aviano, del "No del molin" o di Novara contro gli F 35.

L'alternativa alla logica militare

Sono molti i gruppi che hanno aderito all'appello lanciato dal Coordinamento dei precari esistenziali (Cpe) per una settimana antimilitarista. Un'iniziativa voluta per controbilanciare l'invasione grigioverde che colpirà la città di Lugano dal 20 al 25 novembre. Per la prima volta nella sua storia, i responsabili dell'armata svizzera hanno avuto l'idea di organizzare le giornate dell'Esercito in un contesto urbano. Scopo dell'iniziativa, promuovere l'immagine dell'esercito ai cittadini, dimostrando in maniera concreta i tre compiti che la Costituzione svizzera assegna all'Esercito: promovimento della pace, salvaguardia delle condizioni di esistenza, sicurezza del territorio e difesa. Lugano sarà dunque teatro di una finta guerra o di simulata catastrofe, durante la quale l'esercito sarà impiegato in tutte le sue applicazioni possibili. Per farlo userà i mezzi a sua disposizione di terra, aria e acqua. Ma come anticipato, non tutti i cittadini sono convinti della bontà di questa idea. «Durante questi cinque giorni di inneggiamento alla patria e alla sicurezza, di osannamento al rispetto della gerarchia e dell'autorità, ci sarà anche chi, attraverso delle azioni, delle conferenze e dei momenti di scambio, proporrà un'opposizione etica e politica all'istituzione militare» scrive il Cpe nel suo appello. Le iniziative in programma sono diverse (vedi a lato), che mirano all'informazione di un'altra visione del ruolo dell'esercito. Il Cpe lo vede come un'armata sempre più impiegata nella gestione dell'ordine pubblico, come «nel caso dei vertici G8 di Evian, il World economic forum di Davos o alle frontiere contro l'esodo di migranti in fuga da guerre e miseria». Storicamente, prosegue l'appello, «l'esercito ha ostacolato l'emancipazione umana, ha difeso gli interessi dei più abbienti ed ha sempre stroncato le agitazioni e i moti di chi chiedeva più dignità, come a Ginevra nel novembre del 1932 quando sparò sugli antifascisti facendo 13 morti e 65 feriti». Criticate anche nell'appello le operazioni a sostegno della pace all'estero «che non rispondono alle necessità di una politica globale di pace, ma al bisogno di rilegittimazione dell'esercito». Per i motivi elencati nell'appello (consultabile nella sua versione integrale su www.ecn.org/ molino), i gruppi che vi hanno aderito invitano a boicottare le manifestazioni di propaganda bellica previste e a partecipare alle attività antimilitariste in programma al csoa il Molino di Lugano.

Pubblicato

Venerdì 16 Novembre 2007

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