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Lotta sindacale all’americana

di

Anna Luisa Ferro Mäder
“Boicottate questo supermercato”. Molti californiani hanno deciso che la lotta che stanno conducendo 70 mila dipendenti di tre catene di supermercati del sud dello stato va sostenuta. Ne è la prova il fatto che in questi giorni si allungano le file per gli acquisti di Thanksgiving ai supermercati delle catene concorrenti. «So che questo tacchino mi costa di più, ma la lotta per difendere l’assistenza sanitaria che questi lavoratori stanno conducendo merita il mio sostegno» afferma convinta una massaia californiana, che si appresta a preparare la tavola per la festa più culinaria dell’anno: quella in cui la famiglia si riunisce per festeggiare il primo raccolto in terra americana. Quello che sembrava essere solo uno sciopero tra tanti, ristretto ad una piccola area del paese, si sta facendo conoscere ormai a livello nazionale. Il tutto è cominciato l’11 ottobre scorso, quando i dipendenti della Vons, una catena di supermercati di proprietà della Safeway, un gigante del settore alimentare, hanno deciso di incrociare le braccia. Il giorno dopo, in segno di solidarietà con la Vons, i responsabili della Ralph (Kroger) e dell’Albertsons hanno mandato a casa i loro dipendenti. L’astensione dal lavoro interessa 70 mila lavoratori di quasi 900 supermercati nel sud della California. In America, è meglio precisarlo, se i lavoratori indicono uno sciopero per ottenere miglioramenti salariali, i datori di lavoro possono lasciarli a casa e sostituirli temporaneamente con altri. Per questo è difficile organizzare uno sciopero. Può durare mesi. L’azione californiana è quindi speciale in molti sensi. Tanto più che il pomo della discordia sono sì i salari, ma anche e soprattutto le prestazioni sociali. Ormai nella ricca terra americana quando si rinnova un contratto, il problema che arriva subito sul tavolo delle trattative sono i costi sanitari. In molti casi sono a carico dei datori di lavoro grazie alle conquiste ottenute in passato. Solo quest’anno si calcola che negli Stati Uniti vi siano state almeno 90 dispute che avevano come tema di discordia i costi delle casse malati. Anche in California la musica non cambia. Quando si è dovuto rinnovare il contratto, i datori di lavoro hanno chiesto ai lavoratori di sostenere una buona fetta della fattura sanitaria, ciò che potrebbe permettere alle imprese di risparmiare, secondo i sindacati, quasi un miliardo di dollari all’anno. I nuovi assunti dovrebbero fare uno sforzo ancora maggiore e accettare salari d’avvio più bassi che in passato. Ad una parte dei dipendenti è stato chiesto un congelamento per due anni dei salari attuali. Ogni tentativo di raggiungere un compromesso è naufragato. Lo stesso problema si è presentato ai negoziati in corso in altri stati del Paese. Attualmente – affermano i sindacati – sono circa 90 mila le persone che hanno deciso di incrociare le braccia nella California meridionale, ma anche nella West Virginia, nell’Ohio e nel Kentucky. I lavoratori sono decisi anche perché il costo che devono pagare è troppo alto e le ragioni invocate dalla controparte poco convincenti. Queste catene di supermercati infatti non versano in difficoltà. Anzi! Solo la Kroger l’anno scorso ha registrato un utile di 1,2 miliardi di dollari. Malgrado questo i datori di lavoro vogliono di fatto ridurre i loro costi salariali mettendo in discussione una importante conquista sociale. Lo fanno perché constatano che questo costo aumenta ogni anno che passa e perché vogliono poter offrire prezzi sempre più competitivi. Per molti lavoratori questo significa che per mantenere le stesse prestazioni devono spendere quasi 300 dollari all’anno in più e nel caso di una famiglia quasi 800 dollari in più all’anno. Per alcune famiglie è impossibile. È un costo molto pesante se si pensa che molti di questi lavoratori guadagnano mediamente 20 mila dollari all’anno. Molte sono le donne che lavorano a tempo parziale per arrotondare le entrate di casa ed evitare che la famiglia cada sotto la soglia di povertà. Le più preoccupate sono le donne con figli a carico, che già adesso fanno fatica a far quadrare i conti. Alcune di loro in questi giorni picchettano davanti ai supermercati. Se un anno fa invitavano i clienti ad entrare e a comprare, adesso li invitano ad andare dalla concorrenza. I sindacati stanno conducendo una informazione capillare con distribuzione di volantini nelle cassette delle lettere e volantinaggi. La stampa di Los Angeles li segue da vicino contribuendo così a far conoscere il problema. Chi supera i picchetti scopre poi che nei supermercati molti scaffali sono sguarniti o che mancano dei prodotti, perché il sindacato dei lavoratori addetti alla distribuzione delle merci ha deciso di sostenere gli scioperanti rifiutandosi di superare i picchetti. Anche questi lavoratori si rendono conto che oggi tocca ai dipendenti dei supermercati, ma domani sarà il loro turno. I datori di lavoro non sembrano preoccupati, anche se in queste settimane il giro d’affari è sicuramente in calo. Temono piuttosto l’arrivo in forza sul mercato californiano della Wal-Mart (vedi articolo sotto), la più grande catena di vendita al dettaglio degli Stati Uniti nota per i suoi prezzi bassi, ma anche per essere riuscita finora a tenere i sindacati fuori dalla porta. La Wal-Mart sta per aprire, solo in California, 40 nuovi punti vendita. I suoi prezzi sono sempre convenienti, ma questo anche perché i suoi dipendenti ottengono salari meno alti e meno prestazioni sociali rispetto alla concorrenza, che adesso vorrebbe ridurre le prestazioni dei dipendenti per poter praticare prezzi più bassi. Per il momento è difficile dire come finirà questa vertenza. I sindacati hanno deciso di far conoscere il problema anche in altre regioni. Il momento non poteva essere più favorevole, visto che l’America si sta preparando a festeggiare il giorno del ringraziamento. È il giorno in cui la famiglia, spesso sparsa in ogni angolo del paese, si riunisce. In questi giorni le massaie americano si mettono ai fornelli per preparare il pranzo più abbondante dell’anno. È il momento in cui sulle tavole appare il famoso tacchino. La gente quindi deve per forza andare al supermercato. I sindacati prima sono andati a volantinare nel nord della California. Hanno chiesto ai clienti della Safeway di andare ad acquistare altrove. Hanno ricordato che se adesso sono colpiti i lavoratori del sud, tra pochi mesi il problema potrebbe presentarsi nel nord dello stato, dove il contratto dura ancora solo pochi mesi. Questo fine settimana i sindacati si sono spinti fin dall’altra parte del paese. Sono andati a Washington e nel Maryland. Anche in questo caso hanno picchettato davanti ai supermercati della Safeway invitando i clienti ad acquistare il loro tacchino o le loro patate dolci nei supermercati della concorrenza. I sindacati cercano di far capire alla gente che in ballo vi è molto più di una semplice vertenza nel sud della California. Trovano orecchie attente. La gente sa che quello della protezione sanitaria è un problema grave. Negli Stati Uniti, 43 milioni di persone sono senza assicurazione malattia. È un numero in costante aumento perché ormai da tempo la disoccupazione cresce e la copertura sanitaria finisce quando finisce il lavoro. I dati lo dimostrano. I lavoratori che beneficiano di un’assicurazione pagata dal datore di lavoro sono in costante declino. L’anno scorso erano il 72 per cento della forza lavoro contro il 75 per cento del 2000. Questa tendenza è destinata a continuare. Molta gente ha simpatia per i lavoratori californiani. Capiscono che se perdono, una parte di questi lavoratori rischia di scendere sotto la soglia di povertà, ma soprattutto sanno che se questi lavoratori che già adesso guadagnano poco perdono, allora i prossimi ad essere attaccati saranno i lavoratori della classe media. Per loro evitare il peggioramento sarà ancora più difficile. Cominciano anche a rendersi conto che la politica dei prezzi bassi, che ha resto forte la Wal-Mart ha un costo che per i lavoratori è già troppo caro. Basta girare un po’ per le strade dell’America per capire quanto sia forte la Wal-Mart. È onnipresente. È, tanto per capirci, il principale datore di lavoro privato del paese. Occupa 1,3 milioni di persone. Solo lo stato americano ha più dipendenti. È un colosso economico che può direttamente influire sull’economia del paese. I suoi prezzi bassi hanno sicuramente aiutato a tenere bassa l’inflazione, assicurano gli esperti. Ha un giro d’affari di 245 miliardi di dollari. È una somma quasi delle dimensioni del prodotto nazionale lordo di un paese come la Svizzera. Wal-Mart ha 3000 punti di vendita ed è in piena espansione. Solo in ottobre sono stati aperti altre 39 centri di vendita. Chi entra in uno dei suoi ipermercati trova di tutto. Dal latte al tavolo per il giardino, dalla bicicletta alle mazze da golf. Vende anche fucili e pistole che un adulto può portarsi a casa senza troppe formalità. La filosofia della Wal-Mart è quella di praticare prezzi bassi. Ci riesce contenendo il più possibile i costi. Per non perdere questo importante cliente alcune fornitori americani hanno trasferito negli ultimi anni all’estero la produzione e chiuso le fabbriche negli Stati Uniti. Col risultato che è aumentata la disoccupazione. La Wal-Mart acquista molto nel mercato cinese. Si calcola che il 10 per cento delle importazioni dalla Cina siano destinate alla Wal-Mart, per una somma pari a 12 miliardi di dollari solo nel 2002. Questa catena di supermercati-grandi magazzini è famosa per praticare bassi salari e per essere riuscita finora a tenere i sindacati fuori dalla porta. Si calcola che mediamente un dipendente guadagni circa 8 dollari all’ora, mentre la concorrenza paga per la stessa prestazione 10 dollari all’ora e maggiori prestazioni sociali. I sindacati da anni denunciano queste disparità, come pure il fatto che molte donne sono discriminate o che alcuni lavoratori siano pagati meno del dovuto, per esempio per le ore straordinarie. I sindacati hanno denunciato pubblicamente molti casi. La Wal Mart ha risposto recentemente con una campagna pubblicitaria, dove alcuni dipendenti elogiano le buone condizioni di lavoro o le buone prestazioni sociali che ricevono dal loro datore di lavoro. Resta il fatto che per anni sono piovute decine di denunce per comportamenti antisindacali. Recentemente è scoppiato un altro scandalo. Le autorità hanno scoperto 250 lavoratori al nero che facevano le pulizie notturne in 61 filiali ripartite in 21 stati. Erano assunti da imprese che avevano ottenuto l’appalto delle pulizie. Adesso le autorità competenti hanno aperto un’inchiesta per punire i responsabili. La Wal-Mart si difende dicendo che questi non erano suoi dipendenti, ma è chiaro che contenendo i costi si finisce inevitabilmente per alimentare questo tipo di fenomeni. I prezzi bassi mettono in moto una spirale che non fa che danneggiare i lavoratori.

Pubblicato

Venerdì 28 Novembre 2003

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