Lotta al terrorismo ma non così

Una nuova legge si crea se c’è un vuoto legislativo da colmare. La Svizzera dispone già di numerosi strumenti per la lotta al terrorismo, rafforzati costantemente negli ultimi anni. Chiunque sia membro di un’organizzazione terroristica, sostenga, finanzi o recluti per conto di essa, diffonda foto o video di gruppi terroristici nei social media, minacci di ricorrere alla violenza o prepari un attacco può già essere perseguito e condannato. La nuova legge in votazione il 13 giugno è quindi inutile.
Inoltre essa minaccia i diritti degli stessi cittadini che afferma voler proteggere. Dà infatti un potere quasi illimitato alla polizia federale, che potrà ordinare misure coercitive contro adulti innocenti e persino bambini – senza il sospetto di un crimine e senza il controllo di un tribunale. La legge proposta non contribuirà a garantire migliore protezione. Anzi, indebolendo i principi che reggono lo Stato di diritto, spalancherebbe la porta all’arbitrio.


Esperti e Ong attive nella difesa dei diritti umani puntano il dito contro diversi aspetti. La polizia avrà la possibilità di stabilire misure amministrative di forte impatto sulle libertà fondamentali e la vita quotidiana della persona toccata – sorveglianza elettronica, limitazioni di movimento e di contatto, perfino gli arresti domiciliari (unica misura che richiede l’approvazione di un tribunale) – sulla base di semplici indizi. E questo perfino contro bambini a partire dai 12 anni. C’è poi la definizione vaga di terrorismo (“propagazione di paura e timore” a fini politici). Contrariamente agli standard internazionali, non presuppone la commissione di un reato.


Proporre un pensiero contrario allo status quo diventerebbe indice di una potenziale attività terroristica. Affermando che “la nostra casa brucia”, per chiedere alla politica misure incisive contro il cambiamento climatico, Greta Thunberg potrebbe essere considerata una potenziale terrorista. Come lei, anche il presidente dell’Udc Marco Chiesa, che ha definito “dittatoriale” il Consiglio federale. È facile immaginare l’effetto di autocensura nel dibattito politico e nell’informazione.


I sostenitori puntano tutto sulla corretta applicazione da parte della Polizia. Questo è un rischio che non possiamo correre: “Andrà tutto bene” non è una garanzia sufficiente.

Pubblicato il

08.06.2021 11:55
Sarah Rusconi
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