Dicono che non bisognerebbe mai fare la spesa quando si ha appetito. Non si acquista con coscienza. Ma ogni tanto capita. Così, ieri mi sono ritrovata con in mano un panino “global” e con quello mi sono imbattuta anche nelle logiche del mercato. “Salsiccia di pollame” diceva la scritta sulla vaschetta che ho pescato fra gli affettati del supermercato. Dietro, su un’etichetta, scritto in piccolo, un elenco particolarmente lungo. Il che di solito mi fa diffidare: troppi ingredienti, troppi additivi, poca genuinità; di solito va così. Avevo comperato una porcheria, ma ormai era troppo tardi. Dunque leggo la lista degli ingredienti del contenuto del mio panino. Carne di pollo (Svizzera, Germania, Francia) carne di tacchino (Germania) uova senza indicazione di provenienza, grasso di volatili (buah!) di provenienza ignota e poi nitrati, conservanti, spezie, stabilizzanti, rinforzanti del sapore, ecc. Mentre mastico mi soffermo sul sacchetto che conteneva la michettina “Bio”. Il pane è la cosa più semplice che ci sia. O meglio, che c’era. La mia è fatta con farine provenienti da tre paesi: Canada, Europa, Usa, da coltivazioni biologiche controllate. Un bel giro per farmi un panino! Insomma il mio spuntino neanche tanto buono aveva comportato un tale spostamento di componenti alimentari che il solo carburante per trasportarli fino a me avrebbe dato da mangiare a un intero villaggio africano. Non so nulla della lavorazione del prodotto che può essere stata eseguita in Svizzera, ma non è detto: la logica del mercato non ragiona come noi. Per gli elettrodomestici ora c’è una legge che impone sui prodotti un’etichetta con i valori sul consumo energetico. Alcuni produttori, i più ligi, comunicano anche l’energia grigia, che sarebbe quella necessaria a costruire il prodotto. Ecco, ammettiamo di dichiarare l’energia grigia di un etto di “affettato di volatili”. Ma vi rendete conto quanto costerebbe, fra diesel, tir refrigeranti, tasse sul traffico pesante? E com’è che invece costa solo 2 franchi 30? Mi vedo già una colonna di camion che sfreccia lungo l’A2 . E ogni volta che mi verrà da maledire i bestioni della strada saranno lì, in colonna, a rinfacciarmi il mio panino al “Geflügel-Lyoner”. Ho provato un moto di rabbia. Poi si sa, con la pancia piena la coscienza si quieta subito. Ma mi sono soffermata col pensiero sui contadini che a gran fatica cercano di produrre cibi sani sul nostro territorio. Ieri uno di loro mi ha detto che deve comperare il fieno in Vallese perché in valle non ci sono più prati, con tutte le casette che vengono su qua e là, frazionando il già misero fondovalle. E che il latte bio per i suoi (ottimi) formaggini arriva col camion alla mattina alle 7 dalla Svizzera interna. Logiche del mercato. Mah?!

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14.02.03

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