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Locasi a prezzi stracciati

di

Francesco Bonsaver
Casa monofamiliare a Castagnola a 1'113 franchi. Appartamenti da 8 locali ai bordi del centro città a 1'337 franchi e da 3 locali a 475 franchi. Sono gli affitti di alcuni appartamenti di proprietà della Città di Lugano, che nulla hanno a che vedere con gli alloggi sussidiati o a pigione moderata. Abitazioni affittabili da chiunque, senza criteri di precarietà economica o sociale. Partendo da una interpellanza presentata dal gruppo Ppd in consiglio comunale, area ha voluto capire chi occupa queste abitazioni e a quali affitti. Vista l'assenza di norme chiare in materia, qualche caso "sospetto" viene alla luce.

Una casa vista lago sulla sponda che si affaccia sul golfo di Lugano, ai piedi del celebre Monte Brè. È una delle zone più pregiate della città, in gran parte abitata solo da chi si può permettere di pagare molti soldi, rendendola proprietà esclusiva di pochi. Ma questa regola consolidatasi nel tempo, ha le sue eccezioni. Un esempio: casa monofamigliare nel caratteristico centro storico di Castagnola a franchi 1'113 al mese. Altro esempio: sempre nel bel nucleo storico di Castagnola, due case tipiche comunicanti con giardino e vista lago, prezzo d'affitto: 1'190 franchi mensili, spese escluse. Decisamente convenienti, visti gli affitti della zona, queste abitazioni fanno parte dei beni patrimoniali della città di Lugano. Appartengono quindi ai suoi cittadini. Il comune infatti è proprietario di una cinquantina di alloggi la cui occupazione non sottostà a nessuna condizione di precarietà economica e sociale, come invece accade per i parametri che definiscono l'accesso ad abitazioni sussidiate o a pigione moderata. Sono appunto le abitazioni dette beni patrimoniali del comune, nella gran parte dei casi ereditate da defunti che avevano fatto dono al momento del trapasso delle proprietà al bene collettivo della città.
Prendendo spunto dall'interpellanza e dalla mozione presentate in Consiglio comunale da Maddalena Ermotti-Lepori e Simonetta Perucchi-Borsa del Partito popolare democratico (si veda scheda a lato), area ha voluto capire da chi sono occupate e a quali affitti le proprietà della Città di Lugano. Meglio subito precisare che non siamo in un caso di "affittopoli", il recente scandalo italiano che ha visto politici acquistare o affittare abitazioni prestigiose a prezzi vergognosamente bassi. Nella nostra ricerca non abbiamo trovato politici che beneficiano delle case di proprietà comunale. Salvo un caso, già pubblicato da La Regione in agosto. Si tratta del vicesindaco Erasmo Pelli, in affitto in una casa situata in centro città di proprietà del Comune. Ma l'affitto pagato dal vicesindaco è sostanzialmente nella media del mercato immobiliare della zona. Gli altri affittuari dei beni patrimoniali cittadini sono di diversa estrazione professionale, ma si riscontra una sensibile occupazione di impiegati dei vari servizi comunali, quali l'Officina elettrica comunale o la polizia comunale. Vi sono però anche casi di inquilini che occupano posizioni di rilievo, e quindi con buoni salari, all'interno dell'amministrazione comunale. L'esempio citato di casa monofamiliare a Castagnola a 1'113 franchi mensili è occupata da un ingegnere che lavora presso il Dicastero del territorio. Altre abitazioni ad affitti convenienti sono occupate da liberi professionisti quali architetti e avvocati. Categorie professionali che notoriamente non hanno grandi problemi economici.
Ciò che emerge dalla nostra ricerca è la poca chiarezza sui criteri di scelta degli occupanti e sul valore degli affitti dei beni patrimoniali della collettività. Diamo alcuni esempi. Zona vicina al centro città, una casa situata nei pressi del Parco di Villa Saroli con 8 locali di 215 metri quadri: l'affitto è di 1'337 franchi. Zona scuole elementari Lambertenghi: ci sono appartamenti di 3 locali a 475 franchi, a 650 franchi e 800 franchi. Se paragonati ai 20 metri quadri affittati dall'immobiliare Ticova a 850 franchi mensili, certamente scandalosi (si veda pagina 13), la mezza misura non esiste. È una situazione che si prolunga da molto tempo, da più di trenta anni almeno, che ha visto succedersi diversi municipali responsabili per gli alloggi comunali. Vi sono certo diverse persone che abitano in questi alloggi da decenni, per le quali sarebbe assurdo pretendere l'abbandono immediato. Allo stesso tempo però sarebbe opportuno fissare con chiarezza i presupposti per il futuro, come richiesto dalla mozione Ppd. Dove non c'è chiarezza, si insinua il dubbio. Se è il Municipio a decidere su chi debba essere il nuovo subentrante quando una casa si libera, senza concorso ufficiale e senza criteri specifici, o peggio se si tratta di un municipale in carica, è facile che si dia adito a speculazioni.

Un vuoto decennale

Complessivamente Lugano dispone di 333 alloggi, di cui 83 sussidiati, 210 sono invece alloggi sociali mentre la cinquantina rimanente sono alloggi gestiti dal comune, tramite l'amministrazione della Cassa pensione dei dipendenti della città. È una questione che esiste da decenni e che non  è mai stata chiaramente affrontata; prestando il fianco a numerosi dubbi. Da tempo diversi consiglieri comunali hanno cercato di mettere chiarezza sull'argomento. In particolare i rappresentanti del partito popolare democratico a Lugano avevano sollevato la questione già nel 1990. L'allora consigliere comunale Ppd Angelo Paparelli chiedeva attraverso una mozione generica lo studio di «una valida e dettagliata regolamentazione sulla locazione dei beni immobili del Comune». Tre anni dopo, il Municipio risponde parzialmente, presentando un regolamento per gli alloggi sussidiati o a pigione moderata, ma non entra nel merito sui beni patrimoniali. Nel 1996, i consiglieri comunali Simonetta Perucchi (Ppd) e Marco Baudino (Ps) propongono tre emendamenti per regolare la questione. Il primo proponeva di assegnare gli alloggi divenuti vacanti tramite pubblicazione all'albo ufficiale e non unicamente attraverso lista d'attesa. Il secondo emendamento richiedeva la codificazione del rapporto tra il numero di persone e il numero di locali dell'appartamento. Il terzo, l'introduzione dei limiti di reddito e sostanza degli inquilini. Il Municipio di allora, ritira il messaggio sul regolamento sugli alloggi sociali e a pigione moderata e non se ne farà più nulla fino a febbraio 2007 quando entra in vigore il nuovo regolamento. Assente ancora la regolamentazione attraverso dei criteri di ciò che riguarda i beni patrimoniali, ossia quali parametri usare per l'affitto degli alloggi di proprietà comunale che potrebbero essere destinati a chiunque perché non vincolati ai criteri di sussidi o pigione moderata. Ed è questa assenza di norme che induce il 27 settembre 2007 il gruppo Ppd a sottoporre una mozione firmata da Simonetta Perucchi Borsa e Maddalena Ermotti-Lepori per colmare la lacuna. Una mozione che sarà valutata dalla Commissione gestione e, nel caso approvata, obbligherà il Municipio a preparare un Regolamento valido per tutti i beni comunali.

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2007

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