Il proverbio-storiella cinese dovrebbe essere noto a chi legge la stampa di sinistra ma, visti i tempi che corrono, sarà meglio ripeterlo: lo stolto cui si mostra la luna con un dito invece di guardare alla luna guarda al dito. Nel nostro paese di stolti di questo tipo sembra ce ne siano molti. Infatti, se ci limitiamo a leggere i giornali di questi giorni, tutti si precipitano sul sottoproblema teso a sapere chi abbia rivelato ai giornali la presenza di un fax nell’amministrazione federale che testimonierebbe della presenza di attività della Cia in Europa con prigioneri clandestini e non sottoposti a regolare processo. Il fatto che una simile notizia sia uscita dai corridoi dei nostri “servizi segreti” non fa certo onore professionale a quest’ultimi ma pochi giornalisti si premurano di sensibilizzare l’opinione pubblica ai problemi che stanno dietro a questo episodio. Il primo di essi riguarda una caratteristica inerente ad ogni democrazia ma su cui si riflette troppo poco, soprattutto in Svizzera: in linea di principio la democrazia non prevede l’esistenza di “segreti di Stato”, ma si basa sul principio di una sfera pubblica accessibile ad ogni cittadino. Ammetto (poiché non sono rigorista neanche in politica) che ci sia una sfera riservata anche per le autorità politiche, ma questa è l’eccezione e non la regola, mentre talvolta si ha l’impressione leggendo i nostri giornali, che quella del segreto debba essere la regola e che quindi perseguire chi rompe questa sfera del segreto sia la cosa più naturale di questo mondo. Abbiamo proprio dimenticato quanto i padri dell’idea democratica (da Montesquieu a Voltaire e Beccaria...) ci avevano insegnato, e cioè che il segreto di Stato sia una caratteristica dei regimi assoluti e non del convivere democratico? Sarà meglio ripassare un po’ la lezione... Il secondo nodo da scogliere riguarda le presunte attività Cia. Parlo di attività presunte poiché faccio valere anche per questa organizzazione, verso cui non provo alcuna simpatia, la presunzione di innocenza che rivendico anche per altre attività che mi sono decisamente più simpatiche. Qualora comunque si arrivasse a dimostrare che la Cia abbia interrogato prigioneri non sottoposti a regolare processo in Europa ciò costituirebbe non tanto in prima linea un’attività da biasimare in nome di un generico antiamericanismo, bensì in nome dei valori etici sottesi ai nostri cataloghi dei diritti umani. Spero che il Consiglio federale e le commissioni parlamentari se ne ricordino e non cadano nella trappola della “ragion di Stato”. Auguro a tutti buon anno ed all’amico Dick “buon lavoro”!

Pubblicato il 

13.01.06

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