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Lo smantellamento dei controlli sui luoghi di lavoro

di

Andreas Rieger

La Confederazione europea dei sindacati (Ces) è allarmata: la protezione del lavoro sta svanendo in Europa. Negli ultimi anni diversi governi hanno declassato la questione: tra il 2009 e il 2019 il numero di ispezioni sui luoghi di lavoro è diminuito di un quinto e addirittura di un quarto in Paesi come Germania, Francia, Regno Unito e Portogallo. Il motivo? L’austerità che ha imperversato ovunque dopo la crisi finanziaria del 2008 e che tra le vittime conta anche gli ispettori del lavoro, i cui posti sono stati tagliati.

 

È «scandaloso» commenta, indignata, la Ces che «i controlli siano scesi a livelli minimi. E questo in coincidenza con lo scoppio della pandemia di coronavirus, quando cioè la protezione della salute diventava ancora più essenziale». Lo stesso fenomeno si registra anche in Svizzera, dove il numero di ispezioni nel campo della protezione della salute e della sicurezza sul lavoro è calato del dieci per cento tra il 2014 e il 2019.


È vero che, nonostante negli ultimi decenni i diritti dei lavoratori siano stati resi più flessibili in molti Paesi europei, il livello di protezione si mantiene tuttora più alto che nel resto del mondo. Ma il grande problema è che spesso questa protezione è solo sulla carta, soprattutto per i lavoratori precari. Non basta avere ragione, bisogna anche poterla ottenere. È per questo che, oltre ai sindacati, esistono gli organi di controllo. Con lo scandalo dell’industria tedesca della carne, l’opinione pubblica si è improvvisamente resa conto come la macabra realtà non avesse nulla a che fare con le buone leggi. In Germania come altrove c’è un gravissimo problema di applicazione. Il che rende ancora più assurdo che la Commissione europea rimproveri la Svizzera di effettuare controlli sproporzionati e di esagerare con le sanzioni per violazioni delle norme sulla protezione dei salari.


Recentemente sono stati gli stessi ispettorati del lavoro, cioè i professionisti al fronte, ad aver suonato l’allarme. In Spagna, lo scorso marzo hanno persino scioperato per protestare contro la carenza di personale. La riforma del lavoro appena entrata in vigore rischia infatti di rivelarsi una tigre di carta, se il rafforzamento della protezione dei lavoratori non è accompagnato dai necessari controlli. La situazione è allarmante anche in Italia, dove nel 2021 sono stati censiti più di 1.200 morti sul lavoro (il dato più elevato da oltre un decennio) e sui cantieri un decesso ogni due giorni. I sindacati ora si rivolgono all’opinione pubblica e alla politica chiedendo meno pressione sul lavoro e più controlli.

Pubblicato

Mercoledì 20 Aprile 2022

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