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Lo sciopero? Diritto intoccabile

di

Anna Luisa Ferro Mäder
L'economia tira, eppure per i sindacati svizzeri i tempi sono difficili. È in un clima di grandi mutamenti che si è tenuto a Berna il 53esimo congresso dell'Uss. Per tre giorni, quasi 200 delegati hanno discusso e definito le priorità per i prossimi 4 anni. L'Uss punta molte speranze sulle donne. Spera che le federazioni arrivino presto ad avere almeno 100mila iscritte. Prima di chiudere i lavori, i delegati hanno riconfermato per altri 4 anni alla presidenza della principale organizzazione sindacale mantello svizzera Paul Rechsteiner e si sono accomiatati da Vasco Pedrina, copresidente di Unia, che ricopriva la carica di vice-presidente.

Alla posta c'è il problema Ymago, alle ferrovie non si arriva ad un contratto collettivo di lavoro, nel settore pubblico c'è la riforma della cassa pensione e gli edili sono alle prese con difficili trattative salariali. La lista potrebbe continuare.
In questo clima d'insicurezza la parola sciopero è sempre più nominata e anche praticata.
Chi avrebbe pensato sino a pochi mesi fa che i piloti dei Jumbolino potessero senza preavviso incrociare le braccia e mettere in ginocchio per ore il traffico di un aeroporto come quello di Zurigo. Prima di loro avevano scioperato i dipendenti di un teatro di Zurigo e i lavoratori della Boillat nel Giura bernese. Nelle prossime settimane potrebbero essere i postini a fermarsi e i ferrovieri rischiano di doverli imitare.
Ormai nessuna categoria è più risparmiata dai giri di vite. Alcuni mesi fa, persino i medici sono scesi in piazza a protestare per ottenere migliori condizioni di lavoro. Alla fine di settembre, 20mila lavoratori hanno seguito l'invito dell'Uss e hanno preso parte ad una manifestazione per rivendicare paghe migliori e aumenti superiori per le donne.
Sui posti di lavoro i ritmi si fanno sempre più intensi. «Stress e burnout colpiscono adesso anche categorie di lavoratori che un tempo erano ritenute privilegiate», ha ricordato Paul Rechsteiner davanti ad una platea ben consapevole della problematica.
Le premesse per migliorare la situazione adesso ci sono, grazie al buon andamento economico.
Lo ha ammesso la stessa consigliera federale Doris Leuthard secondo la quale «il positivo clima del mercato del lavoro dovrebbe farsi sentire anche sui salari» ciò «mi sembra appropriato e giusto» ha affermato davanti ad una platea che non ha invece apprezzato le sue critiche alle minacce di sciopero profferite da vari sindacalisti negli ultimi tempi. Lei ritiene sia «un segno di debolezza».
La platea le ha quindi riservato un "buh" quando ha fatto queste affermazioni e Rechsteiner si è subito affrettato a mettere i puntini sulle i. Le ha ricordato che il diritto di sciopero è un diritto fondamento ancorato nella costituzione. Per i sindacati questo è un mezzo e non un fine. Le critiche che vengono dal governo (era già successo in occasione dello sciopero dei piloti della Swiss) non sono quindi apprezzate dai lavoratori e i presenti lo hanno fatto ben capire.
Nei tre giorni di lavoro, i delegati hanno esaminato e approvato vari documenti. In particolare hanno sottolineato e ribadito l'importanza del servizio pubblico. «Ci vogliono investimenti e non tagli del servizio. Questi sono cambiamenti che meritano il nome di riforma», ha affermato Rechsteiner.
Per funzionare bene l'economia ha bisogno di un servizio pubblico forte e anche in futuro i sindacati si impegneranno per salvaguardarlo e combatteranno peggioramenti delle condizioni di lavoro, come sta avvenendo alla Posta (Ymago), alle ferrovie   e tra i dipendenti pubblici (cassa pensione Publica).
Tutti devono aver diritto alla sicurezza sociale hanno affermato i delegati approvando un altro documento di lavoro: chiede tra l'altro assegni familiari uguali per tutti, infrastrutture pubbliche per permettere ai genitori di conciliare lavoro e famiglia, ma anche il diritto alla formazione e alla riqualificazione professionale per tutti, il prepensionamento Avs e rendite sufficienti. Il congresso sostiene anche L'iniziativa per la cassa malati unica sulla quale si dovrebbe votare l'anno prossimo.
Non poteva mancare il documento sul lavoro. In particolare i partecipanti al congresso hanno rivendicato un buon lavoro per tutti. I delegati hanno rilevato che la situazione economica sta migliorando e ci sono quindi le premesse per recuperare il terreno perso durante la recessione. In questi anni è aumentata il precariato. I sindacati sono convinti che bisogna fissare nuovi paletti: il salario orario in particolare non dovrebbe mai essere inferiore ai 20 franchi.
Si è parlato anche di politica d'immigrazione, soprattutto alla luce della recente votazione su asilo e stranieri. I delegati hanno approvato una risoluzione che fissa gli obiettivi per i prossimi 4 anni e ascoltato dalla viva voce di una sindacalista statunitense e di uno spagnolo le difficili condizioni d'immigrazione e di vita degli stranieri che emigrano in questi paesi.
Cercando di fare un bilancio al termine del congresso, Rechsteiner ha sottolineato che il sindacato ha un grosso potenziale tra le donne, che continuano ad essere in minoranza. L'organizzazione sindacale mantello si è fissata un nuovo traguardo: vuole riuscire ad avere quanto prima 100 mila iscritte.
L'anno prossimo si tengono le elezioni federali. «Per ottenere una politica sociale ci vuole un parlamento più sociale e soprattutto un governo migliore», ha affermato il presidente dell'Uss, secondo il quale ci sono le premesse per un cambiamento politico. Anche i sindacalisti devono fare la loro parte. 
Nell'ultimo giorno dei lavori i delegati si sono accomiatati da Vasco Pedrina. Il copresidente di Unia lascia questa carica alla fine dell'anno, come pure la vicepresidenza dell'Uss dove è stato sostituito da Andreas Rieger.
Rechsteiner ha ricordato le tappe salienti della carriera di Pedrina: la battaglia contro l'amianto, quella contro lo statuto dello stagionale e per il pensionamento anticipato degli edili. Ha ricordato che «senza Vasco oggi Unia non ci sarebbe». Questo sindacato è nato dalla fusione tra Sei, Flmo e Fcta. Ne ha lodato l'integrità e il grande impegno sul lavoro. Pedrina era stato insieme a Cristiane Brunner anche copresidente dell'Uss. I delegati lo hanno accomiatato con un lungo applauso e un regalo: una breve soggiorno in una località turistica svizzera da condividere con la moglie.

Al congresso si è discusso molto di sciopero e di pace del lavoro. Ne abbiamo parlato con Hansueli Scheidegger del sindacato Unia.

Come mai tanto interesse per lo sciopero?
Ogni volta che effettuiamo un'azione di protesta o uno sciopero i datori di lavoro cercano di impedircelo o provocano una lunga procedura giudiziaria che per noi rappresenta anche un grosso costo. Cercano di rimettere in  discussione il diritto che da sei anni è nella costituzione. Questo principio da solo non basta. Il diritto di sciopero esiste solo quando siamo in grado di incrociare le braccia e possiamo farlo se è necessario.
Lo avete fatto per il prepensionamento dell'edilizia. Le conseguenze sono state pesanti.
Abbiamo mostrato che lo sciopero è un mezzo assolutamente necessario quando la situazione diventa insostenibile. Se siamo riusciti a farlo era perché negli anni precedenti avevamo mobilitato, anche se sulla legalità delle azioni non sempre noi e i datori di lavoro ci siamo trovati  d'accordo. Procedure sono ancora in corso su azioni che noi non riteniamo fossero contrarie alla pace del lavoro.
La pace del lavoro è ancora attuale?
In molti contratti di lavoro c'è sempre l'obbligo assoluto alla pace del lavoro. Noi possiamo rispettarla fintanto che anche l'altra parte si attiene alle regole del gioco. Negli ultimi anni notiamo che l'altra parte non si attiene sempre alle regole. 
Per esempio?
Nel contratto degli edili è previsto che si facciano ogni anno trattative salariali. Gli impresari costruttori si rifiutano. Non sono più disposti a sedere attorno ad un tavolo con noi.
Quindi sono i datori di lavoro che non rispettano la pace del lavoro.
Per me è chiaro che la pace del lavoro come parte integrante del contratto funziona sino a quando anche l'altra parte la rispetta. Se la controparte non entra in vere trattative salariali per la ricerca di una soluzione, allora dovremo chiederci se ci sono le basi per accettare questa pace del lavoro.
Voi insistete più che in passato sull'importanza della dichiarazione di obbligatorietà generale di un contratto collettivo di lavoro. Come mai?
Con l'apertura delle frontiere, possiamo lottare contro il dumping salariale solo dichiarando un contratto di obbligatorietà generale, ciò che obbliga tutti a rispettarlo. Le procedure per ottenerla sono diventata più lunghe anche perché, per mancanza di personale, il Seco non può lavorare più speditamente. Per combattere la concorrenza sleale, il contratto dovrebbe invece sempre restare in vigore, cosa che non avviene se le parti non riescono a mettersi d'accordo in tempo.
Si può fare qualcosa?
Ho chiesto che si lanci una discussione affinché sia possibile organizzare in un determinato periodo di tempo azioni anche quando il contratto è in vigore, ma sono in corso trattative.  In altri paesi è possibile farlo. Allora dobbiamo far in modo che questo sia possibile anche da noi. È il solo modo per far capire che possiamo sviluppare il nostro movimento anche con l'apertura delle frontiere. Le parti devono trovare soluzioni ragionevoli.
Che sarebbero?
Si potrebbe regolare la questione nel contratto. Il codice delle obbligazioni ci dice però che la pace del lavoro va rispettata quando è in vigore il contratto. Dovrebbe allora intervenire il legislatore e trovare soluzioni accettabili per tutti. Si potrebbe per esempio rendere meno restrittiva la pace del lavoro per un determinato periodo di tempo prima della scadenza del contratto per permettere, se necessario, di poter organizzare uno sciopero d'avvertimento.    

Pubblicato

Venerdì 17 Novembre 2006

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