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Diario di classe

Livelli nella scuola media: una riforma necessaria

di

Anna Biscossa

Quello dei livelli della scuola media è un tema di grande delicatezza e sensibilità, con ripercussioni e ricadute didattiche, pedagogiche ma anche con implicazioni sociali di grande importanza. Riflettere su un possibile cambiamento di questo particolare aspetto può voler dire mettere in discussione non solo lo strumento dei livelli (che va detto dal profilo esclusivamente dei risultati hanno funzionato, permettendo di ottenere esiti positivi anche nel confronto intercantonale), quanto piuttosto aprire anche un confronto e una riflessione sulla conferma, il rafforzamento o la negazione dell’attuale impianto inclusivo della scuola media stessa.


È quindi un tema che merita molta cura nella sua trattazione prevedendo, proprio per questo, una vasta e articolata estensione del confronto con l’inclusione e la partecipazione attiva e propositiva di tutte le diverse componenti della scuola prima di arrivare a una decisione finale.
In tal senso credo che bene abbia fatto il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (Decs) nel proporre possibili scenari o modelli da cui partire per questa discussione e questo importante confronto.
La cosa fondamentale è però che questi possibili scenari non rappresentino una gabbia dentro la quale, e solo lì dentro, sia possibile ragionare, ma siano davvero importanti e utili spunti di partenza che alla fine del processo di consultazione e decisionale, potrebbero anche essere completamente modificati o rivoluzionati.


In tal senso mi permetto di aggiungere, partendo dalla mia esperienza di ex docente di scuola professionale, che è davvero tempo di metter mano a questo tema perché è oggettivo che ormai, anche se in realtà da parecchio tempo, per intraprendere un tirocinio di base i risultati, e non solo quelli espressi sulla carta ma soprattutto quelli che l’allievo ha imparato a padroneggiare, possono pesare in modo importante e di fatto impedire o permettere l’accesso a una giovane o a un giovane a una determinata scelta professionale. Analogo discorso vale per l’ammissione alle scuole professionali a tempo pieno che vincolano in modo formalizzato l’accesso ai risultati ottenuti nella scuola media.
D’altro canto, sull’altro fronte, è innegabile che nella scuola professionale il continuo innalzamento degli obiettivi di formazione richiesti per le diverse professioni rende irrinunciabile per le allieve e gli allievi poter padroneggiare strumenti di base in modo forte per riuscire a completare con successo il proprio percorso formativo.  


Senza quindi entrare nel merito dei modelli proposti dal Decs, per avviare la discussione e il confronto su una possibile futura riforma, non posso che auspicare con forza e grande convinzione che al raggiungimento di una soluzione per questo tema si pianifichi, si organizzi, si dia il necessario spazio e il doveroso tempo per permettere una partecipazione attiva di tutte e di tutti gli attori della scuola nei modi dovuti.
Perché è importante e urgente farlo, ma è altrettanto importante ottenere un risultato ampiamente condiviso da chi la scuola la fa e la vive.

Pubblicato

Giovedì 27 Maggio 2021

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