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Liturgia nuova alla Mes Sa

di

Francesco Bonsaver
Una fabbrica, 500 operai perlopiù frontalieri e un sindacato dagli stretti legami politici con la dirigenza aziendale. Sullo sfondo, un potere d'acquisto delle maestranze in caduta libera. Poi, l'entrata in scena di un altro sindacato che scombussola gli equilibri, creando le premesse per dei miglioramenti salariali e di condizioni di lavoro. Sono questi gli ingredienti di una storia di cui è appena stato scritto il primo capitolo. Risultato? Un'inversione di rotta e di speranze di miglioramento nate dalla fiducia riposta nel sindacato, che dovrà confermare nel tempo di esserne degno.

La Mes Sa di Stabio è una tipica industria che opera nel Mendrisiotto. Il presidente del consiglio di amministrazione della ditta è Gian Mario Pagani, ex consigliere nazionale del Partito popolare democratico (Ppd), mentre il suo direttore generale è Cesare Sinigaglia, consigliere comunale Ppd a Maroggia. Il sindacato nettamente maggioritario in fabbrica, oltre il 95 per cento delle maestranze, è l'Organizzazione cristianosociale ticinese (Ocst), il cui segretario cantonale è il consigliere nazionale Ppd Meinrado Robbiani.
La sua forza lavoro, oltre 500 dipendenti, è composta nella quasi totalità da frontalieri. Meglio dire frontaliere, visto che oltre il 60 per cento delle maestranze sono donne. Una parte di loro è alle dipendenze della ditta da molti anni, molte altre sono interinali. Dal punto di vista salariale, negli ultimi 10 anni hanno visto il loro potere d'acquisto degradarsi progressivamente, soprattutto a causa del caro euro. I rapporti di lavoro all'interno della fabbrica sono regolati da un contratto collettivo di lavoro aziendale. Un Ccl che si è rinnovato negli ultimi anni senza sostanziali miglioramenti per i dipendenti. Anzi, l'indennità per lo svolgimento di lavori a turni è scesa dal 10 al 4 per cento. Un fatto che ha ulteriormente contribuito a ridurre il potere d'acquisto delle dipendenti. In occasione del rinnovo del contratto che scade alla fine del 2007, le maestranze ritengono sia il momento giusto per proporre dei miglioramenti per recuperare parte di quanto perso economicamente. Nel mese di giugno, la Commissione del personale e Ocst elaborano una proposta ai dirigenti dell'azienda: 700 franchi da versare a fine anno a tutte le dipendenti, da concepire come recupero di quanto perso nell'ultimo decennio. Una cifra da considerarsi come una tantum, non come un aumento dello stipendio reale. A luglio, la direzione della fabbrica reagisce con una controproposta: 450 franchi per ogni dipendente quale gratifica straordinaria, subordinata però al rinnovo contrattuale del medesimo contratto e blocco delle trattative salariali per il 2008. La Commissione di fabbrica e Ocst organizzano una consultazione tra le maestranze per l'accettazione o meno della controproposta della direzione aziendale.
A questo punto entra in scena il sindacato Unia. Quest'ultimo è firmatario del Ccl aziendale avendolo ereditato dal sindacato dell'industria Flmo (che con il Sei nel 2005 ha dato vita ad Unia), ma ha una scarsa rappresentanza sindacale dei lavoratori della ditta: 15 dipendenti su un totale di 500. Cionondimeno, i funzionari sindacali di Unia, a conoscenza delle trattative, organizzano un volantinaggio sul tema. Nel volantino Unia rende attente le maestranze sul pericolo che la gratifica straordinaria possa essere una trappola per i dipendenti poiché non farebbe crescere il loro salario. In caso di rinnovo contrattuale senza aumenti nel 2007, l'anno successivo si ripartirebbe dalla base salariale di due anni prima. La gratifica sarebbe dunque solo un compenso estemporaneo. Unia invita dunque i lavoratori a votare no all'accordo proposto dall'azienda. Le maestranze, già scettiche sulla proposta aziendale, trovano dunque un alleato sindacale che conforta la loro posizione. La consultazione tra i dipendenti organizzata dalla Commissione del personale porta ad un rifiuto della proposta aziendale di 450 franchi di gratifica in cambio del rinnovo contrattuale senza trattative. Forte di questo risultato, a fine agosto Unia organizza due assemblee nei posteggi dell'azienda, alle quali partecipano complessivamente oltre 70 dipendenti. Il risultato è apprezzabile, visto la storicamente debole rappresentatività del sindacato all'interno della fabbrica e tenuto conto che un'ottantina di lavoratori sono ancora in vacanza.
Il passo successivo di Unia è la distribuzione di un sondaggio alle maestranze per chiedere loro quali debbano essere i contenuti delle negoziazioni per il rinnovo contrattuale. Su 500 dipendenti, rientrano 134 sondaggi compilati. Un buon risultato visti gli antecedenti. Dal sondaggio emerge un pacchetto di rivendicazioni che viene sottoposto ai dipendenti in un'assemblea ad inizio settembre. Gli 84 dipendenti presenti le discutono e danno mandato ad Unia di intavolare le trattative sulla base di precise rivendicazioni (vedi scheda sotto). Dopo cinque incontri tra azienda e sindacati, si trova un accordo da sottoporre alle maestranze. Queste ultime lo accettano, seppur non nell'entusiasmo generale perché non si vedono realizzati tutti i miglioramenti contenuti nel pacchetto rivendicativo.
Difficilmente si possono cambiare radicalmente le cose in pochi mesi. Ci vogliono adeguati rapporti di forza tra le maestranze, degnamente rappresentate da organizzazioni sindacali, e la dirigenza aziendale che permettano di realizzare gli obiettivi più ambiziosi. La strada è lunga, ma l'impressione è che alla Mes di Stabio si sia perlomeno iniziato a camminare.


"Fa piacere sentirsi ascoltati"

Per meglio comprendere quanto avvenuto alla Mes Sa, area ha raccolto l'opinione di un operaio. Riccardo*, ci vuole raccontare come è iniziata la storia?
La proposta iniziale elaborata dalla commissione del personale e Ocst consisteva nel recuperare parte del potere d'acquisto perso dall'introduzione dell'euro. La necessità di miglioramenti salariali è molto sentita tra le maestranze, soprattutto da chi negli ultimi anni si è visto il potere di acquisto calare progressivamente. Oltre al fattore caro-euro, la ditta aveva ridotto nel 1995 l'indennità turno dal 10 al 4 per cento. A conti fatti, oggi un operaio di fabbrica in Italia prende circa 100 euro in meno rispetto a noi.
Come mai dunque le maestranze non hanno accettato la gratifica straordinaria, che detto in parole povere, sono soldi che entravano immediatamente…
Inizialmente, tra i dipendenti c'è stata un po' di confusione sul fatto che la gratifica equivaleva ad un aumento salariale. Quando ci si è resi conto che così non era, l'opposizione alla gratifica in cambio del rinnovo del contratto senza trattative è cresciuta, fino al rifiuto della gratifica della maggioranza dei dipendenti in ottobre.
È merito dell'intervento del sindacato Unia?
Non proprio. Molti operai si erano già accorti che la gratifica era una trappola. Ma l'arrivo dei funzionari di Unia, il fatto che dicessero quanto diversi già pensavano, ha sicuramente contribuito ad affossare la proposta aziendale. Dai dipendenti è stato particolarmente apprezzato il sondaggio promosso da Unia su quali dovessero essere le rivendicazioni operaie. La sensazione di essere ascoltati, di contare qualcosa per un sindacato, è una cosa che non succedeva più da molto, da troppo, tempo.
Ora Unia gode della fiducia degli operai?
Non è così facile. Il tempo dirà se Unia è realmente al fianco degli operai della nostra azienda. Per ora, è certo che il loro intervento e il modo in cui si sono rapportati ai lavoratori, è stato apprezzato da molti operai.
Le maestranze sono contente del risultato ottenuto con il rinnovo contrattuale?
Non completamente. Siamo ancora lontani dall'aver recuperato quanto perso economicamente negli anni. La maggioranza lo ha comunque accettato, convinti che più di così non si potesse ottenere. Vi è da dire che la dinamica creatasi quest'estate aveva generato una certa illusione sulla possibilità di ottenere dei risultati più favorevoli alle maestranze. Il bilancio comunque può essere definito positivo. Da parte dei lavoratori c'è stata una presa di coscienza minima dei propri diritti, una migliore partecipazione e una maggiore discussione all'interno dell'azienda. L'essenziale ora è non lasciare cadere tutto. Il tempo sarà la prova dei fatti per il sindacato Unia.
Cosa intende per una presa di coscienza minima?
La mentalità di noi lavoratori frontalieri è: "vado in Svizzera a lavorare per i soldi. Faccio quello che mi dicono e sto zitto. Diritti non ne ho". In realtà di diritti ne avremmo anche noi in Svizzera, ma non li conosciamo. Da un lato per passività dei lavoratori, dall'altro per assenza d'informazione sindacale.
Nel caso dei frontalieri attivi nell'edilizia in Ticino, capita sovente che i loro diritti li rivendicano anche con lo sciopero. Come si spiega?
Non so il motivo. In Italia sono gli operai delle fabbriche ad essere più combattivi nel rivendicare i loro diritti, mentre i lavoratori dell'edilizia o nell'artigianato lo sono molto meno. Passata la frontiera, la situazione si capovolge: in Svizzera sono i muratori frontalieri ad essere più combattivi, mentre i frontalieri attivi nell'industria spesso subiscono in silenzio. Forse la spiegazione risiede nella differente tradizione sindacale dei due paesi.
Cosa si aspetta per il futuro ora che il contratto è stato firmato?
Un maggiore rispetto degli operai nella vita di fabbrica, soprattutto su due aspetti. Vi sono reparti che lavorano al sabato e alla domenica mattina. Agli operai viene comunicato al giovedì se devono lavorare quei giorni. E non si può dire di no. In secondo luogo la salute e la sicurezza sul posto di lavoro. All'interno della fabbrica ci sono lavorazioni e macchine pericolose, ma nella maggior parte dei casi non si fa quasi niente per proteggere il personale che spesso non è nemmeno informato dei rischi reali che corre.

*nome di fantasia. Il nome vero è conosciuto dalla redazione


"Ora il gioco si fa serio"

Nicola Fontana, responsabile Unia progetto industria, quale insegnamento trarre da questa esperienza?
Un'ulteriore conferma di come il metodo di lavoro incentrato su una costante presenza sindacale sui luoghi di lavoro, sull'ascolto e la ricezione delle esigenze dei lavoratori, coinvolgendoli il più possibile, sia l'unico metodo praticabile per una costruzione sindacale seria. Nello specifico, siamo estremamente soddisfatti di essere riusciti a raccogliere l'adesione dei lavoratori alle varie iniziative da noi intraprese come il sondaggio e le assemblee. Questa mobilitazione è stata la grande novità ed ha sicuramente contribuito a realizzare questo rinnovo contrattuale.
C'è dunque soddisfazione per l'accordo raggiunto?
Da parte di Unia non si vuole dare un giudizio specifico sul risultato. Chiaramente se lo rapportiamo alle rivendicazioni iniziali, quanto ottenuto è insufficiente. Se però lo misuriamo con quanto ottenuto negli ultimi dodici anni, ossia praticamente nulla, il risultato può essere considerato importante.
Da parte dei lavoratori sembra che l'operato di Unia venga giudicato positivamente, anche se per una valutazione complessiva occorrerà vedere sui tempi lunghi…
Sicuramente. Infatti, spetterà ad Unia dimostrare di essere all'altezza delle promesse fatte, garantendo una presenza costante ed una ricezione delle esigenze poste dai lavoratori in merito alla vita di fabbrica. Con il rinnovo del contratto si è chiuso un capitolo, ora occorre scriverne altri. Prima di tutto, si tratterà di nominare una nuova commissione di fabbrica. Di seguito, sarà compito del sindacato vigilare sull'applicazione del Ccl e della legge sul lavoro, sulla regolamentazione degli orari di lavoro e sulla tutela della salute e della sicurezza alla Mes Sa. Ora inizia il lavoro sindacale serio, basato sulla qualità, affinché tra tre anni si possa giungere al prossimo rinnovo contrattuale con una maggiore consapevolezza dei propri mezzi da parte delle maestranze.

Pubblicato

Venerdì 7 Dicembre 2007

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