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Linguaggi

di

Giuseppe Dunghi
È come con le litanie dei santi: a furia di recitarle e cantarle, alla fine avviene qualche miracolo. Così, se si scrive tante volte che gli stipendi crescono, la disoccupazione diminuisce e i contratti di lavoro vengono rispettati, può capitare magari che un padrone aumenti il salario ai dipendenti, assuma degli apprendisti e applichi il contratto collettivo. Ma questo si verifica più raramente di un miracolo. I redattori dell’Agenzia telegrafica svizzera hanno continuato a riferire diligentemente in tutti questi anni il pensiero dei loro padroni: il lavoro deve costare poco, i contratti di lavoro sono un handicap per l’imprenditore, la competizione è l’anima dell’economia, i paesi ideali per le nostre imprese sono la Cina, la Romania e la Turchia, dove non esistono lacci e lacciuoli e inghippi sindacali a limitare la libertà degli imprenditori. E poi liberalizzare e deregolamentare il lavoro: negozi sempre aperti, agenzie di collocamento che organizzano il lavoro precario, concorrenza fra lavoratori, nessuna restrizione al diritto di licenziare, poche imposte sui profitti. Avevano ancora le dita indolenzite per aver battuto sui tasti ogni giorno questi bei concetti quando il 12 agosto scorso è arrivato l’ordine di scrivere il contrario: «Per il 2005 le parti sociali firmatarie dei principali contratti collettivi di lavoro (Ccl) hanno negoziato un aumento medio dei salari – in termini nominali – dell’1,6 per cento. I salari minimi previsti nei Ccl sono stati aumentati dello 0,9 per cento. È quanto risulta dall’indagine sugli accordi salariali realizzata dall’Ufficio federale di statistica (Ust). Le trattative si sono svolte nel quadro di 44 Ccl e interessano circa un milione di dipendenti, ha indicato ieri il Seco in una nota.» E ancora: «Gli aumenti più consistenti sono stati registrati nei trasporti terrestri (+2,5 per cento), nelle poste e telecomunicazioni (+2,4 per cento) e nelle attività ricreative, culturali e sportive (+1,9 per cento). Per contro, la fabbricazione di mobili, gioielli e altre attività manifatturiere (+0,9 per cento), la fabbricazione di autoveicoli (+0,9 per cento) e le attività ausiliarie dei trasporti (+0,8 per cento) hanno conosciuto adeguamenti salariali meno consistenti.» Come mai tanta sollecitudine per i nostri stipendi? E questa pubblicità agli aumenti salariali non rischia di innescare un processo di imitazione? A che cosa sarà dovuta questa svolta? Forse all’ansia per la votazione del 25 settembre? Nessuna paura. Si torna subito allo stile abituale. Per esempio, il 19 agosto: utile netto in calo del 27,4 per cento per la ditta Ciba Specialità Chimiche nel primo semestre di quest’anno. Di conseguenza l’azienda «continuerà il suo programma di ristrutturazione, i cui costi – messi in conto nell’utile netto – hanno raggiunto i 36 milioni di franchi nel primo semestre. Il gruppo ha indicato di aver cancellato 200 posti di lavoro da gennaio. Altri 400 saranno eliminati entro la fine dell’anno. Armin Meyer (il presidente della direzione) prevede che, oltre alle 950 soppressioni già annunciate, saranno eliminati circa 320 posti supplementari, di cui 15 in Svizzera. A partire dal 2007, saranno risparmiati 180 milioni di franchi all’anno, invece dei 130 milioni attuali». Il linguaggio dei padroni è algido, militaresco, brutale. Tornerà ad essere questo dopo il 25 settembre.

Pubblicato

Venerdì 9 Settembre 2005

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