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Libri primaverili

di

Alberto Bondolfi
Domenica scorsa splendeva un bel sole in tutta la Svizzera ed erano in molti a volerlo godere direttamente all’aperto. Poiché le previsioni metereologiche non si spingono più in là di una settimana hanno avuto luogo, pure durante questo fine settimana, due “saloni del libro” rispettivamente a Ginevra e a Basilea. Non si può far certo torto della concomitanza metereologica agli organizzatori ed il buon risultato delle visite fa onore all’interesse culturale di chi abita ed opera in Svizzera. La contemporaneità delle due mostre in due città, una di lingua tedesca ed una di lingua francese, fa invece perlomeno riflettere. Mi sia permesso commentare il fatto senza distribuire patenti di “ragione” o di “torto”, ma prendendo lo spunto dal fatto, di proporre qualche considerazione sulla distribuzione culturale nel nostro Paese. Due delle quattro culture (ufficiali) svizzere sembrano ignorarsi e guardare altrove. Editori tedeschi presenti a Basilea hanno invece sottolineato l’importanza della distribuzione in Svizzera del libro prodotto in Germania. In altre parole ogni regione linguistica pensa innanzitutto a farsi conoscere dall’habitat culturale cui fa riferimento: gli svizzero-tedeschi alla Germania e all’Austria, la Svizzera romanda alla Francia ed alla francofonia, la Svizzera italiana all’Italia. Ed è bene che sia così poiché le specificità culturali elvetiche non giustificano alcun nazionalismo culturale. Al contempo però questo guardare fuori casa ha senso se il contatto e la conoscenza reciproca tra le regioni viene coltivata con altrettanta diligenza. Le due mostre in parallelo sono state recepite come disattenzione nei confronti di questo compito permanente della scena culturale elvetica. Il telegiornale della Drs si è limitato comunque a parlare del salone di Basilea senza dare la parola agli organizzatori ginevrini. In altre parole: se non ci parliamo tra di noi a cosa serve la Svizzera? I segnali della disattenzione e della disaffezione sono chiari anche se non facilmente interpretabili: librerie di lingua francese in Svizzera tedesca in crisi (una chiusa a Berna e l’altra a Basilea), poche librerie di lingua italiana fuori Ticino, insegnamento delle lingue nazionali alla rincorsa dell’inglese ed altro ancora. Ma non fermiamoci al lamento poiché non serve ad aprirci alla pluralità delle culture e delle sensibilità estetiche. Diamoci una mossa, uscendo dai vari gusci in cui volentieri ci culliamo. Anche Area si vuole organo di stampa perlomeno nazionale e non semplicemente cantonticinese, e saprà dunque (lo spero) coltivare al meglio questa esigenza di apertura.

Pubblicato

Venerdì 9 Maggio 2003

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