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Diritti sindacali

Libertà d'espressione, anche per i sindacalisti

Una sentenza ginevrina potrebbe scoraggiare le denunce fatte per imbavagliare l'azione dei sindacati

di

Federico Franchini

Una sentenza della Corte dei reclami penali di Ginevra potrebbe costituire un precedente in Svizzera per i diritti sindacali. Il Tribunale ha infatti respinto l'appello di un'azienda che si batteva contro il non luogo a procedere decretato dalla procura pubblica in seguito ad una denuncia contro un segretario di Unia. Secondo Olivier Peter, avvocato del sindacalista, questa decisione potrebbe porre fine all’apertura di procedimenti penali che mirano solo ad imbavagliare e ritardare l’azione sindacale.

 

Per capire la vicenda occorre ritornare al 30 ottobre 2019 quando un segretario di Unia si reca presso il negozio Le Mouton à 5 pattes, a Ginevra. Con lui ci sono tre ex dipendenti da poco licenziati che distribuiscono volantini all'ingresso della boutique. Un’azione per denunciare dei licenziamenti considerati ingiusti e mettere l’accento sulle pessime condizioni di lavoro

 

Una settimana dopo, il settimanale francofono di Unia L'Evénement syndical riportava quanto successo. In un articolo il sindacalista ha descritto le ragioni deti tagli: "Sei licenziamenti sono stati fatti per motivi irragionevoli, uno per ristrutturazione e in due casi per accuse di furto senza prove. In realtà, i lavoratori licenziati sono stati sostituiti da lavoratori con contratti a chiamata”. I dipendenti, da parte loro, hanno raccontato l'onnipresenza della videosorveglianza: "Le telecamere non sono lì per proteggerci, ma per controllarci. Se rimanevo dietro la cassa, mi telefonavano e mi dicevano di spostarmi. Ho visto molte cose nella mia vita, ma mai questo. Era come se fossi entrato in una setta. Dopo il licenziamento, quando camminavo per strada, mi sentivo come se fossi seguito, è durato un mese, è una sensazione che abbiamo avuto tutti".

 

In seguito a questo articolo, l'azienda proprietaria del negozio – la Tournesol Sa di Ginevra - ha presentato una denuncia per calunnia e diffamazione. Il motivo: i discorsi tenuti dal sindcalista e dalle persone licenziate, riprese poi da L’Evénement syndical, avrebbero creato un danno alla reputazione e all’onore della società. Il Ministero pubblico di Ginevra che ha decretato un non luogo a procedere contro cui la Tournesol Sa ha fatto ricorso in appello. Un ricorso che, però, è stato respinto di recente. La Corte die reclami penali ricorda che “i membri di un sindacato devono poter esprimere al datore di lavoro le loro richieste per il miglioramento della situazione dei lavoratori nella loro impresa”. 

 

Per questo motivo, al fine di garantire che i diritti sindacali siano reali ed effettivi, “le autorità devono garantire che sanzioni sproporzionate non scoraggino i rappresentanti sindacali dal cercare di esprimere e difendere gli interessi dei loro membri”. Nel caso specifico, la lettura dell’articolo fa trasparire che si vuole accusare la ricorrente di licenziamenti ingiusti, di far lavorare i suoi dipendenti in condizioni scadenti, di sottopagarli per il lavoro svolto e di controllarli con l'aiuto di telecamere di sorveglianza: “La denuncia del sindacato – scrivono i giudici - era quindi limitata alle presunte mancanze dell'appellante nella sua qualità di datore di lavoro”.

 

Inoltre, il fatto che l’articolo è pubblicato da un giornale edito da un sindacato fa si che il lettore possa “solo aspettarsi che l'articolo presenti gli elementi in modo partigiano e con una certa dose di esagerazione, soprattutto nel contesto di un conflitto in corso con il datore di lavoro”. L’argomento del testo sono infatti i rapporti di lavoro e le condizioni di lavoro, “il cuore stesso delle richieste del sindacato”.

 

Per il Tribunale, insomma, il fatto che il sindacato “insinui, nel contesto delle disdette dei contratti di lavoro, e nel proprio organo di stampa, che un datore di lavoro talvolta non rispetta le regole del diritto del lavoro, non rende il datore di lavoro spregevole agli occhi del lettore nel senso del diritto penale”. Quanto ai riferimenti a licenziamenti "fantasiosi", a pratiche "scandalose" o a condizioni di lavoro "precarie", la sentenza specifica che “il lettore medio capisce chiaramente che fanno parte del vocabolario proprio della linea editoriale del giornale”.

 

Di conseguenza, le affermazioni in questione, sia nell'articolo che nei volantini o anche negli slogan dei manifestanti, “non avevano un carattere vessatorio che superava i limiti appropriati della polemica sindacale, soprattutto in considerazione del contesto in cui erano più ampiamente diffuse”. Perciò il non entrare in materia nella denuncia è più che giustificato. Questo “senza che fosse necessario esaminare se il ricorrente fosse riconoscibile e se le accuse fossero false”.

 

Per Olivier Peter, l'avvocato del sindacalista, questo tipo di procedura ha solo lo scopo di "imbavagliare l'azione sindacale". L’avvocato ci spiega come il ragionamento alla base della sentenza “dovrebbe permettere, in futuro, di ottenere un abbandono più rapido dei reclami dei datori di lavoro in relazione alle azioni sindacali e quindi di evitare procedure abusive e perdite di tempo". Soltanto a Ginevra, la Procura ha aperto almeno una dozzina di procedimenti per fatti simili negli ultimi anni.

Pubblicato

Martedì 20 Aprile 2021

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