Libertà per costruire la pace

La comunità curda e simpatizzanti internazionali chiedono la liberazione del leader Öcalan per poter finalmente avviare un dialogo

Una conferenza stampa a Bellinzona in diretta mondiale, tenutasi oggi a mezzogiorno ore locali in 74 città di vari paesi nei cinque continenti. Un fatto insolito e al contempo significativo della diaspora vissuta dal più grande popolo al mondo senza una patria, i curdi.

 

Un popolo il cui leader Abdullah Öcalan vive incarcerato in isolamento da 24 anni nella prigione di massima sicurezza dell’isola di Imrali in Turchia. Da 29 mesi non si hanno notizie sul suo stato di salute. Il 25 marzo 2021, grazie a pressioni dell’opinione pubblica internazionale, è stata concessa una telefonata ad Ocalan da parte di suo fratello Mehmet Öcalan. L’ultima visita dei familiari risale al marzo 2020 e l’ultimo colloquio con i suoi avvocati all’agosto 2019. Da allora, le visite degli avvocati vengono costantemente rifiutate dalle autorità turche. 

 

Alle conferenze stampa hanno partecipato personalità della società civile e politica dei vari Paesi. A Bellinzona, Adriano Venuti, ex municipale Ps di Massagno, ha esordito chiedendo un momento di silenzio. Non per le vittime, ma per il silenzio assordante con cui la stampa internazionale e locale si occupa della questione curda.«I media non si ricordano mai di parlare dei continui bombardamenti compiuti negli ultimi due anni dall’esercito turco sulla popolazione in Rojava (nord della Siria, ndr), ma si ricordano di parlarne quando una bomba rivendicata dal Pkk scoppia davanti alla sede del Ministero degli interni turco».

 

Gabriella Monti, a nome del Collettivo Scintilla, ha espresso solidarietà al popolo curdo e alla costruzione di un altro mondo possibile che si sta realizzando da anni in Rojava. «Un’autentica esperienza di società democratica, decentralizzata e non gerarchica, basata sulla politica partecipativa e consensuale». Öcalan, ispiratore di questa nuova forma politico-sociale chiamata Confederalismo Democratico «da ventiquattro anni vive in condizioni disumane», ha ricordato la portavoce del collettivo. «Se fosse stato un politico vicino all’Occidente, al sistema capitalista, i media e le istituzioni europee si straccerebbero le vesti per le palesi violazioni dei più basilari diritti umani a cui è sottoposto. Ma questo non accade, in un doppio standard di pensiero e azioni fragrante».

 

La liberazione di Öcalan, ha chiarito la comunità curda in un testo esplicativo dell’azione internazionale di oggi, «renderebbe possibile una soluzione politica giusta, pacifica e democratica alla questione dei curdi in Turchia, consentendo al loro leader di partecipare a un dialogo finalizzato a pacificare un conflitto che dilania la regione da numerosi decenni».

Pubblicato il

10.10.2023 15:53
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