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L'editoriale

Liberiamo la domenica

di

Claudio Carrer

A chi giovano le aperture notturne e domenicali dei negozi?
Basta provare a rispondere (sulla base della propria esperienza e della propria sensibilità) a questa semplice domanda per capire quali sono i veri interessi in gioco nell’imminente votazione federale del 22 settembre, quando le cittadine e i cittadini saranno di fatto chiamati a decidere se cancellare definitivamente dalla Legge federale sul lavoro il principio secondo cui (salvo giustificate eccezioni) di notte e di domenica non si lavora e se spalancare così le porte alla giornata lavorativa di 24 ore. E non solo per il personale impiegato nei negozietti dei distributori di benzina (oggetto della votazione) o del settore della vendita in generale, ma in prospettiva per tutte le lavoratrici e i lavoratori di ogni categoria professionale.

 

La maggioranza borghese del Parlamento federale ha già intrapreso passi concreti in questa direzione ed è pronta (a dipendenza dell'esito del responso delle urne) a compierne altri che ci avvicinerebbero pericolosamente alla deregolamentazione totale, con tutte le conseguenze che ciò comporta per i salariati e per l'insieme della società.


Ne sono consapevoli gli stessi fautori della revisione della Legge sul lavoro, in particolare quelli che fiutano il grande affare (le compagnie petrolifere che gestiscono le stazioni di servizio e gli annessi negozietti e le grandi catene di distribuzione) che ormai da mesi stanno conducendo una campagna referendaria fatta di pura disinformazione e di “terrorismo”.


Minacciano la cancellazione di posti di lavoro, affermano che la tutela del lavoratore non è in discussione e che si vota semplicemente sull'assortimento della merce degli shop. Anzi, arrivano addirittura a sostenere che il lavoro notturno e domenicale rappresenta un'esigenza dei salariati e che la liberalizzazione degli orari di apertura è un'esigenza dei consumatori. Tentano insomma di farci credere che se loro fanno dei profitti (naturalmente trascurabili), alla fine ci guadagnano tutti. Forse tutti loro, ma non i salariati, i cittadini e il territorio.


L’esigenza vera della nostra società è quella di liberare la domenica dal lavoro, per poterla dedicare agli affetti, alla famiglia, agli hobby, al riposo, alla santificazione della festa. In generale per riappropriarsi del proprio tempo e delle relazioni magari trascurate in settimane proprio a causa del lavoro.
Tutto questo vale sicuramente molto di più della possibilità di acquistare salsicce e deodoranti alle tre di notte. 

Pubblicato

Lunedì 2 Settembre 2013

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