“Liberi tutti!”1 è stato realizzato da dieci studenti della Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali che propongono, attraverso i loro lavori di diploma fatti nel corso di una decina d’anni, dieci storie molto diverse tra loro. Il libro è contemporaneamente e principalmente il frutto del lavoro di Claudia Patocchi Pusterla che ha provocato e seguito la nascita e la realizzazione di questi lavori. Intendiamoci: Claudia non è una spettatrice o una comparsa in questo libro. Ne è protagonista. Claudia, infatti, lancia, direi ad ogni pagina, attraverso il lavoro dei ragazzi, una forte e dirompente provocazione alla scuola ticinese proponendo un altro modo di “fare scuola” e offrendo agli occhi del lettore gli splendidi risultati di questa sua provocazione. La bellezza del testo è soprattutto in questo: il lettore si destreggia continuamente tra le emozioni, la tenerezza, a tratti la pietà e la rabbia, la commozione, la con-passione, il sogno, la speranza, l’utopia, la paura, l’empatia in cui viene trascinato dai racconti dei giovani e la lucida e a volte rabbiosa riflessione politica sui risultati ottenuti da questo diverso modo di essere scuola proposto da Claudia. Le due chiavi di lettura sono così strettamente intrecciate tra loro da essere davvero inscindibili. E, alla fine, girando l’ultima pagina del libro, quello che resta è, da una parte, una riconoscente e forte stima per i nostri giovani, per la grandissima dignità e il profondo senso di responsabilità che essi dimostrano attraverso i loro scritti e, dall’altra, una convinta voglia di cambiare la nostra scuola. Una voglia che diventa necessità di fronte ai risultati scaturiti dall’indagine Pisa che raffronta, tra gli altri parametri formativi, anche la capacità di scrivere e capire un testo semplice da parte dei giovani svizzeri, divisi per Cantoni, e da parte degli allievi degli altri stati europei. Il risultato è allarmante e, se mi concedete, umiliante. Infatti, anche tenendo conto delle ragioni oggettive (l’alto numero di alloglotti, l’età degli allievi, ecc.) che possono in parte aver contribuito ad ottenere un simile quadro, resta il fatto che il Ticino si colloca negli ultimi posti assoluti dimostrando, soprattutto alla luce del confronto con le precedenti analisi di questo tipo in cui i giovani ticinesi ottenevano risultati da discreti a buoni, come risparmiare nella scuola voglia dire minare le fondamenta della scuola stessa. E qui diventa più che mai utile “Liberi tutti!” come chiave di lettura per concretizzare il problema al di là dei numeri. Qual è infatti la provocazione didattico-pedagogica proposta da Claudia Patocchi Pusterla e che ha prodotto risultati come quelli sopra ricordati? È semplicemente, e forse può sembrare un paradosso a chi non lavora nel mondo della scuola, offrire agli allievi uno spazio libero in termini di tempo e di contenuti che essi possano, ma soprattutto debbano riempire in assoluta libertà. E la libertà è una grossa grana da affrontare, perché obbliga a guardarsi dentro, a scegliere, ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte, a trovare strumenti adeguati per affrontarla, a raccontarsi. Per i giovani insomma la libertà dentro la scuola è uno strumento di crescita importantissimo e insostituibile. Ma cosa c’entra questo con i risparmi nella scuola? C’entra eccome, visto che in nome delle difficoltà finanziarie sono stati cancellati progressivamente, e continuano ad essere messi in discussione, tutti o quasi gli spazi temporali “vuoti” della scuola ticinese: sono infatti state praticamente abolite le materie opzionali e sono state ridotte all’osso le griglie orarie. E “l’osso” che è rimasto o a cui si tende, è legato a doppio filo esclusivamente alla trasmissione di nozioni, imposte dai programmi, evocate dalla necessità di avere almeno un’infarinatura di questa o di quella materia, per proporsi sul mercato, per confrontarsi con lo stesso. E il paradosso è che sporcare di farina, non vuol dire nutrire la conoscenza dei nostri allievi: essi hanno bisogno di imparare a fare il pane (leggi: il loro sapere), non di conoscere tutti i tipi di pane o di farina (leggi: le nozioni) esistenti sulla terra. Perché il pane (il loro sapere), nell’attuale mondo del lavoro, i nostri giovani dovranno farselo e rifarselo per tutta la vita e non più, come hanno fatto molti di noi, soprattutto durante la formazione di base. Per questo è molto importante che conoscano e sappiano utilizzare il metodo per imparare, piuttosto che possedere una lunga fila di nozioni. E allora? Beh, leggete “Liberi tutti!”, arrabbiatevi e cambiamo insieme la nostra scuola! 1 AaVv, “Liberi tutti!”, a cura di Claudia Patocchi Pusterla, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2005.

Pubblicato il 

03.06.05

Edizione cartacea

 
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