< Ritorna

Stampa

 

Lettere, caro servizio postale

di

Silvano De Pietro
«Le tariffe postali sono eccessivamente alte, soprattutto per le missive leggere in regime di monopolio». A dirlo è stato Martin Kaiser, un giurista 41enne direttore dell'Autorità di regolazione postale (PostReg), poco prima dello scadere del suo mandato a fine 2007. Kaiser ha parlato chiaramente di 300 milioni di franchi di troppo incassati dalla Posta, il cui direttore generale, Ulrich Gygi, s'è detto sorpreso da queste valutazioni. Secondo lui, un franco per una lettera spedita oggi e consegnata domani è un prezzo conveniente. Ma non spiega perché la Posta, approfittando del parziale monopolio che le resta, debba continuare a guadagnare così tanto dopo avere oramai reso più che solida la propria situazione finanziaria.

«È evidente – ha detto Martin Kaiser in un'intervista rilasciata alla Nzz am Sonntag – le tariffe per le lettere sono nettamente troppo care, soprattutto per quelle leggere che costituiscono il 90 per cento di tutti gli invii, sia di posta A, sia di posta B». L'ex "regolatore della posta" ha basato i suoi calcoli sul confronto internazionale delle tariffe, dal quale si deduce che il prezzo pagato in Svizzera dai clienti privati e dalle piccolo e medie imprese per le lettere fino a 20 grammi è quasi il più alto d'Europa. «Sarebbe dunque possibile una sostanziale riduzione delle tariffe delle lettere», ha concluso.
Quella di fine anno non è stata la prima volta che il direttore di PostReg ha denunciato questo sfruttamento del monopolio da parte della Posta. Già l'estate scorsa Kaiser disse che avrebbe voluto parlarne con il "gigante giallo". Ma un eventuale colloquio forse sarebbe stato inutile, dato che le tariffe del monopolio postale sono decise dal Consiglio federale, che finora ha mostrato disponibilità ad assecondare la strategia del guadagno perseguita dal direttore generale Ulrich Gygi. Quest'ultimo, con un'intervista al giornale elettronico Sonntag, ha replicato un po' piccato ai rilievi mossi dal "regolatore" Kaiser.
«In tutto il mondo i servizi postali hanno tariffari differenziati, che tengono conto del peso, del formato, eccetera».  Come faccia Kaiser a dire che la Posta incassa 300 milioni di franchi di troppo, per Gygi è un mistero. Anzi, vista l'efficienza del servizio postale, il francobollo da un franco è persino conveniente. «Nessuno lo trova caro, e nessun reclamo mi arriva dalla clientela. Se c'è qualcuno che s'irrita, è sempre per il prezzo dei pacchi, che in passato era assurdamente basso. Adesso che il mercato dei pacchi è libero, abbiamo il prezzo di mercato».
Sta di fatto, però, che insistere a voler guadagnare oltre il necessario sul servizio prestato in regime di monopolio, rimane poco chiaro. Nel 2006 la Posta ha conteggiato un utile di 837 milioni di franchi, e per il 2007 Gygi ha detto di aspettarsi un risultato persino migliore. Questi alti margini vengono giustificati con il contesto politico. Nel corso di quest'anno il Consiglio federale dovrebbe decidere la completa liberalizzazione del mercato postale, stabilendo quando la concorrenza della Posta potrà trattare anche le missive sotto i 100 grammi. Ne ha parlato anche la ministra dell'economia, Doris Leuthard, in un'altra intervista alla Neue Zürcher Zeitung.
L'Unione europea, ha ricordato la consigliera federale, intende sopprimere il monopolio postale; di conseguenza, anche la Svizzera dovrebbe avviarsi in questa direzione. Ma l'eventuale cambiamento dovrebbe avvenire gradualmente, poiché la Posta è un'azienda di diritto pubblico di proprietà della Confederazione, è il secondo maggiore datore di lavoro del Paese ed ha ricevuto dal Parlamento il mandato di erogare alla popolazione e all'economia i servizi postali e di traffico dei pagamenti. Secondo Doris Leuthard, per la Posta è ipotizzabile una forma giuridica analoga a quella di Swisscom, ossia una società per azioni, che potrebbe significare una parziale privatizzazione. A suo parere, in un sistema basato sulla concorrenza, anche la Posta dovrebbe essere gestita sulla base di principi imprenditoriali.
Questo scenario sarà tuttavia possibile, secondo la strategia di Gygi, solo se la Posta sarà finanziariamente solida. E quasi tutto è già stato fatto in tal senso: i buchi nella cassa pensioni sono stati quasi completamente colmati, e l'accrescimento del capitale proprio sta avanzando: ha già toccato i 2,3 miliardi di franchi rispetto all'obiettivo di 2,7 miliardi. Rimangono solo da costituire o irrobustire le riserve. Ma «fare utili è necessario per rimanere concorrenziali», ha spiegato il direttore generale della Posta, che auspica una semiprivatizzazione come quella della Posta austriaca, rimasta statale al 51 per cento, ma quotata in borsa.


Dal momopolio fino alla liberalizzazione

L'Autorità di regolazione postale (PostReg) è un'autorità indipendente costituita dal 2004 in seno al Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni. Con circa 12 collaboratori, PostReg vigila sul mercato postale svizzero e controlla che le prestazioni del servizio universale siano di buona qualità ed accessibili a tutti a condizioni ed a prezzi equi. Inoltre, PostReg si occupa dei ricorsi dei cittadini in materia di servizio universale.
All'inizio di dicembre PostReg ha pubblicato uno studio sul mercato postale svizzero (da tre anni completamente liberalizzato per l'invio di pacchi e plichi superiori ai 100 grammi), confrontando le tariffe dei principali fornitori del servizio: la Posta svizzera e le imprese private Dhl e Dpd. Il confronto effettuato da PostReg dimostra che i consumatori possono scegliere fra diverse offerte, secondo le proprie esigenze. La Posta gode tuttavia di un vantaggio strategico: grazie alla sua rete di circa 2 mila 500 uffici postali, la clientela continua ad optare per i suoi prodotti, nonostante le tariffe in parte più vantaggiose applicate dai fornitori privati. Questo dimostra che se in futuro i fornitori privati vorranno essere attrattivi non solo sul piano tariffario, dovranno potenziare la propria rete di distribuzione.
Ma se sul mercato dei pacchi i diversi fornitori fanno a gara per guadagnarsi la fiducia della clientela, il mercato delle lettere registra una fase di stallo. La Posta, con circa 55 mila collaboratori, distribuisce quotidianamente 15 milioni di lettere. Ed anche nel 2007, con un esiguo grado di apertura del mercato pari al 10 percento, nessun'altra impresa si è lanciata nel settore operativo delle lettere. Qualcosa potrebbe cambiare dopo che il Consiglio federale avrà deciso di abbassare da 100 a 50 grammi il limite del monopolio postale.


Il punto di vista sindacale

Per il Sindacato della comunicazione, lo studio di PostReg conferma invece quanto il sindacato stesso temeva: con la liberalizzazione, il finanziamento del servizio universale non sarebbe più garantito, verrebbero chiusi ancora più uffici postali e i prezzi salirebbero. Il confronto con quanto accaduto nei vari paesi europei, dimostra che l'apertura del mercato postale ha ripercussioni negative per i dipendenti e per gli utenti. In Gran Bretagna, Svezia e Olanda gli uffici postali sono quasi scomparsi, ed i prezzi sono saliti per gli utenti privati e sono divenuti vantaggiosi unicamente per i grossi clienti.
Lo studio, rileva il sindacato, non ha esaminato gli attuali sviluppi in Germania, dove dopo lunghe trattative la coalizione al governo ha deciso di introdurre dal 1° gennaio 2008 salari minimi per i postini. In seguito a questa decisione il gruppo Pin – uno dei più grandi concorrenti – probabilmente si ritirerà dal mercato delle lettere in Germania, dopo aver già registrato grosse perdite senza aver introdotto salari minimi. Di conseguenza l'Olanda ha posticipato a tempo indeterminato l'apertura del mercato postale. Inoltre, scrive il sindacato, «le discussioni nell'Unione europea mostrano in tutta evidenza che non vi è motivo di avere fretta in Svizzera».
Lo studio mostra anche che la Posta svizzera in un mercato postale aperto può finanziare il servizio universale solo con le sue forze, se in materia di condizioni di lavoro ha le medesime condizioni dei suoi concorrenti privati. Per il Sindacato della comunicazione un adeguamento a basso livello delle condizioni di lavoro non entra tuttavia in discussione. Esso chiede invece che venga messo in vigore un contratto collettivo di lavoro con obbligatorietà generale per tutto il settore della Posta, e che il finanziamento di un servizio universale di alta qualità sia garantito anche per il futuro.

Pubblicato

Venerdì 11 Gennaio 2008

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 4 Giugno 2021