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L'editoriale

Legge sui negozi, è ora di aprire gli occhi

di

Claudio Carrer

“Ma cosa volete che sia una mezz'oretta in più al giorno?” Sarà con questo ritornello che i fautori delle aperture prolungate dei negozi cercheranno di convincere i ticinesi della bontà della nuova legge che il Gran Consiglio (salvo sorprese) dovrebbe varare settimana prossima e che appunto prevede per i giorni feriali l'abbassamento delle serrande alle 19 anziché alle 18.30. In realtà questo è solo un dettaglio: la posta in gioco è ben più alta, sia per i lavoratori della vendita sia per i cittadini comuni, perché con questa operazione la destra nostrana (un po' per ideologia, un po' per fini elettorali) mira ad una liberalizzazione selvaggia dalle conseguenze incalcolabili, per esempio per la salute delle persone.

 

Come al solito, si cerca di addolcire la pillola attribuendo all'estensione degli orari un potere benefico smisurato: per la “libertà” dei consumatori, per rafforzare l'economia ticinese confrontata con la concorrenza d’oltre confine (come se la causa del turismo della spesa non fosse la perdita di potere d'acquisto dei salariati), per incentivare il turismo, per creare nuovi posti di lavoro, addirittura per aumentare la sicurezza pubblica, insomma per il bene di tutti.


Non si dice però nulla del violento attacco che viene sferrato ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio al dettaglio, le cui ragioni non vengono nemmeno prese in considerazione. In fondo, chissenefrega se la sera avranno problemi a rientrare al loro domicilio con i mezzi pubblici, se per loro il sabato (dovendo lavorare regolarmente fino alle 18.30) diventerà un giorno come un altro e se dovranno rinunciare alla famiglia per garantire l'apertura dei negozi nei giorni festivi non parificati alla domenica, se avranno difficoltà a conciliare il lavoro con gli orari degli asili nido eccetera. E chissenefrega se l'inevitabile aumento del traffico privato peggiorerà ulteriormente la qualità dell'aria che respiriamo.


Ma l'aspetto più preoccupante (il che è tutto dire) è un altro: questa legge spiana anche la strada a indiscriminate aperture notturne e festive dei negozietti annessi alle stazioni di benzina che secondo la legislazione federale sul lavoro dovrebbe essere possibile quando queste sono situate nelle aree di servizio autostradali o “lungo le strade principali con traffico intenso di viaggiatori”. Ora, per fare dell'eccezione la regola, nel suo messaggio il consiglio di stato elenca una trentina di arterie che rientrerebbero in questa categoria, col risultato che praticamente l'intera rete stradale cantonale verrebbe considerata a forte traffico e dunque quasi tutti gli shop potrebbero rimanere aperti 24 ore su 24. Una vera follia e la dimostrazione di quanto pericoloso sarebbe lasciar passare una legge di questo tipo, contro cui è peraltro già programmato il lancio del referendum.

Pubblicato

Mercoledì 18 Marzo 2015

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