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Le voci della pace

di

Françoise Gehring Amato
«Il mondo ha bisogno di pace e di giustizia, di garantire a tutti l’accesso ai diritti umani fondamentali e di gestire il bene pubblico globale attraverso istituzioni internazionali democratiche». Questo uno dei tanti messaggi sulla «Tavola della pace», un nuovo organismo di coordinamento e di confronto nato per volontà dei promotori della Marcia della Pace di Perugia e Assisi, cui aderiscono un centinaio di organizzazioni non governative (italiane ed estere), sindacati e movimenti di solidarietà. Due i momenti salienti della «Tavola della pace» in programma dall’8 al 14 ottobre: la quarta Assemblea dell’Onu dei Popoli e la Marcia per la pace, prevista per domenica 14 ottobre. Una marcia che sarà caratterizzata da un messaggio forte contro il terrorismo, in relazione agli attentati che hanno sconvolto gli Stati Uniti lo scorso 11 settembre. «Non solo l’America – fanno notare gli organizzatori della marcia – ma il mondo intero sta diventano più insicuro. Questo è il momento in cui tutti i popoli e gli Stati della Terra si devono unire per mettere un freno al disordine internazionale che minaccia tutti e per costruire un nuovo ordine mondiale fondato sul rispetto della vita e sul ripudio della violenza, della guerra e del terrorismo». L’altruismo contro l’indifferenza Nell’appello contro il terrorismo le associazioni che aderiscono alla manifestazione precisano, e ribadiscono, che per rendere il mondo più sicuro è necessario promuovere la cooperazione internazionale a tutti i livelli e in tutti i campi: «Nessuno può più pensare di isolarsi. La pace e la sicurezza sono beni comuni globali indivisibili. Abbiamo bisogno di costruire nuovi ponti e non nuovi muri. Abbiamo bisogno di combattere l’egoismo, il cinismo, l’indifferenza, tutte le forme di razzismo, esclusione economica e sociale che alimentano la disperazione». Esclusione, emarginazione, giustizia sociale, ridistribuzione delle ricchezze e delle risorse sono pure i temi centrali che saranno affrontati nel corso delle giornate di discussione che precedono la marcia. E che sono contenute nel documento programmatico «Cibo, acqua e lavoro per tutti». Punto di partenza e di arrivo la consapevolezza che un altro mondo è possibile. Per fare in modo che questo obiettivo non resti un utopia, occorre tuttavia agire, estendere e rafforzare la rete di tutti quei movimenti che nel nome della solidarietà chiedono più giustizia esercitando, legittimamente, pressione sui governi e gli Stati. Leggiamo nell’appello della marcia della pace: «Dopo decenni di politiche mondiali influenzate dagli interessi economici, finanziari e commerciali dei grandi paesi industrializzati e delle grandi imprese, alla deregulation e alla legge del più forte, alla privatizzazione, all’espansione del mercato e della sua ideologia, è giunto il momento di ridefinire le priorità dell’agenda politica internazionale e dell’uso delle risorse mettendo al centro non gli interessi di pochi, ma il bene pubblico globale». Questa è senza dubbio la rivendicazione che accomuna il variegato movimento «no global» che si pone sulla scena internazionale come un interlocutore forte e credibile giacché è costruito «dal basso» e cioè sulla base dell’impegno di donne, uomini e associazioni che hanno dato vita, e danno vita, ad una grande alleanza mondiale contro le conseguenze del neoliberismo sfrenato che crea degli abissi tra i popoli e tra i cittadini di uno stesso paese. La realtà di tutti i giorni trabocca di esempi. Alla «Tavola della pace» verrà dunque ribadita la necessità di dare cibo, acqua e lavoro a tutti. Nonostante la crescita della ricchezza mondiale, 800 milioni di persone soffrono la fame, più di un miliardo non ha accesso all’acqua potabile, 160 milioni di donne e uomini non hanno un lavoro, mentre aumenta il numero di coloro che pur lavorando continuano a vivere in condizioni di povertà, 250 milioni di bambini sono costretti a lavorare in condizioni terribili, di assoluto sfruttamento. Gli obiettivi irrinunciabili per un nuovo mondo Di fronte ad uno scenario così l’indifferenza è una colpa. Occorre dunque agire. Come? Bloccando, per esempio, la privatizzazione dell’acqua, cancellando il debito dei paesi in via di sviluppo, applicando un sistema di tassazione sulle transazioni finanziarie speculative (Tobin Tax), fermando la morte per fame, rafforzando le istanze democratiche. Ma anche attivando politiche per la piena occupazione e un lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori di tutto il mondo in condizioni di libertà, equità, sicurezza e dignità umana. Occorre inoltre sostenere politicamente e finanziariamente – sottolineano ancora gli animatori della Marcia per la pace – l’Alto commissariato per i diritti umani. senza il rispetto dei più elementari diritti della persona sarà difficile dare un’opportunità concreta alla pace. Attorno alla «Tavola della pace», imbandita di valori sociali e di solidarietà, si chiederà dunque a gran voce di globalizzare i diritti delle persone. E nel corso della marcia di rimettere al centro le persone, i popoli e i loro diritti Per saperne di più: www.tavoladellapace.org

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Venerdì 5 Ottobre 2001

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