Avremmo preferito una Svizzera con più peso alla Conferenza mondiale contro il razzismo che si apre oggi a Durban. Invece nessun ministro prenderà parte all’appuntamento sudafricano. La delegazione elvetica, che sarà guidata dalla segretaria di Stato Claudia Kaufmann, porta comunque le sue proposte per lottare contro il razzismo. Quali le misure proposte? Ecco un breve elenco: la costituzione di organi nazionali di lotta al razzismo, la garanzia per le vittime di adire le vie legali, il perseguimento d’ufficio di reati di stampo razzista, la lotta ai siti razzisti su Internet, il rispetto del diritto umanitario internazionale, l’impegno contro la discriminazione nell’educazione, l'elaborazione di programmi di controllo per un’analisi qualitativa e quantitativa del razzismo. Di particolare interesse, ai nostri occhi, il contributo fornito dall'Organizzazione non governativa svizzera «Acor SoS Racisme». Alludiamo ad un documento, elaborato da Karl Grünberg, dedicato alla lotta contro il razzismo sul posto di lavoro. Si tratta di una realtà che va denunciata con forza ma che passa spesso inosservata. Umiliazioni, pressioni psicologiche, minacce, molestie sessuali, costituiscono «l’arsenale» dell’oppressore. Che può essere un semplice collega o il datore di lavoro. Il clima ostile agli stranieri, palpabile nel mondo del lavoro, è anche alimentato dalle istituzioni e dalle sue leggi. Per cercare di contrastare questa situazione, «Acor SoS Racisme» propone la realizzazione di una «Charta» tra partner sociali; essa potrebbe servire da modello ad una «vera» legge contro la discriminazione. Secondo l’associazione, infatti, l’articolo 261 bis del Codice penale non basta per combattere il razzismo. La repressione penale, inoltre, non è sufficiente. Attualmente mancano ancora degli strumenti giuridici ed istituzionali efficaci per svolgere un profondo lavoro di prevenzione.

Pubblicato il 

31.08.01

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