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Le venditrici piegano l’abete

di

Claudio Carrer
Sono stati necessari due giorni di sciopero, ma alla fine le ventidue impiegate del negozio Spar annesso al distributore di benzina Tamoil di Heimberg (presso Thun, canton Berna) hanno ottenuto il riconoscimento di una serie di diritti che da tempo venivano loro negati dal nuovo proprietario, subentrato nell'agosto del 2008 alla Produit Alimentaires Sa (Pam).

Un cambiamento questo che ha comportato la riduzione di un terzo del personale (solo 22 delle 32 impiegate di Pam sono state riassunte dal Gruppo Spar Svizzera), anche se l'offerta del negozio è rimasta la stessa. «Il nuovo proprietario – racconta ad area Elsbeth Rufener, una delle promotrici dello sciopero – ha giustificato questa decisione con la necessità di garantire la sopravvivenza del negozio. Ci aveva promesso delle assunzioni a fine 2008 se avessimo realizzato la cifra d'affari che ci è stata assegnata. Nonostante questo obiettivo sia stato addirittura superato di molte migliaia di franchi, Spar  ha fatto finta di nulla e non ha assunto nessuno, né in gennaio, né nei mesi successivi».
Intanto per il personale la situazione peggiorava di giorno in giorno: le ore straordinarie erano ormai diventate la regola, mentre i turni notturni e domenicali avevano raggiunto un volume insopportabile. In più molte impiegate percepivano salari inferiori a quelli fissati dalle direttive in vigore nel Canton Berna. «Eravamo tutte al limite e molte di noi si sono anche ammalate per lo stress – prosegue Elsbeth Rufener – Abbiamo cercato di far capire ai dirigenti di Spar che così non si poteva andare avanti, ma ci siamo sempre scontrate con la loro indifferenza e la loro arroganza. Ero talmente disperata (Spar è arrivata al punto di scalare dei giorni di malattia dalle ore straordinarie che avevo lavorato!) che ad un certo punto ho deciso di rivolgermi alla sezione Unia dell'Oberland bernese e piano piano si sono aggiunte tutte le altre colleghe e abbiamo dato mandato al sindacato di rappresentarci presso la proprietà».
Allo sciopero si è giunti dopo una fase di trattativa, fallita per l'indisponibilità di Spar a fare concessioni e per il suo tentativo di escludere i rappresentanti sindacali dal negoziato. L'azione di protesta, durata due giorni, ha costretto la direzione di Spar ad accettare su tutta la linea la proposta di accordo elaborata dalle venditrici.
Spar in un primo tempo (oltre ad aver minacciato di licenziamento le commesse) ha tentato di delegittimare lo sciopero di protesta, diffondendo comunicati stampa in cui accusava l'organizzazione sindacale di condurre un'azione «illegale» e di «pura propaganda» nel quadro della festa dei lavoratori del 1° maggio (lo sciopero è iniziato il giorno precedente, ndr) «sulle spalle dei collaboratori di Spar e di Spar stessa» e a danno dei clienti della stazione di benzina che non potevano accedere al negozio, si leggeva in una nota stampa. Inoltre la direzione del gruppo asseriva che il personale sarebbe stato «costretto» allo sciopero e che in realtà avrebbe voluto continuare a lavorare.
Questo clima di diffidenza non ha però impedito di avviare il giorno successivo una lunga trattativa con i rappresentanti dei lavoratori, sfociata dopo sette ore di discussione in un accordo in seguito sottoscritto all'unanimità dal personale.
Esso prevede la creazione di due posti supplementari, il che dovrebbe ridurre in modo sensibile il carico di lavoro. Inoltre le ore strarordinarie accumulate nei mesi passati saranno pagate con un'indennità del 25 per cento. In più è stato creato un "meccanismo di protezione" per  evitare che in futuro si ripeta una situazione di questo genere. Sul fronte del salario, Spar si è impegnata a concedere un minimo di 4 mila 200 franchi ai dipendenti con una formazione e di 3 mila 900 a tutti gli altri.
Dal 3 maggio il negozio è nuovamente aperto e il personale è sempre in attesa che l'accordo sottoscritto venga messo in pratica: «Certamente la fiducia nella direzione di Spar non è ancora ristabilita: dopo le parole ci vogliono i fatti», conclude Elsbeth Rufener.

Da drogheria a holding

Il marchio Spar è presente in Svizzera dal 1989, ma affonda le sue radici in un'azienda di famiglia creata nel 1761 a San Gallo che iniziò l'attività con una piccola drogheria in cui si vendevano caffé, té, cioccolata e spezie. Essa sviluppò da subito, apprendiamo dal sito internet di Spar, una «passione per gli alimentari», che nel corso dei decenni portò la proprietà ad allargare sempre di più la gamma dei prodotti.  Poi, esattamente vent'anni fa, la svolta, con la sottoscrizione di un "accordo di franchising" con "Spar International", gruppo con sede in Olanda, presente in 33 paesi con 13 mila 700 supermercati, che vanta un volume d'affari di 43 miliardi di franchi all'anno e 10 milioni di clienti al giorno.
Grazie a questo accordo, l'allora commerciante sangallese, mantenendo l'indipendenza giuridica ed economica, entrò a far parte della grande catena di distribuzione con il diritto di sfruttare marchi, insegne e segreti commerciali del gruppo olandese. Ma prestando anche grande attenzione «al valore dell'elveticità», per esempio attraverso la vendita di prodotti agricoli indigeni. Un strategia che aiuta a rafforzare l'idea di freschezza, che Spar trasmette attraverso il suo simbolo dell'abete ("spar" in olandese).
Oggi il gruppo Spar Svizzera (una holding comprendente tre società operative) è presente in tutti i cantoni della Svizzera tedesca e a Friburgo. Esso conta 163 punti vendita (tra negozi di prossimità, supermercati e centri all'ingrosso) e impiega 1'700 persone (tra cui 240 apprendisti). Lo scorso anno il giro d'affari di Spar Svizzera (che proprio in queste settimane festeggia i vent'anni) è cresciuto del 6,3 per cento a 957 milioni di franchi.   

Pubblicato

Venerdì 15 Maggio 2009

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