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Le sofferenze di Cuba e i banchieri pusillanimi

di

Franco Cavalli

Duecento anni or sono, Haiti, allora una colonia francese, era un’isola florida ed abbastanza benestante. Poi gli innumerevoli schiavi africani si ribellarono, scacciarono i francesi e fondarono la prima repubblica afro-americana. La Francia rispose con un blocco economico quasi centenario, che causò il progressivo impoverimento di Haiti, diventata ora di gran lunga il paese più misero delle Americhe.


Da cinquant’anni a questa parte gli Stati Uniti stanno cercando di fare lo stesso con Cuba, che prima della vittoria dei “Barbudos” era una colonia statunitense e un bordello gestito dalla mafia americana. Appena scacciato il dittatore Batista, il governo guidato da Fidel e dal Che decise di nazionalizzare una serie di settori economici controllati dai colossi nord-americani. Washington rispose con l’invasione militare della Baia dei Porci, miseramente fallita.


Venute meno altre soluzioni militari possibili nel contesto geopolitico di allora, Washington decise di cercare di riconquistare l’isola caraibica affamandola con il blocco economico. E questo blocco non ha mai cessato di esistere, anzi è diventato sempre più feroce: tant’è vero che da una quindicina d’anni Washington sanziona anche ditte straniere che abbiano la sfrontatezza di commerciare con l’Avana. Questo capillare blocco economico non è mai riuscito però a piegare la resistenza dei cubani, neanche nei momenti più tragici: mi riferisco agli anni del cosiddetto “periodo speciale”, che seguì la scomparsa dell’Unione Sovietica e comportò una caduta del prodotto interno lordo di circa il 40 per cento (pensiamo che la crisi greca attuale si “limita” ad una diminuzione del Pil del 6 per cento!).


Molte ditte, però, per paura delle ritorsioni di Washington, si rifiutano di avere contatti economici con Cuba: ne ho fatto l’esperienza molte volte, quando con Medicuba svizzera cercavamo di comperare medicamenti o strumenti medici da fornire agli ospedali cubani.


Da molto tempo le grandi banche svizzere (Ubs in testa) si rifiutano di effettuare qualsiasi transazione finanziaria verso Cuba. L’ultima banca elvetica che ancora poteva essere utilizzata per questi scopi era la Banca Cantonale di Zurigo (Zkb). Ora anche quest’ultima ha ceduto. Essendo stata coinvolta in una serie di loschi casi di evasione fiscale, la Zkb ha fornito un’arma letale di ricatto a Washington. A farne le spese sono state ancora una volta Cuba e tutte quelle organizzazioni e ditte svizzere che intrattengono rapporti di solidarietà o economici con l’Avana.


A niente sono valse le numerose critiche espresse dal Gran Consiglio zurighese e a niente è valso il riferirsi al fatto che la Svizzera ogni anno, assieme alla stragrande maggioranza delle altre nazioni del mondo, ad ogni Assemblea Generale dell’Onu condanna “fermamente” il blocco economico statunitense, che di solito viene sostenuto solo da Israele e dalle Isole Palau (!). A Berna quei partiti come l’Udc, che dicono di battersi per salvaguardare l’indipendenza svizzera, hanno taciuto. E che i nostri banchieri fossero dei pusillanimi, lo sapevamo già da un pezzo.

Pubblicato

Giovedì 6 Giugno 2013

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