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Le rotte dei partiti

di

Gianfranco Rosso
Se i partiti borghesi marciano di gran carriera verso destra e i socialisti verso il centro, chi resta a difendere i valori tradizionali della sinistra? Una domanda che sorge spontanea alla luce dei cambiamenti in atto nel panorama politico svizzero, ormai letteralmente contaminato dal "blocherismo". Abbastanza ovvia, seppur preoccupante, è la strada imboccata da radicali e democristiani, i cui nuovi presidenti (l’ultraliberista Gerold Bührer e l’ultraconservatore Philipp Stähelin) imprimeranno una chiara svolta a destra ai due partiti. Provenendo da Cantoni come Sciaffusa e Turgovia, dove con l’Udc non vi è solo competizione ma anche collaborazione sul piano politico, i due appaiono la carta ideale (si fa per dire) da giocare anche sul piano federale in vista delle elezioni del 2003: per difendere la loro forza elettorale radicali e democristiani proseguiranno la rincorsa dell’Udc facendo proprio un nuovo credo comune, all’insegna di famiglia, economia, esercito, patria e isolazionismo. Un credo che, tradotto in scelte politiche, significa tagli alla spesa sociale e sprechi nel militare, peggioramento delle condizioni di lavoro per i salariati e regali fiscali ai ricchi e alle imprese, privatizzazioni dei servizi pubblici e scadimento dell’offerta ai consumatori, patti con l’Europa del capitale e difesa del segreto bancario, apertura delle frontiere ai riciclatori e chiusura agli stranieri in cerca di una vita dignitosa. Di fronte a questa marcia verso destra delle forze borghesi, sarebbe logico attendersi un partito socialista chiaramente profilato a sinistra, così come aveva indicato Christiane Brunner di fronte al congresso che la elesse presidente: "Solo affermandoci come forza di sinistra potremo contrastare la politica populista dell’Udc e riconquistare l’elettorato che ha creduto alle sue promesse" disse a Lugano la presidente del Ps. Spesso però, come recita il noto adagio, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. La nostra impressione è infatti quella che in questi ultimi mesi il partito socialista svizzero abbia subìto una preoccupante virata verso il centro, nel tentativo di occupare quegli spazi elettorali lasciati "liberi" da radicali e democristiani: il sì alla nuova legge militare (con i tentativi di qualificare la minoranza interna contraria all’invio di soldati armati all’estero come una realtà alleata di Blocher), la posizione ambigua sul referendum contro la legge che liberalizza il mercato elettrico e il "pentimento" per aver contrastato la nuova legge sul personale federale e l’iniziative sull’Avs a 62 anni, sono solo alcuni fatti recenti che ci lasciano perplessi. Lo stesso vale per il tentativo dei vertici del partito di emarginare il capogruppo parlamentare Franco Cavalli (cfr. articolo sotto). Che dire poi dei vergognosi attacchi (attraverso la stampa borghese) del "leader" della minoranza di sinistra Pierre-Yves Maillard, definito "un leninista blocheriano" (con che coraggio!) da un autorevole Consigliere nazionale bernese? Tutto questo per il Tages Anzeiger significa che il Partito socialista "è diventato un partito pragmatico, moderno e orientato al successo, che si sta lasciando alle spalle la zavorra dell’ideologia per puntare decisamente al centro", scrive il foglio zurighese citando la moderata Simonetta Sommaruga. Il processo in atto, lo sottolineiamo, ci spaventa, perchè non farà altro che incrementare la disaffezione delle fasce più popolari della società, che dal partito socialista si attendono un impegno serio in favore dell’occupazione, di un reddito minimo garantito, di assicurazioni sociali dignitose, di una medicina di qualità per tutti, di una politica degli stranieri degna di un paese civile e del diritto all’alloggio. Solo così, crediamo, il Ps potrà sperare di evitare nel 2003 la débâcle elettorale, preannunciata recentemente da alcuni sondaggi e dalle prime elezioni cantonali. Sfiorisce la rosa del Ps di Françoise Gehring Amato Il Partito socialista perde qualche piuma. O meglio la rosa del Ps perde qualche petalo. Questo è quanto prevede un recente sondaggio secondo cui alle prossime elezioni federali il partito della rosa perderebbe tre punti. E non è poco. Abbiamo chiesto al professor Franco Cavalli, capogruppo dei socialisti alle Camere federali. un suo commento sull’esito dell’indagine demoscopica. "I risultati — osserva Cavalli — vanno comunque presi con molta prudenza. Ricordo che prima delle ultime elezioni i sondaggi ci attribuivano un grosso vantaggio smentito, poi, dalle urne. Se i dati di cui stiamo parlando ora corrispondono davvero ad una tendenza reale, una chiave di lettura la possiamo trovare in una serie di episodi che hanno interessato il partito socialista". Franco Cavalli allude, per esempio, alla lettera scritta dal sindaco di Zurigo in favore del faccendiere Marc Rich, alla vicenda del sindaco di Berna che contestava l’aumento del suo affitto (pur avendolo deciso come municipale), ai salari da capogiro dei "manager" socialisti alla testa delle Ferrovie e della Posta. Dirigenti che, tra l’altro, sono criticati per le loro scelte politiche come, per esempio, il progetto di ristrutturazione della Posta che prevede la soppressione di un migliaio di uffici postali. "Credo che i fatti che le ho appena elencato — puntualizza Cavalli — abbiano contribuito a minare la credibilità politica e morale del Partito socialista. Commenti del tipo "anche voi socialisti siete come gli altri" ne sento ogni giorno. E sono parole, queste, che esprimono un chiaro disappunto. Sono micidiali per il Ps che dovrebbe essere un partito davvero diverso dagli altri". Ma a rafforzare il disamore della base verso il Partito sono anche determinate scelte politiche. L’ala socialdemocratica del paese, presente soprattutto nella Svizzera tedesca, tende a prendere delle posizioni più conservatrici e a mandare segnali probabilmente amibigui all’elettorato. Il sostegno, seppure combattuto, alla nuova legge militare in votazione il prossimo 10 giugno ne è un esempio. "Condivido questa analisi. In questo momento — spiega il capogruppo socialista — si sta verificando, all’interno del partito, una lenta ma continua progressione verso le posizioni dell’ala più conciliante. Quest’ala, secondo me, ci porta su posizioni che da un punto di vista elettorale non rendono. E non rendono proprio perché la ricerca del compromesso a tutti i costi con i radicali e i democristiani, lascia a Blocher l’arma del "solo contro tutti. Questo atteggiamento succube del Ps non solo non porta frutti, ma, per finire, demotiva il nostro elettorato che non si mobilita più". Eppure il Ps potrebbe ancora cambiare strategia. Con la prossima elezione del nuovo presidente dei democristiani, le redini dei partiti borghesi saranno saldamente nelle mani di esponenti della destra. Il partito socialista potrebbe dunque rappresentare davvero l’alternativa profilandosi chiaramente a sinistra. "Con dei partiti borghesi che spostano sempre di più l’asse della loro politica a destra, il tentativo di rincorrerli è da suicidio. Sono convinto — afferma Cavalli — che una politica più profilata ed intelligente non scoraggerebbe l’elettorato centrista non socialista a votare per il Ps quale vera alternativa alla destra. Se continuiamo a perdere profilo — avverte il professore — correremo il rischio di perdere l’elettorato di sinistra e, alla fine, saremo un partito senza la forza propulsiva dei militanti. Proprio perché siamo coscienti di questo pericolo la sinistra del partito socialista si sta organizzando. E questo processo di riassestamento interessa anche socialisti a livello europeo. Io stesso prenderò parte ad una prima riunione in calendario a Berlino la settimana prossima".

Pubblicato

Venerdì 27 Aprile 2001

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