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Le regole del gioco

di

Generoso Chiaradonna
Domani, 1° giugno, entreranno in vigore i trattati bilaterali tra la Svizzera e l’Unione europea. Una data storica e che cambierà, migliorandoli, i rapporti tra i paesi europei e la Confederazione. Dei cambiamenti prossimi venturi ne abbiamo parlato con Gabriele Milani, segretario per il Sottoceneri del Sindacato edilizia e industria (Sei). Signor Milani, il Sei è pronto alla sfida degli accordi bilaterali che entreranno in vigore domani, o è preoccupato? Il sindacato si è mosso da tempo in vista dell’entrata in vigore degli accordi e in particolare di quello sulla libera circolazione delle persone. È anche intervenuto, a livello istituzionale, in modo che tale importante cambiamento non comportasse un rischio di peggioramento delle condizioni salariali e delle prestazioni sociali dei lavoratori. Tanto è vero che il Sei ha chiesto e ottenuto di fare parte, con il suo segretario cantonale Saverio Lurati, della Commissione tripartita. Su nostra proposta, è stato istituito l’osservatorio del mercato del lavoro che entrerà in funzione prima ancora dell’effettiva entrata in vigore della libera circolazione delle persone (che avverrà tra due anni). Quindi l’entrata in vigore della libera circolazione delle persone non è immediata? Non subito. Per i primi due anni permarranno le condizioni attuali. I nuovi permessi, per essere rilasciati, dovranno essere sottoposti all’autorità competente che verificherà se i salari minimi sono rispettati. Noi stiamo premendo affinché oltre all’istituzione dell’osservatorio del mercato del lavoro, venga istituito, prima del tempo, un organismo di controllo sotto l’egida delle commissioni paritetiche cantonali. Lo scopo di questi strumenti è quello di monitorare il mercato del lavoro e di verificare gli eventuali problemi per essere pronti, quando la libera circolazione sarà a pieno regime. I cambiamenti saranno immediati per i lavoratori frontalieri? Per i prossimi due anni, la precedenza per l’ingresso nel mercato del lavoro ticinese, viene ancora accordata ai lavoratori indigeni. Da subito, però, non sarà più necessaria una permanenza di 6 mesi nella fascia di confine (20 km) per ottenere un permesso di lavoro. Basterà avere la residenza di un giorno per poter avere il diritto di richiedere un permesso per frontaliere. I rischi di «dumping» salariale riguardano i lavoratori distaccati… I lavoratori distaccati sono lavoratori che sono alle dipendenze di ditte estere e che lavoreranno temporaneamente in Svizzera. Anche per noi è un problema che è stato subito evidenziato nelle sedi opportune e una delle nostre richieste, per dare appoggio agli accordi, era stata una misura di accompagnamento «ad hoc». Il legislatore svizzero l’ha poi recepita imponendo che questi lavoratori dovranno essere assoggettati a tutte le disposizioni contrattuali vigenti in Svizzera. E intorno a questi temi, siamo riusciti a coagulare anche gli imprenditori e artigiani dell’edilizia. C’è da aggiungere che grazie alla collaborazione sindacale transfrontaliera con la Cgil, abbiamo iniziato, da anni, un monitoraggio sulla realtà imprenditoriale di confine. Siamo in grado di sapere in anticipo se una ditta del comasco, ad esempio, che viene a lavorare in Ticino è un ditta seria che rispetta le condizioni di contratto italiane. È un modo per avere sottocchio la realtà imprenditoriale al di qua e al di là della frontiera. Anche perché – secondo me – sempre più aziende svizzere, andranno a cercare opportunità di lavoro dall’altra parte del confine. Un aspetto positivo degli accordi bilaterali è la scomparsa dello statuto dello stagionale… Se togliamo le paure e i rischi di «dumping» salariale che – ripeto – esistono, bisogna dire che noi fin dall’inizio eravamo, e siamo, favorevoli all’adesione della Svizzera all’Unione europea. Certo non l’Unione europea vista come mercato ma come un’Europa sociale. Spesso – non dimentichiamolo – l’Europa ha diritti sociali più avanzati. Ad esempio in materia di maternità, di protezione dai licenziamenti, ecc... Ci sono, insomma, aspetti che l’Ue ha regolamentato meglio. Un’adesione ci farebbe fare dei passi in tal senso. Ma già solo con la libera circolazione delle persone ci sono dei miglioramenti non indifferenti. Premetto che di fatto il capitale aveva libertà di circolazione, è giusto che anche i lavoratori – nel rispetto delle regole – abbiamo la possibilità di lavorare dove è più conveniente per loro. Sarebbe contraddittorio per un sindacato essere contrario a questa libertà. È fuor di dubbio che la libera circolazione delle persone abolisce uno scandalo che noi come sindacato denunciamo da anni. Ed è il divieto di ricongiungimento familiare che verrà a decadere. Lo statuto vedeva il lavoratore come mera forza lavoro da sfruttare e basta. Altri aspetti positivi riguarderanno i lavoratori annuali. Per questa categoria ci sarà, ad esempio, la libertà di cambiare posto di lavoro, che oggi è limitata. Ma anche la libertà di soggiornare in Ticino per i lavoratori frontalieri è un notevole passo avanti. Per più di 32 mila lavoratori ci sarà, se vorranno, questa libertà. Potranno anche scegliere una copertura assicurativa per malattia in Svizzera e avranno diritto, coloro che hanno figli con più di 15 anni ancora in formazione, agli assegni familiari. Era un diritto in vigore qualche anno fa e che l’attuale legge cantonale aveva tolto. Ora viene ripristinato. Rimane aperta la questione del riversamento dei contributi Avs all’Inps italiana… Il Sei si era posto il problema e chiedeva alle autorità italiane una proroga di cinque anni. Questo per permettere a chi aveva progettato di rientrare in Italia per usufruire del diritto, di fare le proprie scelte. Una prima battaglia che abbiamo fatto e che abbiamo vinto è stata quella relativa al II pilastro. Per ulteriori cinque anni rimarrà in vigore il regime attuale. Un lavoratore può decidere, in ogni momento, di ritirare il capitale di libero passaggio della Cassa pensione se smette di lavorare in Svizzera. Dopo cinque anni ci saranno le stesse condizioni che valgono ora per chi già risiede e lavora in Svizzera. Cosa cambierà per i contributi Avs. Si prospettano soluzioni a breve? Con il precedente Ministro del lavoro Cesare Salvi, avevamo cercato di trovare una soluzione ponte per quei lavoratori che avevano deciso di trasferire i contributi Avs in Italia per usufruire della pensione di anzianità italiana. E delle prospettive di soluzione erano state trovate e accettate dal precedente governo italiano di centro sinistra. Ma quella proposta non aveva fatto in tempo ad andare in porto. Non abbiamo desistito e abbiamo preso contatto con il Ministro senza portafoglio Mirko Tremaglia. Ma al di là delle buone intenzioni non siamo andati. Il tutto è stato demandato a Maroni, Ministro del lavoro che deve comunque rispettare i vincoli di spesa decisi dal Ministro delle Finanze Tremonti. Perché – non dimentichiamolo – l’accordo tra Svizzera e Italia in materia di contributi previdenziali era vantaggioso per le casse dell’Avs che liquidava in un’unica soluzione il pagamento dei contributi all’Inps. Ci è stato assicurato che sarà adottata entro breve una decisione. Comunque non c’è nulla di sicuro. Però, devo aggiungere, che grazie alle lotte del Sei per i lavoratori dell’edilizia, con il pensionamento anticipato appena conquistato, il problema è parzialmente risolto. Con l’entrata in vigore dei bilaterali, anche le altre assicurazioni sociali cambieranno? Sì. Ad esempio, un lavoratore potrà trasferire la disoccupazione per tre mesi in un paese dove vuole cercare lavoro. Se un lavoratore svizzero che è disoccupato e vuole fare una ricerca in Germania, per tre mesi ha diritto di percepire le indennità di disoccupazione svizzere. Ecco, proprio questa possibilità di scelta è un fatto positivo. Lo stesso vale per un lavoratore disoccupato italiano che vorrà cercare lavoro in Svizzera. Di questo, purtroppo non ne beneficiano i lavoratori frontalieri che hanno lavorato e versato i relativi contributi in Svizzera. Noi ci batteremo affinché anche questi lavoratori, se necessario, possano percepire le indennità di disoccupazione svizzere. Noi crediamo che chi lavora in un determinato posto e perde il lavoro, debba avere la possibilità di ricercare un nuovo posto dove conosce meglio la realtà del mercato del lavoro. La realtà, ad esempio, che i lavoratori frontalieri conoscono meglio è quella ticinese.

Pubblicato

Venerdì 31 Maggio 2002

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