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Le ragioni di palazzo

di

Stefano Guerra
«Ci è sembrata l’unica soluzione possibile per garantire l’operatività futura del Governo». Marco Borradori ribadisce la fondatezza della decisione operata la scorsa settimana dalla maggioranza del Consiglio di Stato. E respinge con decisione l’insinuazione secondo cui all’origine della scelta di sottrarre alla collega di governo Patrizia Pesenti la responsabilità di una parte del Dipartimento della sanità e della socialità (Dss) ci fosse un disegno politico. Nell’intervista concessa ad area e realizzata via e-mail il presidente del Consiglio di Stato spiega le ragioni che hanno spinto la maggioranza di governo ad optare per l’esautorazione parziale della direttrice del Dss, ammette che «dopo aver visto i timori che si sono creati nel Paese forse oggi agiremmo in modo più prudente» e spiega perché, a suo avviso, la decisione di mercoledì di reintegrare Pesenti alla testa del “suo” dipartimento non è una marcia indietro della maggioranza governativa. Marco Borradori, cominciamo dalla fine: lei definisce «un passo avanti» una decisione che a noi sembra una retromarcia. Ci faccia capire. Oggi tutti i membri del governo si sono impegnati a collaborare alla realizzazione degli obiettivi del Consiglio di Stato, anche se votati a maggioranza; a fornire i dati e le informazioni in loro possesso per trovare soluzioni costruttive ai problemi sul tavolo; a garantire che attueranno senza ostruzionismi le misure di contenimento approvate dal collegio governativo. Infine, nessuno contrasterà attivamente le decisioni adottate a maggioranza, pur mantenendo il diritto a far conoscere anche pubblicamente il proprio dissenso. È un grande passo avanti, poiché chiarisce i termini della collegialità ed eviterà in futuro la situazione insostenibile che abbiamo vissuto con il dibattito sul Preventivo. Patrizia Pesenti in veste di “martire” dello Stato sociale, un Partito socialista compatto come non lo era da tempo, migliaia di persone in piazza. La maggioranza del Consiglio di Stato aveva calcolato tutto questo oppure vi siete accorti dopo che il costo politico di tale decisione era più alto di quanto pensaste? Come abbiamo già più volte sottolineato, ma purtroppo non è stato capito, la decisione di sollevare Patrizia Pesenti da alcune responsabilità inerenti il suo dipartimento non è stata una scelta politica, anche se le sue conseguenze lo sono. In quel momento ci è sembrata l’unica soluzione possibile per garantire l’operatività futura del Governo. Il Ps ha invece subito interpretato questa scelta come un attacco allo Stato sociale, forse perché nel fine settimana elettorale la tentazione era troppo ghiotta. Quanto al costo politico, non credo che il risultato delle elezioni federali in Ticino sia imputabile più di tanto alla situazione venutasi a creare in Governo. Il Ps è cresciuto in tutta la Svizzera. Non pensa che la maggioranza del Consiglio di Stato abbia qualcosa da rimproverarsi almeno sulla forma e sulla tempistica della decisione di sottrarre parte del Dss a Patrizia Pesenti? Si è trattato di una decisione grave che non abbiamo preso a cuor leggero, ma che tutti in quel momento abbiamo ritenuto come inevitabile per garantire al Governo di poter lavorare sui temi finanziari che ci attendono. Una decisione presa sulla scorta di un disagio maturato nel tempo, dopo una serie di sedute governative in cui ci siamo resi conto che non si riusciva a progredire nel lavoro a causa di una spiccata resistenza della direttrice del Dss, cui peraltro mai abbiamo chiesto di fornire dati compiacenti o di tacere il suo dissenso. In un Governo di concordanza siamo chiamati per mandato a trovare delle soluzioni ai problemi proprio nell’interesse di tutta la popolazione, anche delle fasce più deboli. Certo, dopo aver visto i timori che si sono creati nel Paese forse oggi agiremmo in modo più prudente. Fra l’altro, decidere quel giorno e secondo quelle modalità mostra che non abbiamo di certo voluto strumentalizzare la comunicazione a fini elettorali. Anzi, abbiamo fatto un evidente favore al Ps. L’impressione è che il vero obiettivo della maggioranza del governo fosse quello di togliere l’intero Dss a Patrizia Pesenti. Insomma, l’esautorazione quale mossa preparatoria di un rimpasto parziale o generale. Il rimpasto, politicamente improponibile fino a qualche giorno fa, è apparso invece ad un certo punto come la soluzione a una crisi istituzionale che quindi non sarebbe poi così aliena a motivazioni politiche. Il ragionamento è errato? Le posso assicurare che la maggioranza del Governo non ha mai voluto togliere il Dss a Pesenti. Il suo ragionamento non fa una grinza, però non è stato il nostro: credo anzi che per ognuno di noi sarebbe un sacrificio lasciare il dipartimento che dirige ora; per me lo sarebbe di certo, considerato che dopo anni di fatiche ci sono dossier che stanno andando in porto. A noi preme poter continuare a lavorare nell’interesse del Paese, ma per farlo ognuna delle componenti del meccanismo governativo deve fare la sua parte. In fondo, con gli ultimi sacrifici chiesti al Dss il preventivo 2004 avrebbe potuto migliorare di pochi milioni di franchi. Non sarebbe stata un’inezia, ma comunque nemmeno una cifra ragguardevole sui 276 milioni di disavanzo. E allora uno si chiede se piuttosto di essere esasperati per l’atteggiamento di Patrizia Pesenti la maggioranza del governo non fosse esasperata per dover presentare un pessimo preventivo alla vigilia delle elezioni. Cosa risponde? Abbiamo agito non per esasperazione, ma in conseguenza del rifiuto della collega Pesenti di fornire dati, informazioni e verifiche e a causa del divieto da lei posto ai suoi funzionari di darci risposte senza le quali era estremamente difficile decidere il Preventivo. Se tutti avessimo assunto questo atteggiamento, il Governo non avrebbe potuto né definire, né approvare il Preventivo. I singoli consiglieri di Stato non possono pretendere di avere indirettamente il diritto di veto nei confronti degli altri quattro colleghi. Quanto alle cifre in gioco, il contenimento della spesa relativa al Dss, con le misure decise dal Governo è di 23,9 milioni di franchi più 6 milioni di franchi di aumento delle entrate, quindi un miglioramento del disavanzo d'esercizio pari a circa 30 milioni di franchi. Come lei dice, non è un’inezia e non è nemmeno una cifra ragguardevole: è una misura sostenibile, tenuto conto della situazione finanziaria del Cantone e delle prospettive. Chi ha notato il suo imbarazzo e l’atteggiamento dei suoi colleghi di governo alla conferenza stampa di venerdì 17 ottobre non ha potuto fare a meno di pensare che lei fosse lì ad annunciare una decisione che in realtà non condivideva appieno. Non pochi vedono in Marina Masoni il vero “cervello” dell’operazione di esautorazione. Cosa risponde? Rispondo che quello che è stato interpretato come imbarazzo era qualcosa di molto peggio: una tristezza profondissima, per la consapevolezza di porre in essere un atto grave, che metteva probabilmente fine a un rapporto vero e a un’amicizia lunga più di vent’anni con una persona che continuo a stimare. Credo che umanamente sia una delle cose più brutte da dover decidere e sostenere. Detto questo, la decisone è stata appoggiata con la stessa determinazione dai “cervelli” di tutti e quattro i consiglieri di Stato. Quali sono i famosi dati che il Dss si sarebbe rifiutato di fornire alla maggioranza di governo e quanti milioni di franchi speravate ancora di “risparmiare” sulla base di questi dati? Vorrei ribadire che la spesa sociale del Cantone, anche dopo le decisioni del Governo sul Dss, aumenterà l’anno prossimo da 687 milioni di franchi del Preventivo 2003 a 723,9 milioni del preventivo 2004: +36,9 milioni di franchi, +5,4 per cento. La spesa corrente totale del Dss aumenterà di 33,5 milioni di franchi, cioè del 3,6 per cento. Nessuna riduzione, quindi, ma un aumento comunque consistente. I dati che non ci sono stati comunicati durante la seduta del 16 ottobre sono quelli inseriti nel testo e nelle tabelle pubblicate alle pagg. 67-71 del messaggio, nel capitolo relativo alle misure sull’assicurazione malattia. Non abbiamo mai chiesto al Dss di addomesticare o di sostenere le argomentazioni del commento: si è chiesto di verificare se i dati nudi e crudi, in particolare quelli delle tabelle, erano corretti o meno. La maggioranza di governo insiste che non si tratta di “tagli”, bensì di un “contenimento dell’aumento della spesa pubblica”. D’accordo, la spesa pubblica aumenta, ma i bisogni anche. E allora non le sembra che alla fine ciò che conta sono gli effetti di queste decisioni sulla pelle delle persone, soprattutto quelle di reddito medio-basso? Certamente, e proprio per questo non si può dire che il Governo riduce la spesa sociale, quando invece l’aumenterà in misura superiore alla crescita media della spesa corrente complessiva del Cantone. I sussidi di cassa malati aumenteranno, le prestazioni complementari Avs/Ai aumenteranno, molti altri sussidi sociali pure. C’è però un limite oltre il quale non si può andare senza dissestare le finanze del Cantone: se ci sono molti bisogni e se i bisogni aumentano, compito del politico è rispondere in base a criteri di priorità: concentrare aiuti e prestazioni sui cittadini più bisognosi, anziché disperdere sussidi in tutte le direzioni. Non è facile fare queste scelte di priorità: ma è il compito di noi politici. Per il caso specifico del Dss, bisogna anche considerare che la spesa sociale è fortemente cresciuta anche nella scorsa legislatura: nel 2000 la spesa per la previdenza sociale era stata pari a 619,5 milioni di franchi; l’anno prossimo sarà, secondo il preventivo, di 723,9 milioni di franchi, con un incremento quindi di oltre 100 milioni di franchi (+16,8 per cento). Mettere dieci mani in un dipartimento s’è rivelato impossibile dal punto di vista operativo e la maggioranza di governo se n’è presto resa conto. Avete parlato di un rimpasto, magari generale, in seno al governo? Sono persuaso che la situazione venutasi a creare non poteva durare a lungo. Quanto al rimpasto, in Consiglio di Stato si è parlato anche di questa ipotesi, ma per ora non è al centro della discussione. Per quanto mi concerne, se proprio una rotazione dei dipartimenti fosse stata l’unica soluzione per far rientrare la crisi, l’avrei accettata, anche se lasciare il territorio in questo momento non sarebbe certo stato nei miei desideri. Quasi un quarto delle e dei ticinesi non si sono più sentiti rappresentati in maniera adeguata da questo governo. Cos’ha da dire a queste persone? Vorrei dire loro che questo Esecutivo – proprio grazie alle diverse personalità che lo compongono – è garanzia di un modo equilibrato di governare il Paese, è garanzia anche di scelte equilibrate, che tengono conto dei bisogni di tutti i cittadini. Siamo consapevoli del fatto che le fasce più deboli della società hanno bisogni urgenti e inderogabili, così come sappiamo di dover rispondere ai bisogni educativi, a quelli della sicurezza e a quelli di mobilità. E sappiamo anche con certezza che non tutti i bisogni sono da mettere sullo stesso piano. Vorrei dire a chi mi ha scritto in questi giorni, perché preoccupato dalla decisione del governo, che la sensibilità sociale è diversa per ogni membro del governo, ma né io, né i miei colleghi adotteremmo mai delle misure tali da aumentare l’indigenza della popolazione.

Pubblicato

Venerdì 24 Ottobre 2003

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