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Le ragioni del business, dei gangster e dello sport

di

Libano Zanolari
Quali sono le ragioni dello sport? Dovrebbero ad ogni modo essere diverse da quelle del "business", il "profitto", e da quelle dei gangsters, il profitto ad ogni costo (anche a quello della vita). Stando ai fatti emersi in questi giorni il confine fra queste "ragioni" è sempre più labile, e purtroppo c'entra, e non poco, anche il nostro Paese.
A Zugo s'è celebrato il processso contro la maggiore società di commercializzazione di eventi sportivi, la Ism/Isl che vendeva diritti televisivi di giochi olimpici, calcio, atletica,  nuoto e basket al miglior offerente, spuntando contratti attorno al miliardo di dollari. La società è fallita nel 2001 con debiti attorno ai 300 milioni di dollari. La potente Fifa di Sepp Blatter l'aveva accusata di avergli sottratto 70 milioni. Ma poi, improvvisamente, la denuncia era stata ritirata. Perché? I giudici avevano comunque voluto vederci chiaro. E così è emerso che dal 1989 al 2001 la Isl ha fatto circolare 138 milioni di franchi per corrompere grandi funzionari dello sport mondiale. Il direttore Jean-Marie Weber consegnava personalmente le pesanti mazzette, in contanti e senza ricevute. Ora l'alsaziano non parla. E ha ragione perché all'epoca dei fatti per la legge svizzera le tangenti erano legali; non solo, potevano essere dedotte dalle tasse. Si parte dal presupposto che tutti sono corrotti e dunque le imprese svizzere per lavorare devono corrompere, altrimenti non vincerebbero mai nessun appalto. Una procedura  assolutamente normale, "branchenüblich", l'hanno definita gli imputati, che verranno assolti se non emergeranno altri reati. Ora però, in attesa del verdetto,  molti passeranno una brutta estate: se il 66enne Weber sarà condannato a 4 anni e mezzo di carcere come richiesto, accetterà di farli in silenzio senza far nomi?
C'è dell'altro: si sa che i grandi desiderosi di essere rieletti in eterno compravano i voti a colpi di mazzette da 50 mila dollari l'uno; sinora sono emersi solo due nomi di potenti che controllavano il calcio in Sudamerica: poca cosa rispetto a chi li chiedeva pagando attraverso la Isl…
Una corruzione da Repubblica delle Banane sull'uscio di casa nostra con i massimi dirigenti che approfittavano astutamente di un vuoto giuridico. Le grandi federazioni internazionali perseguono o no il profitto? Oppure sono come l'Onu? Contribuiscono alla pace e alla convivenza pacifica fra la gioventù di tutto il mondo senza distinzione di razza e religiose, e senza scopo di lucro? Lo sport, nato con forti motivazioni pedagogiche, etiche e ludiche rischia di diventare al meglio uno spettacolo circense fine a sé stesso, al peggio un fenomeno da fiera paesana d'altri tempi, con la donna-cannone, il capretto nato con 5 zampe e il mangiafuoco.
Il rischio grave, mortale anzi, è che molta gente si stacchi da questo sport dopo aver capito che la competizione leale fra i migliori al mondo è ormai secondaria rispetto ai contratti milionari firmati in anticipo. Conta far ruotare il "business", lo spettacolo: venghino signori, venghino. Ma lo sport (la vita?) è condannato perlomeno a una parvenza di etica se non vuol perire, se non vuol finire sul serio in mano ai gangsters: uno dei due proprietari del Liverpool, lo statunitense George Gilette jr., ha ricevuto minacce di morte indirizzate a lui e alla famiglia. C'è chi non è d'accordo con la vendita del suo pacchetto azionario. Che sia il caso di fare maggiore chiarezza prima che lo sport passi ai metodi della Chicago di Al Capone?

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Venerdì 18 Aprile 2008

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