Vushtri, 29 maggio 2004 In collaborazione con il comune di Vushtri/Vusitrn (albanese/serbo) il servizio civile internazionale (Sci) – diretto dalla Svizzera (1) – organizza e coordina da ormai tre anni a questa parte un progetto di volontari concepito per il lavoro giovanile: Kids. Questa città di provincia tra Prishtina/Pristina e Mitrovica/Kosovska Mitrovica, conta circa 90 mila abitanti. È stata una delle città che ha sofferto maggiormente la guerra: 6 mila case distrutte in pochi mesi. Oltre ad aver subito danni materiali, è stata teatro di massacri orribili, che hanno traumatizzato la popolazione. Si è iniziato con la creazione di un centro dove i giovani potessero incontrarsi per intraprendere delle attività comuni, un luogo dove anche le madri sole avrebbero potuto affidare i loro figli per avere la possibilità si svolgere altre attività o semplicemente rilassarsi. Dagli inizi del progetto la situazione nella città è migliorata sensibilmente anche grazie ai soldati della Kfor degli Emirati Arabi Uniti che hanno contribuito alla ricostruzione e alla riparazione delle abitazioni. Inoltre fino agli inizi del 2003 lo sceicco e presidente degli Emirati Arabi Uniti ha fatto costruire e gestire dai suoi uomini un ospedale. L’approvvigionamento di acqua e di elettricità è migliorato sensibilmente in tutto il Kosovo anche se non è ancora ottimale. Questa situazione non ancora affidabile e instabile influenza la vita quotidiana e determina il ritmo della giornata. I tempi in cui le organizzazioni internazionali distribuivano generi alimentari alla popolazione fanno ormai parte del passato. Infatti da due anni i contadini possono di nuovo coltivare i loro campi. Oggi a Vushtri al mercato si può trovare di tutto. «Esiste però una cosa che non lascia vivere in pace la popolazione, la corruzione. Troppi soldi vengono incassati illegalmente, troppe persone sfruttano i più poveri», afferma Hava Haliti, una ragazza che lavora al Centro Kids della città. Coloro che stanno peggio sono i cittadini che non posseggono un pezzo di terra e come la maggior parte degli abitanti del Kosovo non hanno un lavoro. Peggio ancora si trovano coloro che non ricevono nessun tipo di aiuto almeno da parte di un membro anche lontano della famiglia. Il centro sociale di Vushtri, come succede un po’ in tutto il Kosovo, è completamente preso d’assalto e a causa della cronica mancanza di fondi non può sobbarcarsi una simile mole di pagamenti. Inoltre sin dalla fine della guerra e fino a metà del 2002 non veniva versata nessuna pensione. Oggi viene versato l’importo di 28.- Euro a persona. A parte alcune associazioni internazionali (che purtroppo stanno lentamente lasciando il paese) o locali non esistono aiuti finanziari o sufficienti materiali di sostegno per bambini traumatizzati e soprattutto per i piccoli invalidi di guerra. In città non esistono luoghi d’incontro o di svago per i giovani. La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze inoltre non ha terminato la scuola. «I motivi», ci racconta Hava Haliti «sono molteplici: non hanno abbastanza soldi per il materiale scolastico, il trasporto ecc. Gli stipendi sono talmente bassi, che i genitori non possono offrire ai propri figli un futuro migliore». Il progetto Kids dà la possibilità ai giovani del posto di organizzarsi e di creare delle attività interessanti. «Le attività del tempo libero permettono a ragazzi e ragazze di gestire la loro crescita con giochi in modo da poter vedere un po’ di normalità nella loro vita», afferma Asim Ferizi. Un giorno alla settimana un gruppetto di ragazzi e ragazze si ritrovano nello spazio Kids per organizzarsi. «Abbiamo e continueremo ad organizzare un corso di tedesco e un ritrovo tra ragazze. Io insegno con la mia amica Hava» afferma Aida Hyseini. «Inoltre in estate si organizzano tornei di calcio, corsi di ballo, disegno, pittura e lavoro manuale», aggiunge Gazmend Fejza. Lo scopo di questi incontri è di migliorare la comprensione, creare fiducia tra i giovani e sostenere alcuni piccoli progetti. «Spero che un giorno i giovani possano avere una vita migliore, perché solo la speranza ci fa continuare a lottare», dice Aida. Dopo che i giovani che hanno la possibilità hanno terminato il loro ciclo di formazione, non rimane loro che starsene a casa in quanto non trovano lavoro: la disoccupazione è la piaga del Kosovo. «I ragazzi incappano magari in gruppi di amici, che li portano a compiere degli atti illeciti, con conseguenze per tutta la vita. Le ragazze invece», termina il suo racconto Hava, «si sposano e fanno figli, per occuparsi di qualche cosa, anche se in realtà non possono offrire molto a questi bambini». 1) http://www.scich.org

Pubblicato il 

04.06.04

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato