In occasione della giornata cantonale della persona anziana del 7 ottobre scorso organizzata dall'Atte è stato consegnato, come è consuetudine, il premio "Fondazione Federico Ghisletta". Questo premio viene attribuito a «studi e ricerche sulla condizione e sulla realtà sociale dell'anziano». Seguendo la proposta della Commissione scientifica della Fondazione, il premio 2008 è stato assegnato a Viviana Canonica per il lavoro di ricerca intitolato «il mantenimento a domicilio delle persone anziane nel Cantone Ticino: oggi e domani». Nella motivazione si afferma tra l'altro che il lavoro premiato ha il merito di «aver affrontato un argomento molto sentito sia a livello di utenza, sia a livello istituzionale, tramite una analisi critica ben strutturata senza per questo perdere di vista gli aspetti umani e qualitativi della tematica…»
Sulla base di una ricca documentazione l'autrice dello studio ripropone all'attenzione del lettore l'importanza dei servizi che aiutano la persona fragile, bisognosa di cure a restare al proprio domicilio evitando, nel limite del possibile, di dover far capo all'ospedale o alla casa per anziani medicalizzata. Questi servizi, che sono sussidiari alla famiglia, si rivolgono a ogni fascia di età. Tuttavia l'utenza nella misura dei 2/3 è rappresentata da persone con più di 65 anni e da donne. In questo senso la «legge sulla assistenza e cura a domicilio» del 16 dicembre 1997 «esprime una presa di coscienza dei grandi mutamenti demografici della nostra società perché è in seguito all'aumento del bisogno  (soprattutto da parte degli anziani) che si è deciso uno sviluppo maggiore di questi  servizi» ed è stata riconosciuta la necessità di un coordinamento con prestazioni analoghe fornite da privati, dagli ospedali e dalle case per anziani.
Fin qui le considerazioni positive dello studio, perché, purtroppo, le modalità di realizzazione dei "Servizi di aiuto domiciliare" (Sacd) e delle "Strutture di appoggio" (Sapp) lasciano irrisolti molti punti critici. Cercando di riassumere in poche parole una esposizione dettagliata, circostanziata ma di facile lettura, l'autrice dello studio lamenta «la carenza dei servizi nelle ore notturne e serali», la mancanza di operatori sociali all'interno dei Sacd, le differenze quantitative che vedono il Luganese e il Locarnese in netto ritardo rispetto alle altre regioni del Cantone, il mancato coinvolgimento diretto dei Comuni che si limitano a pagare l'80 per cento del fabbisogno, l'informazione dell'utenza potenziale «quasi inesistente», il coordinamento «ancora molto problematico», una logica risparmista imposta dal Cantone che «impedisce di allungare la fascia oraria» e di «garantire un accompagnamento costante agli ammalati cronici in fase avanzata», «una presenza media minore a quella di altri Cantoni», «tariffe eccessive da parte dei Servizi di appoggio».
Tutto questo è difficile da capire se pensiamo che l'obiettivo dei Sacd era anche quello di ridurre i costi di degenza e che nel Rapporto del 30 settembre 2004 della Commissione speciale sanitaria del Gran Consiglio si afferma «che il costo per persona mantenuta a domicilio ammonta a 15.000.- franchi contro gli 80.000.- franchi generati dal ricovero in Casa per anziani» e che «la spesa per l'assistenza e cura a domicilio (circa 36.5 milioni all'anno di cui 11 coperti dalle casse malati, 6 da sussidi federali e 3.5 dagli utenti, 13 dai Comuni e 3 dal Cantone) rappresenta solo il 2 per cento del totale della spesa sanitaria» (idem) !
Credo che l'inerzia che caratterizza questo settore meriterebbe maggiore attenzione da parte di tutti in particolare se sono condivise le considerazioni finali del lavoro premiato: «Quella del mantenimento a domicilio è la soluzione più umana rispetto alle altre (...) La stragrande maggioranza delle persone anziane desidera passare tutta la vecchiaia a casa (...). E' una politica della salute vicina alla gente, porta i valori di prossimità, di scambio e di responsabilità (...). Il voler conservare la propria autonomia il più a lungo possibile è un valore importante per la generazione dei futuri pensionati e dovrebbe essere preso in considerazione nella politica della vecchiaia dei prossimi anni».
Mi permetto una piccola aggiunta: voler conservare la propria autonomia è un valore importante per i prossimi pensionati, ma anche per quelli attuali.

Pubblicato il 

10.10.08

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