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Le opere di tutta una vita

di

Virginia Pietrogiovanna
Impressionante di Doris Lessing, undicesima donna ad essere insignita del premio Nobel per la letteratura, è la mole degli scritti. Più di venti romanzi, diverse raccolte di racconti, un'autobiografia in due corposi volumi (il terzo volume dovrebbe seguire non appena l'autrice lo riterrà opportuno): da quando, nel 1949, ha pubblicato il suo primo romanzo "L'erba canta" – edito in italiano da La Tartaruga, nel 2000 – Doris May Taylor, questo il suo nome da fanciulla, ha sfornato in media un'opera ogni due anni.
Impressionante, poi, è la qualità. Impossibile infatti pescare, nella lunga lista dei titoli, degli scritti "minori", se non forse – ma è una questione puramente di lunghezza del dettato – i racconti, che pure godono (come per esempio i "Racconti londinesi" i "Racconti africani" o "L'altra donna" – tutti editi da Feltrinelli) di una fama incondizionata. Quando scrive Doris Lessing cattura, avvince il suo lettore, sempre.
Se si fa astrazione dalle sue opere in cui fa capolino la fantascienza (a cominciare dalla pièce "A ciascuno il suo deserto", uscita nel 1958, passando per le avventure di "Mara e Dann" – edite da Fanucci – fino a "Istruzioni per una discesa all'inferno", uscito nel 1971, per non parlare dei cinque romanzi del 1979 che vanno sotto il titolo di "Canopo in Argo" in cui la fantascienza si mescola alla letteratura tradizionale – per citarne solo una parte), fuori dalla pur consistente parentesi fantascientifica che si estende per un ventennio (pressappoco dal 1960 al 1980) si diceva, Doris Lessing tiene legato il suo lettore con il semplice racconto della vita reale. Nessun elemento di mistero, nessuna suspence da thriller, né storie o esperienze estreme (forse un'eccezione è da farsi per "Il quinto figlio" e il suo seguito "Ben nel mondo", entrambi per i tipi di Feltrinelli). Tutto ciò che fa vendere libri oggi non trova posto in quelli della scrittrice inglese.
Che sia molto letta Doris Lessing non c'è dubbio. I suoi libri vengono costantemente ristampati, segno di un tangibile riconoscimento da parte dei lettori. Cosa, se non gl'ingredienti più efficaci a destare interesse nel lettore, tiene fissi gli occhi ai suoi romanzi e ai suoi racconti è presto detto: la capacità della scrittrice di schiudere tutte le pieghe del quotidiano in modo tale che è impossibile non aderirvi e sentirsi partecipi. La vita dei personaggi si fa, leggendo, parallela a quella di chi legge. E non perché Doris Lessing parli necessariamente di ciò che sta vivendo il lettore, ma perché le situazioni, le atmosfere, i sottili rapporti che legano i personaggi sono talmente ben orchestrati e descritti che l'immersione da parte del lettore è totale. Una vita parallela, dunque, la normalità che diviene romanzo.
Ciò che ancora colpisce nella scrittura di Doris Lessing è l'abilità con la quale le vicende vengono condotte su più anni. Ottantasette anni compiuti lo scorso lunedì 22 ottobre, Doris Lessing nutre una passione mai celata per la scrittura che si estende lungo ampi lassi di tempo. Ripresi a distanza di  anni alcuni dei suoi romanzi più letti trovano una continuazione che a volte si estende su più volumi, senza che questo comporti cedimenti o forzature di alcun tipo. Regista perfetta delle vicende dei propri personaggi Doris Lessing lavora sulle opere dall'ampio respiro con la stessa abilità, l'assoluta padronanza e la medesima puntigliosità che si trovano nei suoi racconti. Esempio magistrale di questa passione per la scrittura estesa nel tempo che spesso copre la vita di un personaggio sono i tre volumi che formano il ciclo di Martha Quest ("Martha Quest", edito inizialmente con il titolo "I figli della violenza", "Un matrimonio per bene", intitolato in un primo tempo "La noia di essere moglie" e "Echi della tempesta", tutti da Feltrinelli). La trilogia di Martha Quest, che segue la vita della ragazza dalla sua infanzia in Africa fino alla maturità, rappresenta il caso più omogeneo, conseguente e strutturato della produzione narrativa di Doris Lessing, ma non è certo l'unico. Il famoso "Diario di Jane Somers" (con Janna che visita la vecchia Maudie e l'accompagna fino alla morte) trova seguito nel – minore, sì, rispetto al primo per pregnanza ed immediatezza narrativa – romanzo pubblicato in Italia (Feltrinelli) nel 1988, "Se gioventù sapesse". Ma così pure "Il quinto figlio", trova seguito in "Ben nel mondo", dove il figlio atipico nato nel primo romanzo, cresce e diventa adulto nel secondo (Feltrinelli ambedue). Un gusto per la biografia dei personaggi, come a voler catturare con uno sguardo completo l'essenza della loro esistenza. Senza mai teorizzare. Caratteristica infatti di Doris Lessing è di presentare le sue storie senza intervenire, senza moralizzare o giudicare. Ovunque rimane un'ottima osservatrice, attenta anche agli aspetti più minuti della vita dei personaggi, difficili, se non da cogliere, certamente da trasmettere per iscritto senza appesantire il racconto.
La tendenza a voler racchiudere in uno scritto la vita intera diviene evidente soprattutto nei confronti della propria. Diversi i tentativi autobiografici che costellano la produzione di Doris Lessing: "Memorie di una sopravvissuta" (Fanucci, 2003), un libro che ipotizza scenari futuri con un gusto per la fantascienza, ma che la stessa autrice definisce "Un tentativo di autobiografia". Nel 1986 è il turno di "Mia madre" (uscito in Italia nel 1988 per Bollati Boringhieri) altro romanzo autobiografico, mentre i testimoni maggiori sono i due volumi dell'autobiografia ("Sotto la pelle" e "Camminando nell'ombra" – Feltrinelli) dove Doris Lessing ripercorre le tappe della sua vita soffermandosi su ricordi, vicende e sensazioni che svelano la provenienza di molti particolari e di molti scenari dei suoi romanzi. Meno brillante a livello di scrittura rispetto alle opere di narrativa, l'autobiografia, che ha un andamento più discorsivo, ha il pregio di far luce sulla donna prima ancora che sulla scrittrice. Emergono i tratti del carattere di Doris Lessing, i pregi come i difetti, emergono i capricci, la caparbietà, i vanti, l'acuta intelligenza, ma soprattutto si scopre con chiarezza che buona parte della produzione letteraria altro non è che una rivisitazione del proprio vissuto. Martha Quest, per fare un esempio, vive all'interno della trilogia che le è dedicata la stessa parabola di vicende, le stesse situazioni ed emozioni descritte da Doris Lessing nella sua autobiografia. E così si può dire – anche se in misura più sfumata – della Sylvia di "Il sogno più dolce". Non solamente l'ambientazione africana – si ricordi che Doris Lessing ha vissuto nell'attuale Zimbabwe fino alla giovinezza, fino a quando, cioè, a trent'anni si è trasferita in Inghilterra – non solo l'Africa, si diceva, torna costantemente nelle opere dell'autrice, ma tutta una serie di vissuti, di contenuti, di esperienze radicate nel profondo della scrittrice riemergono con frequenza negli scritti, tanto che, gettando uno sguardo globale sull'intero corpus delle opere di Doris Lessing vien da dire che la sua scrittura non è altro che una lunga, continua, sempre rinnovata stesura della propria biografia.

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2007

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