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Le nuove vie della narrazione

di

Gianfranco Helbling
La narrazione è la forma teatrale deputata a tramandare fatti, a far sopravvivere la memoria che altro non è se non la storia filtrata attraverso l’arbitrio soggettivo di chi l’ha vissuta e quindi prima e più di tutti ha il diritto di raccontarla. Ma a teatro la narrazione può contaminarsi con altre forme espressive e aggiungere alla memoria nuovi significati, nuove emozioni, nuove ragioni di essere. Lo provano quelli che sono stati i due spettacoli più attesi e significativi visti lo scorso week-end al Festival del teatro di narrazione di Arzo: il collaudatissimo “Braccianti” della compagnia pugliese Armamaxa e “Terra bruciata”, la nuova produzione del ticinese Teatro della Memoria Attiva che proprio ad Arzo ha avuto la sua prima assoluta. Quello di Armamaxa è ormai uno spettacolo cult della scena off italiana, ed è il frutto del fortunato incontro di una serie di persone e istituzioni sensibili al problema dello sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori e interessate alla nascita di quello che fu il movimento bracciantile. Tutto è partito dal “ritrovamento” di una serie di vecchie registrazioni fatte negli anni ’70 da Giovanni Rinaldi, che ha raccolto una nutrita serie di ricordi di braccianti sulla loro vita non solo lavorativa nel Basso Tavoliere, in Puglia. Ricordi che, per l’età dei protagonisti, rischiavano di andare persi. La volontà di Rinaldi di recuperare quel materiale e l’interesse di Armamaxa hanno contagiato numerosi partner anche fuori dalla Puglia, tanto che in breve è nato appunto lo spettacolo (attraverso un lavoro laboratoriale che ha coinvolto anche altri gruppi) ed è stato pubblicato un libro (*). “Braccianti” ha un primo, notevole merito: di aver saputo trattare un materiale quasi sterminato facendone una selezione estremamente rigorosa e soprattutto un’elaborazione scenica che va oltre il racconto orale per evocare ricordi ed emozioni a più livelli, sfruttando anche il teatro di movimento, il teatrodanza e le proiezioni. Lo spettacolo di Armamaxa (con in scena l’attore e regista Enrico Messina, vera anima del gruppo, e la danzatrice Micaela Sapienza) non sommerge quindi il pubblico di parole, ma gli porge alcuni stimoli per poi cullarlo con immagini semplici ma forti e con racconti nei quali l’emozione trova diretta espressione sul palco non meno che i fatti narrati. Non è quindi la semplice descrizione del lavoro e della vita dei braccianti di Puglia fin oltre la seconda guerra mondiale, ma la trasfigurazione dell’emozione che quel ricordo sa suscitare. Un’ottima operazione teatrale quindi supportata da due bravi interpreti che esplora con gusto e senso della misura nuove potenzialità per il teatro di narrazione. Ancora più audace è la seconda produzione del Teatro della Memoria Attiva. “Terra bruciata” porta infatti in scena un narratore (Andrea Noseda) accompagnato da quattro musicisti su sfondo di proiezioni video. Si tratta della seconda parte di una trilogia fra passato (“68 giri in Kodachrome”, presentato lo scorso anno), presente (“Terra bruciata”) e futuro (spettacolo atteso per il 2005). A far da filo conduttore c’è il protagonista, il fotoreporter Ernesto, che racconta la sua vita, divisa fra Europa ed Argentina. In “Terra bruciata” siamo nell’oggi, nell’attualità più stretta, eppure allo spettacolo non manca un respiro ampio, che va a porre quelle domande che rimangono oltre la contingenza. Ernesto si trova in Argentina, intento a documentare la sparizione di troppi bambini di strada mentre sua moglie sta per dargli un figlio. Ma in un mondo così globale com’è quello di oggi l’altrove è qui, ti entra in casa: è la guerra in Iraq, è la prepotenza che lì uccide assurda come in Argentina. Ed è anche quel figlio che a New York aspetta per sopravvivere un organo rubato ad un ragazzo argentino assassinato. Un filo sottile ma forte lega questi angoli di mondo, è la sofferenza dell’infanzia in un presente che lascia poco spazio alla speranza e in cui nemmeno nel privato troviamo più un porto sicuro. “Terra bruciata” ha indubbiamente bisogno di alcune repliche per rodarsi (troppo legnosi sono apparsi in occasione della prima di sabato gli snodi dalle parti narrative a quelle musicali), ma già oggi può contare su tre punti di forza. Innanzitutto la concezione dello spettacolo, molto moderna ed elaborata, con un preciso progetto grafico e visivo ma leggera nella fruizione (e con un gioco di cinema nel teatro che forse potrebbe ulteriormente essere indagato). Poi un testo, del regista Pablo Ariel Bursztyn, che sa cogliere una dimensione più profonda nel quotidiano. Infine la notevole resa recitativa di Noseda. Qualche replica in più (su un palco di maggiori dimensioni) e delle luci più tranquille potrebbero contribuire a fare di “Terra bruciata” un notevole spettacolo (tenuto conto anche della giovane età del gruppo e dei suoi componenti), ideale prosecuzione di “68 giri in Kodachrome” e fedele testimone della crescita espressiva e professionale del Teatro della Memoria Attiva. *) Per approfondimenti si consigliano gli interessanti siti internet http://www.progettobraccianti.it e http://utenti.lycos.it/ giovannirinaldi/memoriahp.htm

Pubblicato

Venerdì 3 Settembre 2004

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