Gli anni '90 sono stati contraddistinti da profondi mutamenti nel mercato del lavoro, che hanno fatto emergere nuove forme di impiego e nuove figure professionali. Benché si tratti di figure molto diverse tra loro, tutte sono però il risultato di un nuovo modo di organizzare il lavoro basato essenzialmente sulla flessibilità. Lo studio "Forme del lavoro e qualità della vita in Ticino", commissionato dal Dipartimento della sanità e della socialità alla Supsi e i cui risultati vengono presentati oggi, analizza gli effetti sociali della flessibilità del mercato del lavoro in Ticino e fa parte di un'ampia riflessione avviata dal Dss sui determinanti economici della salute della popolazione ticinese. Lo studio, curato da Christian Marazzi e Angelica Lepori, rappresenta una vera e propria novità nel panorama delle ricerche sinora effettuate in Svizzera. Per la prima volta è stata effettuata un'inchiesta sui lavoratori cosiddetti atipici, facendo emergere i loro vissuti, le loro preoccupazioni e le loro aspettative. Si è così data la parola a soggetti che ogni giorno sperimentano sulla loro pelle la "rivoluzione silenziosa" in atto dei nuovi modi di lavorare caratterizzati da ampie dosi di precarietà e flessibilità. Parlavo di "rivoluzione silenziosa". Infatti, se negli anni '90 il numero di persone è rimasto in Svizzera più o meno stabile, è tuttavia cambiata la composizione di coloro che svolgono un'attività remunerata. Sono state infatti introdotte nuove modalità di organizzazione dei tempi di lavoro (part-time, su chiamata, interinale, in affitto,ecc.) e nuove forme di remunerazione (salario al merito, bonus legati alla produzione, ecc.). Pure aumentato è il numero di lavoratori autonomi che si sono messi in proprio dopo aver perso il lavoro e essere stati in disoccupazione per un certo periodo. Anche tra questi lavoratori molto diffusa è la precarietà. Nella seconda metà degli anni '90 la disoccupazione è sì stata parzialmente riassorbita, ma parallelamente è aumentata di molto la precarietà nei rapporti di impiego. Questi mutamenti avvenuti nel mercato del lavoro hanno inciso profondamente nella struttura dello stesso mercato e caratterizzeranno molto verosimilmente anche la nostra società nei prossimi anni, indipendentemente dalla situazione congiunturale. Per questa ragione è importante rispondere a questi mutamenti con una profonda innovazione delle politiche del lavoro e di quelle sociali tanto più che la Svizzera, secondo alcune ricerche dell'Ocse, è uno dei paesi con il mercato del lavoro meno rigido rispetto agli altri paesi europei. Lo studio della Supsi formula alcune proposte operative e alcuni spunti di riflessione al capitolo dell'innovazione delle politiche sociali e delle politiche dell'impiego. Dal punto di vista dei lavoratori atipici, il problema più serio con cui si trovano confrontati riguarda proprio l'assenza di tutele adeguate in termini di assicurazione malattia, disoccupazione, previdenza professionale, periodi di vacanza ecc. Appare quindi pienamente condivisibile l'invito finale dell'inchiesta a riflettere sulla possibilità di integrare anche i lavoratori atipici all'interno delle norme del diritto del lavoro e di elaborare nuove forme di sicurezza sociale in risposta alla maggiore flessibilità del mercato del lavoro. Le varie proposte avanzate dagli autori della ricerca sono realizzabili solo modificando le leggi a livello federale (revisione della legge sul lavoro, del Codice delle obbligazioni e delle leggi sulle varie assicurazioni sociali). I margini di manovra lasciati ai Cantoni sono più ridotti. Quello che preoccupa maggiormente è che un mercato del lavoro nel quale il precariato dovesse salire del 20-30 e più percento sul totale degli occupati, sarebbe un mercato rischioso per la quasi totalità dei lavoratori: gli uni perché sperimentano sulla loro pelle i costi della precarietà, gli altri perché temono di cadere prima o poi in essa. La flessibilità oggi è una realtà che fa ormai parte del vissuto di molti lavoratori. Essa diventa un disagio se le sicurezze e le garanzie sociali che erano, e sono, ancorate al lavoro stabile e a tempo pieno, vanno perdute con un lavoro precario o instabile. La flessibilità va perciò regolamentata tanto in termini di nuove garanzie sociali che di diritto del lavoro. Il rischio è di trovarci nei prossimi anni con una rete sociale inadeguata che non risponde ai bisogni delle persone che a causa dello statuto lavorativo non sono adeguatamente coperti dalle assicurazioni sociali. *) Consigliere di Stato; direttrice del dipartimento della sanità e socialità

Pubblicato il 

18.10.02

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato