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Le notti rubate. Parla Pelin Kandemir

di

Françoise Gehring Amato
Il tema della prostituzione è maturo per essere dibattuto in Gran Consiglio, nel mese di giugno. Il rapporto della Commissione della legislazione, relatore il socialista Werner Carobbio, è infatti ultimato. Un punto di partenza interessante, dunque, per avviare una riflessione sul tema della prostituzione che, troppo spesso, viene analizzato solo dal profilo dell’ordine pubblico. Detto altrimenti, alla sorte delle donne si pensa, secondo noi, troppo poco. Una delle misure fondamentali per combattere la prostituzione è quella di punire chi favorisce le donne sfruttando in modo spregiudicato una condizione di dipendenza. Un’altra misura è quella di garantire il rispetto dei diritti della persona, visto che la situazione di illegalità e di dipendenza favorisce lo sfruttamento e la violenza. Le misure proposte dal Consiglio di Stato prevedono, oltre alla nuova legge sulla prostituzione, la modifica della legge sugli esercizi pubblici, uno dei tasselli importanti per "controllare" la prostituzione. Si tratta indubbiamente di uno sforzo confrontato tuttavia alle limitate possibilità dell’intervento legislativo giacché la prostituzione come tale non è reato. Nell’intento di approfondire il tema, con questa intervista a Pelin Kandemir, responsabile dell’Antenna May Day, vogliamo appunto avviare una serie di riflessioni da un’ottica che non è quella dell’ufficialità. Signora Kandermir come considera, globalmente, il progetto di legge? A me pare che l’impronta sia più repressiva che preventiva... Sicuramente questa legge ha il pregio di avere messo il Governo di fronte una problematica molto complessa e di non facile soluzione. Come abbiamo ribadito in diverse occasioni in Ticino, a differenza di Zurigo e Ginevra, troviamo nella prostituzione soprattutto donne immigrate che esercitano questa attività senza nessuna autorizzazione e sono sul nostro territorio senza nessun permesso di soggiorno. Quindi in una situazione di illegalità di per sé, che dipende in molti aspetti dalla legge federale, è difficile legiferare. Gli aspetti rimasti aperti in Ticino sono legati alla repressione e alla prevenzione e nella legge sancita si punta molto sulla repressione. Anche qui si tratterà di capire come sarà applicata, noi ci auguriamo che ci sia una severità con chi lucra e sfrutta la precarietà e la situazione di debolezza in cui si trovano queste donne. Il rapporto della commissione della legislazione sulla legge sulla prostituzione è pronto. Quali sono le novità emerse rispetto alla legge presentata dal Consiglio di Stato? Ci sono diverse novità rispetto alla prima proposta presentata dal Consiglio di Stato. Per quanto concerne l’antenna MayDay e l’Aiuto Aids Ticino tornano nel rapporto della commissione legislazione sulla prostituzione due proposte importanti. Una si riferisce all’importante compito della prevenzione e della promozione della salute che ha come obiettivo quello di salvaguardare la salute delle donne che si prostuiscono, ma più in generale quella della salute pubblica. L’altro aspetto riguarda il sostegno sociale e l’accompagnamento delle donne in difficoltà. Il rapporto della commisione inserisce anche uno sguardo particolare sui clienti, in quanto li ritiene protagonisti importanti del mondo della prostituzione. C’è un aspetto della legge che mi disturba: che cosa ne pensa dell’obbligo di notifica per chi esercita la professione e quali possono essere le conseguenze? È un aspetto della legge che faccio fatica a capire. Se partiamo dal rapporto commissionato dal Consiglio di Stato al dottor Bianchi , e dalla nostra esperienza, troviamo dei dati che ci confermano la presenza quasi assoluta sul nostro teritorio di donne immigrate attive nell’industria del sesso, in questo rapporto risultano praticamente pochissime donne svizzere (6 per la precisazione). Questa situazione è abbastanze verosimile per cui la domanda che mi sorge spontanea è chi andrà a notificarsi, e a che scopo? Se lo fanno le donne straniere, sanno benissimo che sono nell’illegalità e che dovranno lasciare il territorio svizzero, che quindi il notificarsi per loro è pericoloso, si giocarebbero "la pagnotta". Lo possono fare le svizzere, ma sono così poche che di fatto la situazione non cambierebbe. Nelle discussioni avvenute sulla legge si legava il discorso della notifica alla concessione di permessi di soggiorno, ma sappiamo bene che questa proposta non è atttuabile in quanto la legge sulla dimora e il domicilio degli stranieri è una competenza federale e ci sono delle norme molto severe per la concessione dei permessi di soggiorno. Alla presentazione dello studio sulla prostituzione il consigliere di Stato Luigi Pedrazzini aveva lodato gli interventi sul territorio dell’antenna May Day e di Aiuto Aids promettendo degli aiuti. La legge è lo specchio di queste promesse, tiene cioè sufficientemente conto dell’aspetto della prevenzione e dell’aspetto sanitario? Nella proposta della Commissione Legislazione sono stati inseriti due articoli inerenti la prevenzione e il sostegno sociale alle donne che si prostituiscono, per cui noi non possiamo fare altro che rallegrarci di ciò. Bisognerà vedere come questi due articoli saranno attuati e se si trasformeranno in un sostegno finanziario regolare per il lavoro che svolgiamo. Ricordo che sia Aiuto Aids Ticino sia Antenna MayDay, con il sostegno del DOS, da diversi anni hanno sviluppato dei progetti concreti di prevezione, promozione della salute e di sostegno sociale per le donne prostitute. Siamo un punto di riferimento per queste donne e come associazioni abbiamo investito molto in quanto riteniamo che l’aspetto della salvaguardia della salute pubblica sia molto importante e non da sottovalutare. Un altro progetto sviluppato da noi si è rivolto piuttosto a dei momenti comuni con operatori sociali, della giustizia e della polizia per condividere le nostre esperienze e sopratutto cominciare una riflessione comune e una collaborazione con tutte le persone che in diversi contesti si occupano di questo tema. Un’ultima domanda: la settimana scorsa è stata presentata un’iniziativa parlamentare (poi ritirata) che chiede l’apertura di case chiuse; la commissione della legislazione le ha già opposto un chiaro no. Che cosa ne pensa lei di questa proposta? Che impatto può avere nel mondo della prostituzione? È un po’ come la questione della notifica per le prostitute. Immaginatevi delle donne immigrate che si prostituiscono e che si trovano illegalmente sul nostro territorio, come potrebbero andare in una "casa chiusa" legale, dove dovrebbero registrarsi e sottostare a dei controlli istituzionali? Non sarebbe pensabile, sarebbe dichiarare la loro illegalità e subire un’espulsione. Cosa che tutte le donne chiaramente vogliono proprio evitare. Per nostra esperienza posso dire che molte donne che si trovano a subire violenza e sfruttamento si rifiutano di denunciare queste situazioni in quanto sanno benissimo che ciò vuol dire anche dover dichiarare la propria situazione di clandestinità e quindi accettare di dover lasciare la Svizzera. Dobbiamo ricordare, che queste donne immigrate provengono da paesi poveri come Colombia, Lettonia, ecc. e il fatto di venire in Svizzera ad esercitare la prostituzione rappresenta per loro uno dei pochi modi di guadagano e la possibilità, di conseguenza, di mantenersi e di mantenere la propria famiglia nel paese di origine (genitori, figli, ecc). Per queste ragioni penso che in Ticino, in questo momento, non sia realizzabile una "casa chiusa" legale: rischierebbe di essere vuota e non rappresenta una soluzione valida alla situazione attuale. Penso che la questione sia da affrontare in modo diverso. Il fatto che abbiamo delle prostitute immigrate in Svizzera è dovuto alla condizione di povertà e precarietà dei loro paesi, e dall’altra parte in Svizzera c’è una forte richiesta di queste prestazioni, per cui, fintanto che queste situazioni perdureranno, anche noi dovremo continuare a confrontarci con questi problemi che non sono legati solo alle donne prostitute ma a tutta l’immigrazione. Per questa ragione è importante che la Svizzera continui e investa nei progetti di aiuto allo sviluppo nel cosiddetto "terzo mondo". Un’altra questione importante è legata alla legge italiana sulla prostituzione. Questa legge dà degli importanti strumenti alle prostitute immigrate. Innanzitutto la prostituta può denunciare la sua situazione e ottenere un permesso di soggiorno e protezione. Con questo permesso può pure seguire un corso di riqualificazione professionale e viene accompagnata nella ricerca di un posto di lavoro. Inoltre può denunciare la propria situazione di sfruttamento e chiedere di rientrare nel suo paese. Anche in questo caso c’è la possibilità di un programma di accompagnamento al rientro e la costruzione di un progetto di vita al rientro. Volendo la donna può anche restare nel mondo della prostituzione: denunciando il suo "protettore" ottiene un permesso per esercitare la prostituzione, ma viene accompagnata in una zona diversa, in un’altra città italiana per evitare che, dopo la denuncia, possa subire delle conseguenze.

Pubblicato

Venerdì 11 Maggio 2001

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