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Le molte anime dello sport

di

Libano Zanolari
Se Goethe lamenta la presenza di due anime in petto (ach! – zwei Seelen wohnen ja in meiner Brust) perché meravigliarsi delle contraddizioni dello sport?
Intanto non bisogna mai dimenticare il maggior titolo di merito dello sport, almeno come atto di nascita: sostituisce la guerra secondo quanto detto dalla Dea Atena ai re Licurgo e Ifeto; apparsa ai due contendenti Atena li invitò a mandare i giovani più valenti a Olimpia perché si dessero in competizioni non cruenti: la corona di alloro e la fama imperitura non si otteneva lanciando un giavellotto contro un nemico, squarciandolo, ma lanciando l'attrezzo il più lontano possibile. Le guerre naturalmente sono continuate in tutto il mondo e qualcuno, appellandosi agli ideali traditi, ha proposto di abolire tout court lo sport: allo stesso modo e a maggior ragione si dovrebbero abolire tutte le religioni, che sovente in nome di un Dio interpretato in modo "giusto" o "eretico" hanno provocato autentici macelli.
Per evitare i guai dei fanatici (da cui i "fans" delle squadre del cuore, da "fanatics") bisognerebbe abolire più che lo sport e le religioni gli umani, o almeno una certa categoria di umani, ciò che provocherebbe altri massacri. Il primo concetto fondatore dello sport, al di là della sfida incruenta che dà ugualmente la gloria, è la celebrazione del corpo, della sua eccellenza, in un recinto sacro, davanti al sommo Zeus. Allora il corpo era tutto: debolezza o virtù del corpo decideva su vittoria o sconfitta, vita o morte.
Anche nello sport moderno il corpo è tutto, e molto stranamente il cristianesimo (o ciò che è rimasto…) non interviene contrariamente al vescovo di Milano Ambrosio Da Trier (Truviri) e ad Agostino, un "vu-cumprä" tunisino diventato filosofo, che mandarono a casa i "balabiott" delle arene e li invitarono a salvare l'anima. Lo sport antico, dopo 1000 anni era stato trasformato dai "romani da Roma" in massacro pubblico di gladiatori, con belve che sbranavano inermi cristiani.
Dopo 1500 anni il cristiano De Coubertin ripropone il corpo greco-antico e le Olimpiadi.
Di nuovo c'è che il corpo ha raggiunto in poco più di un secolo il suo "top" e ora realizza i primati (mito del nostro tempo sino alla stupidità dei "Guinness") solo grazie alla chimica, che per i greci era data da fichi secchi, uva e uova. E mentre gli antichi avevano arbitri ("ellanòdici") armati di bastoni e fruste per punire bari e furbastri, noi abbiamo la moviola dove arbitri e giornalisti corrotti cercano di salvare i più forti o quelli che hanno pagato di più.

Pubblicato

Venerdì 22 Dicembre 2006

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