Fra una settimana, finalmente, si va al voto. Finalmente perché la campagna in vista delle votazioni federali del 16 maggio è stata insopportabilmente lunga e col tempo è diventata sempre più densa di macroscopiche ipocrisie. Non che si siano dette delle menzogne. Semplicemente la destra, e con essa la maggioranza di governo e parlamento, si è limitata a ripetere le sue mezze verità, ovvero delle mezze menzogne. Sul tema dell’undicesima revisione dell’Avs si è visto Pascal Couchepin cercare a tutti i costi i voti dell’elettorato anziano con l’assicurazione che questa revisione gli garantisce le rendite (che non è nemmeno del tutto vero). Come dire: se passa il “no” in futuro nemmeno le rendite di chi è già in pensione saranno più sicure. Un ricattino mica male. Una strategia, quella di Couchepin, volta a contrapporre i pensionati ai lavoratori, che fa allegramente strame del principio della solidarietà fra generazioni, principio su cui poggia l’intera Avs: che simile strategia sia attuata dal consigliere federale responsabile delle nostre assicurazioni sociali è decisamente preoccupante. Non stupisce poi che taccia sulle conseguenze simboliche e pratiche dell’aumento dell’età di pensionamento per le donne e sull’indecente soluzione trovata per il prepensionamento, che lo rende del tutto inattuabile per i redditi bassi – per quelle persone cioè che in genere hanno svolto lavori pesanti e, logorati nel fisico, più di tutti ne avrebbero bisogno. Quanto al pacchetto fiscale, le mezze menzogne, oliate con i milioni di Economiesuisse, sono ancor più evidenti. Perché chi lo propone sa dire soltanto che “pagare meno imposte è bello”. Che di per sé è anche vero. Ma dimentica di aggiungere che il bello del pacchetto se lo godranno soltanto quelli che stanno davvero bene, cioè coloro che hanno un reddito superiore a 150 mila franchi all’anno e magari hanno anche una casa gravata da poche ipoteche. Gli altri del pacchetto, se verrà accettato, impareranno presto a conoscere il prezzo: cioè tagli nelle prestazioni erogate dalla Confederazione e soprattutto dai cantoni. Che andranno a sommarsi a quelli che già oggi in tutta la Svizzera fanno scendere in piazza decine di migliaia di cittadini. Che poi vi sia chi riesce ad opporsi al pacchetto fiscale federale con argomenti contrari a quelli che usa a livello cantonale per giustificare i suoi tagli (come in Ticino Gendotti e Pedrazzini) è un fatto da ricondurre tanto al folclore quanto all’ipocrisia politica. Infine l’Iva, sulla quale sinistra e sindacati si sono divisi. Ognuno con argomenti degni di considerazione (cfr. a pag. 3). Varrà però la pena ricordare il clamoroso dietrofront del Partito radicale, che prima in parlamento ha votato l’aumento dell’Iva per Assicurazione invalidità (Ai) e Avs, ma ora ne raccomanda il rifiuto da parte del popolo. Un nuovo esempio d’ipocrisia, certo. Ma soprattutto un segnale di quali siano le priorità per la destra e il padronato: tagliare le prestazioni. In queste condizioni, e con questa maggioranza, bocciato l’aumento dell’Iva potrebbe essere assai difficile in futuro trovare nuove fonti d’entrata per risanare l’Ai. L’ennesima mezza verità, insomma: far finta di voler consolidare le assicurazioni sociali per poi sperare in un rifiuto alle urne e, sorretti allora dalla volontà popolare, procedere quindi al loro smantellamento.

Pubblicato il 

07.05.04

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