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Ticino

Le incognite di una sanità ibrida

Si fa strada l'ipotesi di collaborazione tra pubblico e privato

di

Francesco Bonsaver

La pianificazione ospedaliera cantonale 2015 ha concluso la prima fase di consultazione. Ora ne partirà una seconda, poi il governo elaborerà un messaggio finale che sarà discusso dal Gran Consiglio entro fine anno. Nel progetto presentato la scorsa settimana dal capo Dipartimento della sanità e socialità Paolo Beltraminelli, non sono (per ora) previsti grandi stravolgimenti. Su due importanti temi gravano però delle incognite: il diritto alle cure sanitarie di qualità nelle zone periferiche e la relazione pubblico-privato. Un approfondimento su quest’ultimo aspetto.

I nodi della riforma Lamal del 2007, cioè il finanziamento pubblico alle cliniche private del 55% dei costi delle cure, arrivano al pettine. Nel solo 2013 la collettività ticinese ha speso oltre 100 milioni di franchi in più nella sanità per finanziare le cliniche private. Costi che prima della riforma Lamal erano sostenuti dalle assicurazioni private delle casse malattia, mentre oggi pesano sui già provati conti cantonali. Sul piano nazionale questa modifica ha comportato per i cantoni una spesa ulteriore di 7 miliardi di franchi.
E il nodo da 100 milioni di franchi non poteva non incastrarsi nel pettine ticinese, ossia la pianificazione ospedaliera cantonale 2015. Soprattutto nel singolare contesto a sud delle Alpi, dove il 40% dei letti è privato. Una media ben superiore a quella nazionale.


Il privato sanitario ticinese non è però omogeneo. Storicamente, la sanità privata ticinese nasce dalle opere caritatevoli legate alla Chiesa. In seguito si costituirono i primi nosocomi pubblici finanziati dai comuni, ma è solo negli anni 60-80 che si fece largo con forza l’idea di una sanità pubblica e laica, sfociata poi nell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc).

 

Negli ultimi anni il panorama del privato si è ulteriormente modificato. In Ticino è comparso un attore fortemente orientato al profitto, Genolier, secondo gruppo privato nella sanità elvetica e da una paio d’anni proprietario in Ticino delle cliniche Ars Medica di Gravesano e Sant’Anna di Sorengo.
La priorità del gruppo Genolier è fare soldi da distribuire ai suoi azionisti. «Da quando la Germania ha introdotto la stessa modalità di risarcimento statale prevista dall'attuale Lamal, la proporzione delle cliniche private è passata dal 25 al 75 per cento in dieci anni» aveva detto Antoine Hubert, gran patron di Genolier, spiegando al quotidiano Le Temps gli interessi economici che lo spingono a occuparsi della salute degli svizzeri.


La pianificazione ospedaliera cantonale aveva inizialmente previsto di riconoscere il mandato di prestazione di ostetricia e neonatologia del Luganese alla sola clinica Sant’Anna del gruppo Genolier.
Le 600 nascite annuali del pubblico Ospedale Civico sarebbero state quindi trasferite alla clinica di Sorengo, che di parti annuali ne conta 900. I soldi pubblici sarebbero dunque confluiti nell’unica cassa privata di Genolier.


A poche settimane dalla presentazione da parte del consigliere di Stato Paolo Beltraminelli dei risultati della consultazione sulla pianificazione ospedaliera, il colpo di scena. L’Eoc e Genolier annunciano una lettera d’intenti per la creazione di un'unica struttura “cogestita” dal pubblico e dal privato dove nascerebbero ogni anno i 1.500 bimbi del Luganese. La struttura, una primizia nell’intero panorama sanitario elvetico, dovrebbe vedere la luce nel 2018.


L’idea non è priva d’incognite. Sotto quel medesimo tetto si scontreranno due filosofie antitetiche, una votata al bene pubblico mentre l’altra al profitto degli azionisti.
Dire profitto parlando di cure ospedaliere significa essenzialmente due cose: dedicarsi esclusivamente alle cure redditizie e comprimere i costi del personale, che costituiscono oltre l’80% delle spese dei nosocomi.
I due istituti hanno assicurato che «s’impegnano a preservare i posti di lavoro per il personale paramedico a condizioni equivalenti a quelle attuali». Le infermiere di Genolier lavorerebbero dunque fianco a fianco alle colleghe dell’Eoc a condizioni diverse. Non tanto di stipendio, quasi equivalenti, ma a condizioni di lavoro. Le infermiere dell’Ente potranno andare in prepensionamento a 58 anni, mentre le colleghe a statuto privato dovranno lavorare fino ai 65 anni. Oppure, se la giornata delle infermiere private può durare anche 12 ore di lavoro, questa opzione è vietata al personale paramedico dell’Ente pubblico. Sono alcuni esempi di sostanziali differenze che si ripercuotono sulla qualità di vita del personale sanitario e di riflesso sulla sicurezza del paziente.


Anche a Locarno è stata annunciata una collaborazione tra l’ospedale pubblico La Carità e la privata Santa Chiara, sempre nei reparti di ostetricia, neonatologia e ginecologia. Il personale privato della clinica Santa Chiara sarà però rilevato dall’Ente ospedaliero cantonale. Nessuna differenza fra colleghe nel Locarnese, come sarebbe invece il caso nel Luganese.    


Nell’ipotetica struttura ibrida di Lugano, non sarà inoltre facile distinguere tra attività redditizie e attività dispendiose. Oggi la clinica privata di Sorengo si occupa principalmente di ostetricia di base, ossia quella redditizia. Per rendere economicamente, i parti devono essere programmati, grazie ai cesarei. In Ticino, stando alle statistiche 2011, i tagli cesarei sono il 28 per cento negli ospedali pubblici, mentre salgono al 37 per cento nelle cliniche private.  


Non è dunque chiaro chi farà cosa nell’ipotetico centro donna-madre-bambino di Sorengo a gestione mista pubblico-privato. Gli interlocutori contattati si rifugiano dietro il «è troppo presto per parlarne».
I nascituri però sarebbero solo il primo passo di questo singolare connubio privato pubblico. Eoc e Genolier hanno infatti annunciato successive collaborazioni nei mandati di senologia, oncologia e ortopedia. Nell’ultimo settore, il pensiero va alla clinica Ars Medica di Gravesano del gruppo Genolier, specializzata in operazioni di ortopedia su grande scala. Proprio in quella clinica, per motivi di costi, pochi mesi or sono è stato esternalizzato l’intero reparto di anestesia. Della stessa misura si sta ora discutendo alla clinica Sant’Anna.
La formazione costituisce un altro aspetto delicato della collaborazione Eoc e Genolier. Ogni anno l’ente cantonale forma 200-300 infermieri qualificati o specializzati nei reparti più complessi. Il gruppo Genolier ne forma un numero nettamente minore.


La pianificazione ospedaliera dovrà  superare diversi passi prima di arrivare alla versione definitiva. Ora passerà al vaglio delle sei conferenze regionali della sanità. Conclusa questa tappa, il governo elaborerà un messaggio di legge che sarà discusso in Gran Consiglio nella seconda parte dell’anno.


La giustificazione politica del progetto Sant’Anna-Civico è che riunendo la metà delle nascite cantonali sotto un’unica struttura si migliorerebbe la qualità abbattendo i costi. Un’argomentazione che nessuno contraddice. Nessuno ha però chiarito con quali criteri sia stata esclusa la possibilità di riunirle sotto l’unico tetto pubblico dell’Ospedale Civico. «Il progetto è ambizioso e va valutato bene – ha dichiarato a La Regione Giorgio Pellanda, direttore dell’Eoc, riferendosi alla cogestione pubblico-privato –. Se facciamo questa operazione, non ci sarà ritorno». Popolazione avvisata, mezza salvata.

Pubblicato

Giovedì 20 Febbraio 2014

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