A briglie sciolte

Tutti noi abbiamo ancora negli occhi le tragiche immagini dell’aeroporto di Kabul: quelle delle stragi, ma anche quelle delle centinaia di disperati che si aggrappano agli aerei in procinto di decollare. Anche se nessuno deve rallegrarsi della vittoria dei Talebani, dobbiamo però cercare di capire quali sono state le cause di questo disastro. Ciò è possibile solo facendo un passo indietro.


Per combattere l’occupazione sovietica, ma anche quando i carri armati russi avevano ormai lasciato l’Afghanistan, Washington ha finanziato tutta una serie di gruppi islamici estremisti, poi confluiti in buona parte nei Talebani e che dopo un assedio di tre anni, riuscirono a rovesciare il governo progressista di Kabul. Il tutto naturalmente con la collaborazione dell’Arabia Saudita, alleata di ferro degli Stati Uniti. Quando l’11 settembre di 20 anni fa terroristi quasi tutti sauditi distrussero le Torri Gemelle, Washington non potendosela prendere, per via del petrolio, con Riad, nella sua sete di vendetta decide di punire l’Afghanistan, che nel frattempo aveva dato ospitalità a Bin Laden. È così iniziata una demenziale guerra ventennale, che ha provocato centinaia di migliaia di vittime afghane, in gran parte civili, mentre gran parte dei 3.000 miliardi spesi da Washington sono finiti nelle tasche dell’establishment militare statunitense.

 

Chi si è meravigliato per la rapidissima vittoria dei Talebani, appena Washington ha abbandonato le sue basi militari, non aveva capito quanto odio la popolazione (salvo una ristretta élite nelle principali città) aveva accumulato proprio a causa dei “danni collaterali” causati anche dalle operazioni con droni. È stata questa rabbia contro l’invasore ad aiutare i Talebani a sbarazzarsi in quattro e quattr’otto di un governo fantoccio corrotto e che sapeva solo dividere milioni di dollari tra i suoi feudatari, lasciando invece per mesi senza soldo le sue truppe, che si sono difatti sciolte come neve al sole. Nel frattempo si erano anche dileguati quasi tutti i signori della guerra, alleati di Washington: spesso caporioni estremamente brutali, come il famigerato Dostum che aveva asfissiato migliaia di Talebani sigillati in container nel deserto. È molto probabile che la sconfitta in Afghanistan, più ancora di quella in Vietnam, segni l’inizio della fine della fase di dominio imperiale degli Stati Uniti. Per quanto riguarda la pace mondiale, ciò potrebbe però addirittura rappresentare un pericolo ancora maggiore.

 

Gli Stati Uniti sono terrorizzati di perdere la loro supremazia economica e tecnologica di fronte all’impressionante sviluppo della Cina, che sta massicciamente investendo in tutti i settori della ricerca. Così si spiega che Washington, senza differenze in ciò fra Trump e Biden, abbia ormai deciso di aprire una nuova guerra fredda contro Pechino. L’attuale presidente, messo alle corde dalle critiche per la sua disastrosa gestione del ritiro dall’Afghanistan, non ha trovato di meglio che rinfocolare la polemica sul virus Covid che sarebbe sfuggito da un laboratorio a Wuhan. Sentendo ciò, ci siamo tutti ricordati delle famose bugie della Cia a proposito delle armi di distruzioni di massa di Saddam Hussein. Ma la situazione è così pericolosa perché l’unica vera e schiacciante supremazia che resta a Washington è quella militare.

 

E la storia ci insegna che spesso la famigerata trappola di Tucidide (la potenza declinante che cerca di distruggere quella in ascesa sconfiggendola militarmente) potrebbe scattare anche questa volta. E per tutta l’umanità sarebbe un disastro inimmaginabile.

Pubblicato il 

09.09.21
 
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