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Le due anime del sindacalismo ticinese

di

Nelly Valsangiacomo
Seguire il percorso sindacale di Domenico Visani e di Monsignor Luigi Del Pietro , segretari rispettivamente della Camera del Lavoro del Canton Ticino (dal 1922 al 1961; ad interim nel 1967) e dell'Organizzazione Cristiano-Sociale ticinese (1929-1977) significa occuparsi dell'evoluzione dei due maggiori sindacati ticinesi sin dentro la seconda parte del secolo scorso: da un lato quello di origine socialista, legato all'Unione sindacale svizzera; dall'altro, il movimento che si rifà alla tradizione cattolica, sviluppatosi anche come reazione al primo. Le carriere sindacali di Visani e del Pietro si snodano, infatti, quasi in contemporanea, lungo cinquanta anni di storia operaia.
Domenico Visani, nato nel 1894 a Palazzuolo di Romagna, in Toscana, giunge giovanissimo in Svizzera, al seguito del padre, scalpellino, emigrato nella Bodio industriale di fine Ottocento. A sua volta operaio, è tra i fondatori della sezione sindacale metallurgici ticinese, Flmo (1917), della quale diventa segretario a tempo pieno (1918-1922). Nel 1922, sostituisce Guglielmo Canevascini alla segreteria della Camera del Lavoro. Vi resterà fino alla pensione, guadagnandosi l'appellativo di "padre del sindacalismo ticinese". La sua militanza sindacale e politica (è attivo dapprima nel Partito socialista italiano in Svizzera, poi nel Partito socialista ticinese), e il risoluto antifascismo, saranno di ostacolo alla naturalizzazione, che, richiesta negli anni Venti, gli sarà concessa solo nel 1946.
Visani giunge dunque al sindacalismo direttamente dalla classe operaia; diverso è il percorso di Luigi del Pietro, che nasce, nel 1906, a Calpiogna, a pochi chilometri da Bodio. Ordinato sacerdote nel 1928, don Del Pietro segue i corsi di diritto presso l'Università di Friburgo; soggiorna poi a Lovanio, dove entra in contatto con l'Union de Malines . È dunque forte dell'approfondimento teorico sulla dottrina sociale della Chiesa cattolica, quando, nel 1929, è chiamato dal Vescovo Bacciarini a dirigere l'Ocst in grave crisi, che – come si è detto – grazie anche al fondamentale apporto di Del Pietro, avrà un progressivo ed importante sviluppo negli anni successivi .
Entrambi uomini dalle grandi capacità lavorative, Visani e Del Pietro, nei loro diversi percorsi rispecchiano le differenze dei due movimenti sindacali. Il sindacalismo socialista ticinese è fortemente influenzato dai contatti con la vicina Penisola e dalla presenza sul territorio dell'emigrazione italiana – di matrice socialista e repubblicana, alla quale, del resto, appartiene lo stesso Visani. Il legame con il movimento operaio svizzero, invece, nel caso specifico con l'Unione sindacale svizzera, è sovente difficoltoso; all'Uss si rimprovera regolarmente di non comprendere le specificità ticinesi, tanto socio-economiche quanto, conseguentemente, sindacali. L'impronta che don Del Pietro dà al movimento sindacale cattolico, invece, si riferisce sia alla dottrina di Pio XI, in particolare dell'enciclica Quadragesimo anno del 1931, sia, negli aspetti più puntuali, al corporativismo di matrice cristiano-sociale, sviluppato dall'abate André Savoy, al cui pensiero Del Pietro si avvicinò durante gli studi friburghesi.
Origine e impronta diverse, dunque, per i due sindacati, che però sono costretti a convivere, poiché, caso probabilmente unico in Svizzera, dagli anni Trenta si instaura un equilibrio di potere. L'Ocst, dopo un inizio tentennante, diventa un temibile concorrente per la Camera del Lavoro, radicatasi nel Ticino già nel primo decennio del XX secolo. Non è inopportuno parlare di concorrenza, poiché di questo si tratta, nonostante le molteplici azioni coordinate da ambedue i movimenti sindacali e un periodo di "Comunità sindacale" (1940-1945). Questo antagonismo è dettato da diversi fattori; dapprima, le chiare divergenze ideologiche, rafforzate dalla vivace cultura politica del Cantone: Del Pietro considera il socialismo un "parassita" e opera affinché i lavoratori possano «liberarsi dalle catene del socialismo che sono più pesanti per loro di quelle del capitalismo!». Visani accusa l'Ocst di fomentare una "spaccatura artificiale" all'interno del mondo del lavoro, mentre «proprio in nome dei principi cristiani dovrebbero lavorare per la loro unione al fine d'accettare il superamento delle ingiuste discriminazioni economiche e sociali che caratterizzano la società capitalistica». Il corporativismo – seppure definito di stampo democratico – che è perseguito da Del Pietro negli anni Trenta, offre un'altra occasione di scontro, non tanto (o non solo) sull'idea di collaborazione di classe insita nel discorso corporatista, quanto piuttosto sulla difesa delle libertà offerte dal sistema democratico che, secondo Visani e i sindacalisti di stampo socialista, sarebbero state drasticamente limitate dalle strutture corporative; queste ultime del resto sono troppo difese, sempre secondo la Camera del Lavoro, dagli stessi padroni: «Non bisogna combattere gli operai cristiano-sociali in buona fede, ma spiegare ad essi lo scopo vero del movimento corporazionista (sic) che è quello di immobilizzare la classe lavoratrice dietro le pretese padronali».
Questa opposizione di "modelli" di sindacalismo, non è però del tutto avvalorata dalla pratica: così, L'Unione sindacale e le sue federazioni affiliate, comprese quelle ticinesi, aderiranno alla pace del lavoro (1937), mentre l'Ocst, stimolata dal confronto con la Camera del Lavoro, comincerà ad utilizzare abbastanza rapidamente l'arma dello sciopero, considerato agli inizi una prerogativa dei sindacati socialisti.
I contrasti tra i due segretari non sono dunque necessariamente personali. Visani, caparbio e rigoroso fronteggia diplomaticamente il dinamico ed infuocato Don del Pietro, che, a sua volta, non si fa sfuggire le occasioni per avanzare i diritti dei sindacati cristiano-sociali. Entrambi sono convinti della necessità di una collaborazione, ma – altrettanto persuasi di non potersi fidare dell'altro partner sindacale – si accusano vicendevolmente di propaganda disonesta. Un terzo personaggio sembra però affiancarsi ai due segretari, in questa lotta sindacale: Guglielmo Canevascini. Primo socialista nel Governo ticinese (1922), Canevascini mantiene saldi legami con il movimento sindacale socialista e usa il suo potere per facilitarne i compiti, suscitando le ire di Del Pietro che, nei suoi articoli attacca più il consigliere di Stato che Visani. Molte sono le similitudini caratteriali tra Canevascini e don Del Pietro, tra le quali spiccano il carisma e la personalità dirompente; questa similarità, unita all'efficace gestione del potere, sembra facilitare lo scontro. Non a caso si è detto che, se Del Pietro non fosse stato sacerdote, certo sarebbe diventato consigliere di Stato .
Un movimento sindacale particolare, dunque, quello ticinese, che vede emergere delle figure – Visani, Del Pietro, Canevascini – che diressero le sorti del movimento operaio per lunghi anni e che dovettero convivere con la presenza dell'altro, contemporaneamente alleato e avversario. Uno attento studio sulle influenze reciproche sarebbe certamente utile per meglio capire l'evoluzione di questi due sindacati rispetto ai loro "confratelli" elvetici.

Pubblicato

Venerdì 22 Dicembre 2006

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