< Ritorna

Stampa

 

Le cose vere

di

Claudio Origoni
Contropenna è in pericolo. Non tanto per il riorientamento di area, e nemmeno per le rampogne di Moreno Bernasconi, ma per responsabilità - suo malgrado - del direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena, autore di un editoriale che invita naturalmente al plauso. "Il prof. S. in prima linea sul cantiere" (cfr. CdT del 1° settembre), questo il titolo dell'articolo, è un testo autentico e commovente, che trasuda verità. Bravo Dillena! «Le cose vere avranno sempre l'efficacia dell'essere stato» diceva il Verga.
Avrei messo volentieri la firma sotto l'editoriale. Anche perché ho percorso la stessa strada del prof. S., ho vissuto le sue stesse passioni e - fatto più che curioso - ho accumulato lo stesso numero di anni di anzianità di servizio: 34. Sicché, conoscendo bene la stanchezza e il logoramento del docente, sui quali il direttore del Corriere attira l'attenzione del lettore, come non provare un moto di profonda solidarietà con il prof. S.? come non essere d'accordo con Giancarlo Dillena?
Chi scrive porta tuttora sulla propria pelle le stigmate delle frustrazioni e il senso di provvisorietà e di incertezza che sono andate crescendo negli ultimi anni di insegnamento. Confrontato con un cantiere-scuola in costante movimento, obiettivo la trasformazione della scuola media in una sorta di agenzia d'informazione, peraltro perdente, dove a risentirne è stata la riflessione pedagogica, che è il fascino dell'insegnare.
Ecco, c'è forse e soltanto un piccolo difetto nell'editoriale di G. Dillena: la mancanza di un approfondimento esplicito sull'influenza che la società ha esercitato ed esercita sull'insegnante. Una vera e propria sciagura. Penso agli adulti, ai colleghi, alle famiglie. Penso al diffuso meccanismo della delega, come se il processo educativo fosse delegabile! Penso all'ignavia di chi non sente, non vede e non parla. E alla burocrazia: che ha fatto e fa più danni del consumismo sostituendo l'efficienza all'affettività. Né mi consola e mi ha mai consolato il pensare, come fa Dillena, che «c'è una metà piena del bicchiere fatta di allievi e colleghi in gamba». La scuola deve occuparsi di tutti gli allievi, non solo di quelli in gamba. A scuola si cresce insieme o si rimane nani. Nessuno deve sentirsi escluso. Anzi: proprio l'espressione delle differenze è ciò che dovrebbe assicurare una scuola nuova per davvero (Cfr. Sandro Onofri, Registro di classe, Einaudi).
Io credo (senza paura della banalità) che occorra tornare al più presto alla scuola come officina di apprendimento ordinato e funzionale; alla scuola come "fabbrica" di moralità.
Occorre resistere, o se preferite "tener duro", come ha scritto Dillena. Non perché la scuola vada difesa ad oltranza, ma perché è l'unica istituzione che può ripensare e portare a condividere i valori fondanti di una nuova società (che è quella multietnica).
Complimenti a Giancarlo Dillena e un augurio a tutti i docenti affinché abbiano a vivere un buon anno scolastico. Con passione. Perché, come scrive il già citato Sandro Onofri, «le uniche vere spinte a conoscere [e a fare] sono le nostre passioni».

Pubblicato

Venerdì 12 Settembre 2008

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

Rubrica

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 20 Gennaio 2022