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Le colpe omesse di Ubs

di

Francesco Bonsaver
Martedì 30 ottobre Ubs presenterà i risultati trimestrali. Secondo molti osservatori, quel giorno la banca annuncerà anche i dettagli dei nuovi licenziamenti previsti. A pagare dunque saranno ancora una volta gli impiegati, mentre la dirigenza si autoassolverà degli errori commessi nel recente passato. Ripercorriamo gli ultimi anni, dalle cause della crisi 2008 alla fine del segreto bancario, con uno sguardo alla prossima enorme grana per Ubs: lo scandalo Libor.

Stando alle indiscrezioni apparse su Tages Anzeiger e Bund della scorsa settimana, la grande banca elvetica potrebbe tagliare fino al 20 per cento del proprio organico: 12'700 persone in tutto il mondo, 4'500 nella sola Svizzera. Il primo settore interno che dovrebbe pagar dazio è l'informatica, con una forte riduzione del budget e del personale. Il 30 vedremo se sarà il giorno della verità, delle mezze verità o delle smentite. Di sicuro, per Ubs, al pari delle sue colleghe, le grane continueranno nell'immediato futuro.
Più che cercar colpevoli esterni, Ubs e l'intero sistema bancario dovrebbero recitare un mea culpa. Neanche l'aver causato nel 2008 la più grande crisi economica mondiale dall'avvento del sistema capitalista "moderno" sembra aver scalfito l'autostima dei banchieri.
Senza ripercorrere nei dettagli la grande truffa dei subprime del 2008 organizzata su vasta scala dal mondo finanziario, limitiamoci alle grane in cui è incappata la più grande banca elvetica negli ultimi tre anni.
La grave crisi del 2008 ha tra le sue principali conseguenze per la piazza finanziaria elvetica lo sgretolamento del segreto bancario. I governi, e quello americano in particolare, dopo aver iniettato miliardi di dollari per dare ossigeno al moribondo sistema economico nazionale, devono controbilanciare le enormi uscite impreviste con delle entrate per contenere l'esplosione del debito pubblico. Una delle entrate principali individuate è combattere l'evasione fiscale. Parte dunque la crociata contro le casseforti mondiali dell'evasione fiscale, in buona parte rinchiusi nei forzieri delle banche elvetiche. La più grande di queste, Ubs, è naturalmente il boccone più appetibile. La guerra economica vede rapidamente soccombere Ubs di fronte all'unica superpotenza globale, gli Stati Uniti. 4'500 nominativi di clienti evasori a stelle e strisce vengono consegnati alle autorità fiscali americane in cambio della rinuncia di vietare alla banca elvetica di operare sul territorio nazionale. Ma di clienti americani Ubs ne ha ancora molti. Troppo pericoloso però continuare a gestire quelli orientati all'evasione fiscale. «Questi clienti rischiano troppo se restano da noi. Prendeteli voi, pagandoci un prezzo modico» sembra aver detto Ubs a undici banche elvetiche. A operazione conclusa, Ubs consegna alle autorità fiscali gli stessi nominativi dei clienti e delle banche svizzere a cui li aveva affidati. Muore così la più antica banca elvetica, la Wegelin, costretta a chiudere per evitare di pagare multe milionarie negli Stati Uniti per favoreggiamento dell'evasione fiscale. Le colpe della chiusura dell'istituto vanno equamente distribuite tra gli incauti quanto avidi dirigenti della Wegelin e quelli dell'Ubs per avergli confezionato il regalo avvelenato. Inoltre, dettaglio di non poco conto, con questi fatti inizia lo sgretolamento del segreto bancario elvetico, costringendo la piazza elvetica ad abbandonare la strategia dei soldi in nero per passare a quella dei soldi puliti. Un cambiamento strategico che avrà quale conseguenza la ristrutturazione dell'intero sistema, equivalente al lento e silenzioso stillicidio d'impieghi tra i bancari che continua tutt'oggi.
Ma la grana più grossa per Ubs deve ancora arrivare. Sarà musica dell'imminente futuro: è lo scandalo della manipolazione del tasso interbancario Libor. Questo tasso è utilizzato non solo per calcolare i mutui o i prestiti alle famiglie, ma per una vastissima gamma di prodotti finanziari, tra cui obbligazioni e titoli di Stato. Una dozzina di grandi banche mondiali (fra cui Ubs) sono accusate di essersi accordate nel taroccare il tasso Libor, traendo enormi guadagni illeciti a spese di cittadini, aziende ed enti pubblici, dalle semplici amministrazioni comunali agli Stati. Il Wall street journal ha calcolato che nel caso il tasso Libor fosse stato artificialmente alzato di 0,4 punti percentuali tra il 2008 e il 2009, le banche avrebbero guadagnato illegalmente 176 miliardi di dollari. La truffa del secolo insomma.
Dopo che in alcuni stati erano già partite delle inchieste sulla manipolazione del tasso Libor, Ubs si è autodenunciata presso la Comco in Svizzera e presso le autorità competenti canadesi.  Scopo dell'autodenuncia di Ubs è ottenere il condono delle pesantissime multe previste in cambio della confessione e collaborazione (vedi delazione) fornita agli inquirenti. Insomma, Ubs è diventata un whistleblower, cioè chi denuncia pubblicamente o riferisce alle autorità attività illecite all'interno di un'organizzazione per evitare di pagare le multe. Ammende non propriamente irrisorie. L'inglese Barcklays, la prima ad averlo fatto, ha patteggiato con le autorità inglesi e americane una multa di 450 milioni di dollari per chiudere la vicenda.
Ma non è detto che la strategia adottata da Ubs sia vincente. Oltre al fatto che in numerosi paesi non esiste nessun sconto di pena per chi collabora, se tutti i cittadini, le aziende private, gli enti pubblici dovessero fare causa alle banche per la manipolazione del tasso Libor (e i suoi simili nelle altre borse mondiali) i risarcimenti sarebbero miliardari. Altro che "too big to fail" (troppo grandi per fallire). Oggi è ancora presto valutare quanto costerà lo scandalo Libor. Ma già s'intravvede chi ha buone possibilità di diventare il capro espiatorio: l'operatore finanziario dipendente delle banche. L'ex ceo della Barcklays, Bob Diamond, ha indicato perfino il numero dei suoi operatori finanziari colpevoli: quattordici. La Banca si è scusata ma si è dichiarata non colpevole. E questo nel migliore dei casi. Il caso subprime insegna: a quattro anni dallo scandalo, nessun tribunale al mondo ha mai emesso sentenze di colpevolezza.

Processo Adoboli, tra ombrelli e colpevoli

«Oggi ho sforato a 200 milioni di dollari e ne ho guadagnato sei» scrive Kweku Adoboli al suo diretto superiore. «Bravo» è la mail di risposta. Scrive Adoboli in un'altra mail a un altro superiore Ubs: «Oggi sono scoperto di 200 milioni di dollari». Il superiore risponde: «tu sei completamente pazzo». Sono due passaggi significativi del processo in corso da sei settimane a Londra  contro Kweku Adoboli, operatore finanziario di Ubs accusato di aver causato un buco da 2,3 miliardi di dollari alla banca nel 2011.
Nel processo due tesi opposte si stanno confrontando.
Per Ubs, Adoboli è l'unico colpevole del buco miliardario. L'operatore finanziario avrebbe assunto dei rischi sui mercati all'insaputa della banca, eludendo i controlli interni. A causa di questa vicenda, Ubs avrebbe tagliato oltre 500 posti di lavoro e le azioni dell'istituto sarebbero crollate del 10 per cento.
Falso, ha replicato la difesa di Adoboli: Ubs aveva già annunciato di voler tagliare 3'500 posti prima dello scoppio dello scandalo. Per mostrare quanto Ubs sia causa del suo male, è stato ricordato che la crisi dei subprime ha causato un crollo del 78 per cento delle azioni Ubs. La difesa sostiene inoltre che la banca fosse al corrente dei rischi presi da Adoboli superiori ai limiti interni. Il comportamento di Adoboli, dicono i legali, è ben lontano dall'essere un caso isolato. La difesa ha dimostrato l'esistenza di un conto, denominato "ombrello", che era il pozzo a cui attingevano diversi operatori finanziari di Ubs per coprire i buchi giornalieri. Il processo durerà ancora un mese.

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2012

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