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Le banche fanno il loro mestiere

di

Paolo Riva
La pubblicazione degli utili delle grandi banche suscita sempre grande stupore, che si mescola però spesso con una buona dose di indignazione, al pensiero dei costi che sopportiamo per la gestione delle operazioni sui conti, e della politica di impiego dei grandi istituti di credito. Ma come, si sente dire per strada o al bar, con tutto quello che guadagnano, le grandi banche hanno proprio bisogno di licenziare e di farci pagare per ogni virgola che chiediamo allo sportello? La considerazione è umanamente comprensibile ma da un punto di vista economico è praticamente priva di senso. Purtroppo, o sarebbe meglio dire per fortuna, la formula che genera l’utile non è un mistero al pari della costruzione delle piramidi o dell’esistenza di vita extraterrestre. La conosciamo bene e la sua semplicità è quasi disarmante: si fa ricavi meno costi, e si ottiene l’utile. Tutto qui. Sarà pur vero che gli affari veramente lucrativi per le banche sono fuori dalla portata dei comuni mortali, con business internazionali e altissima finanza, ma nessuno deve chiamarsi fuori quando si tratta di risalire all’utile delle banche. Non fino a che il suo coinvolgimento potrà essere iscritto in una delle due categorie dei costi o dei ricavi. Pensateci, la richiesta di diminuire il costo di gestione di un conto al fronte di un utile miliardario, non può che far sorridere la vostra banca, perché se questa vi desse retta, la manovra risulterebbe in un minor ricavo per lei, e quindi in una diminuzione del suo utile. Non se ne parla neppure! Analogo il discorso sui licenziamenti. Come si può pretendere che le banche smettano di licenziare, sempre e solo perché realizzano utili da capogiro? Guardatela dal punto di vista della banca: un licenziamento altro non è che una diminuzione dei costi, dunque un altro sistema per far aumentare l’utile. In pratica le azioni che il pubblico vorrebbe che le banche intraprendessero, per mostrare la loro generosità di fronte ai loro utili pantagruelici, sono proprio le azioni che, da sole o in parte, rendono possibili questi stessi utili. Logico dunque che il discorso cada nel vuoto. Non ci resta dunque che continuare ad osservare criticamente le banche con invidia, perché loro non fanno che assolvere il loro compito nei confronti degli azionisti. Mantenere alto il valore delle azioni e pagare dividendi possibilmente succulenti. Se i metodi utilizzati non vi sembrano molto sostenibili, pensate che la colpa non è delle banche, ma di coloro che accettano senza fiatare o agire un’agenda in pelle per Natale. E questo, permettetemi di dirlo, è un vero scandalo.

Pubblicato

Venerdì 12 Marzo 2004

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