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Le Officine, un bene pubblico

di

Francesco Bonsaver
Oltre 400 operai con il peso di una storia, di un presente e di un futuro. A cercare di alleggerirgli il peso che grava sulle loro spalle, il sostegno di un intero Cantone. Dopo anni di ristrutturazioni, costellati dal passaggio di sei diversi dirigenti, gli operai delle Officine di Bellinzona hanno detto basta. Non hanno atteso che il Consiglio di amministrazione delle Ffs nella sua riunione di giovedì (ieri, ndr) confermasse o meno le indiscrezioni di una centralizzazione a Yverdon di Ffs Cargo e la relativa chiusura delle Officine di Bellinzona e Bienne. Lunedì pomeriggio gli operai delle Officine si sono fermati. Martedì sono andati a Berna, mercoledì hanno sfilato in corteo a Bellinzona e giovedì si sono fermati ancora e fino a quando non ci saranno delle risposte alle loro richieste.

Questa volta gli operai delle Officine non hanno atteso che qualcuno da Berna comunicasse quale dovesse essere il loro futuro professionale. Le allarmanti indiscrezioni stampa dei giorni precedenti, mai smentite dai vertici delle Ferrovie federali svizzere (Ffs), sono state la classica goccia che ha fatto straboccare il vaso. La ventilata centralizzazione delle officine Ffs Cargo a Yverdon, con la conseguente chiusura delle sedi di Bellinzona e Bienne, ha scatenato la reazione. Lunedì pomeriggio le Officine di Bellinzona si sono fermate. Nel grande spazio della sala pittureria, i suoi oltre 400 operai si sono riuniti in assemblea per lanciare un segnale alla dirigenza Ffs: «Non resteremo a guardare mentre a Berna si decide lo smantellamento del nostro posto di lavoro». Gli operai hanno quindi giocato di anticipo, senza attendere la decisione prevista giovedì nella riunione del Consiglio di Amministrazione di Ffs a Berna. Dopo aver ribadito la loro contrarietà agli (ancora) ipotetici progetti, gli operai sono partiti in corteo in direzione del palazzo governativo cantonale.
A testimonianza di quanto le Officine di Bellinzona rappresentino un "patrimonio collettivo" cantonale, ad attenderli sulla piazza c'era una delegazione del governo con la presidente del Cantone Ticino Patrizia Pesenti e il Consigliere di Stato Marco Borradori. Al momento dell'incontro, una sincera emozione e condivisione si poteva leggere sui visi degli operai delle Officine e dei governanti. Il semplice gesto dei Consiglieri di Stato di scendere in piazza ad accogliere i lavoratori e confrontarsi direttamente con loro è stato emblematico. Lo stimolo, la reazione degli operai alla ventilata chiusura delle Officine ha avuto quindi effetto. «Speriamo nella mobilitazione di tutta la classe politica per la difesa delle Officine. L'augurio è che non ci si limiti alla consueta lettera, ma ci siano degli atti concreti» aveva detto qualche giorno prima Gianni Frizzo, presidente della Commissione del personale delle Officine di Bellinzona (Cope). Un'ulteriore conferma che dietro agli operai delle Officine si stia schierando un'intera regione è arrivata il giorno successivo.
Martedì le Officine sono infatti rimaste ancora ferme. Gli oltre 400 operai delle Officine hanno deciso di portare le loro ragioni a Berna, al Consiglio di amministrazione delle Ffs. Sono partiti di buon'ora in treno. Hanno voluto guardare in faccia chi in questi giorni sta decidendo del loro futuro. Ad accoglierli alla stazione di Berna, l'intera deputazione ticinese alle camere. Considerato che non siamo in tempo di elezioni cantonali e federali, il fatto è sicuramente degno di nota. «Noi pretendiamo dal Cda delle ferrovie che finalmente formuli un piano per questa azienda che garantisca un futuro. Di solito sono gli errori aziendali dei dirigenti che portano a queste situazioni. Non è giusto che queste strategie sbagliate del passato vengano poi pagate dai lavoratori». Sono le testuali parole espresse alla televisione della Svizzera italiana non da un sindacalista, ma da Fulvio Pelli, consigliere nazionale nonché presidente del Partito liberale radicale svizzero.
Il corteo composto da operai, sindacalisti e politici si è poi indirizzato alla sede centrale delle Ffs. Il presidente del Cda Ffs Andreas Meyer ha accettato di incontrare una delegazione operaia. «Meyer – ha spiegato ad area Frizzo – non ci ha detto nulla di nuovo. Non ha né confermato né smentito le indiscrezioni apparse sulla stampa. Non ha neppure tentato di rassicurarci sul futuro del nostro posto di lavoro e delle Officine di Bellinzona. Noi abbiamo chiesto al Cda di non prendere decisioni affrettate e di far valutare la decisione presa dai consulenti esterni ad una commissione indipendente».
Meyer ha poi accettato di scendere in strada ad incontrare i 400 operai giunti dal Ticino. Il sindaco di Bellinzona, Brenno Martignoni, che ha accompagnato il personale delle Officine, ha invitato Meyer a guardare negli occhi i 400 operai presenti. «Si ricordi delle loro facce quando dovrà prendere una decisione. Si ricordi che dietro ai numeri ci sono delle persone in carne ed ossa» ha concluso il sindaco.
Mercoledì pomeriggio invece, il presidente Ffs Meyer ha incontrato una delegazione del Consiglio di Stato ticinese composta dalla Presidente Patrizia Pesenti e dai Consiglieri di Stato Marco Borradori e Laura Sadis. I tre politici hanno ribadito l'importanza delle Officine di Bellinzona nel contesto economico cantonale di una regione periferica come il Ticino e ribadito l'opposizione del governo all'ipotesi di chiusura. Nello stesso momento, al grido "Giù le mani dall'Officina!" centinaia di persone stavano sfilando per le vie della capitale ticinese per dimostrare l'attaccamento della popolazione alle Officine Ffs. Purtroppo, non ci è possibile raccontare la cronaca della manifestazione, né di quanto successo giovedì mattina alle Officine di Bellinzona. Infatti, gli operai hanno deciso di riunirsi giovedì alla 9 e trenta in attesa che il Cda Ffs gli comunichi se accetta o meno le richieste del personale delle Officine di Bellinzona.

L'assalto alla diligenza

Per l'associazione svizzera dei camionisti la soluzione per riportare al successo il trasporto merci su rotaia passa dalla privatizzazione di Ffs Cargo. «Dopo anni di risultati deficitari è giunto il momento per cambiare di rotta che permetta di aumentare la concorrenza, migliorare lo spirito aziendale e dare il via a riforme liberali» ha dichiarato alla stampa martedì Michael Gehrken, presidente dell'Associazione svizzera dei trasportatori stradali (Astag). E chi meglio dei padroni dei camion potrà sviluppare il traffico merci su ferrovia? Questa sembra essere la convinzione, tanto che Gehrken ha auspicato che all'interno del Consiglio di Amministrazione di Ffs Cargo ci siano dei rappresentanti del settore dei trasporti invece dei politici. Due le constatazioni a queste affermazioni: la prima è che il mercato delle merci su rotaia è finanziariamente molto attrattivo se qualcuno vuole privatizzare per poi comperare.
La seconda invece riguarda l'interesse dei camionisti a migliorare il trasporto su ferrovia. È come affidare ai petrolieri il raggiungimento dell'obiettivo di diminuire il consumo del greggio nel mondo per diminuire l'inquinamento…

Pubblicato

Venerdì 7 Marzo 2008

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