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Le Antenne sotto tiro

di

Can Tutumlu
Stefano Guerra
Mai come in queste settimane i responsabili delle Antenne Icaro e Alice hanno seguito con apprensione i lavori della Commissione della gestione. Non potrebbe essere altrimenti. In gioco c’è la sopravvivenza stessa dei servizi ambulatoriali che da oltre vent’anni “agganciano” e seguono i tossicodipendenti del Cantone. Le Antenne non andranno lontano con i 658 mila franchi che il Consiglio di Stato intende versare nelle loro casse nel 2004. Confrontate con una diminuzione del 56,1 per cento del contributo cantonale, a metà anno dovranno chiudere baracca. A meno che i commissari della Gestione che stanno esaminando il preventivo non decidano (come ormai sembra certo) di correggere quella cifra che appare sempre più come frutto di un errore di calcolo da 842 mila franchi commesso dal Dipartimento delle finanze. Ma anche in questo caso i motivi di preoccupazione non mancano, come spiegano ad area Patrizio Broggi e Lorenzo Pezzoli. Le loro inquietudini i responsabili delle antenne Icaro e Alice le avevano già espresse in una lettera inviata a fine ottobre ai commissari della Gestione. Anche nel caso in cui il preventivo venisse rivisto sulla base dell’importo di competenza di 1,4 milioni di franchi (tenendo conto cioè del fatto che nel 2002 il Cantone ha recuperato gli anticipi fatti per conto della Confederazione, per cui quei 650 mila franchi versati non devono essere presi quale base di calcolo del contributo 2004), le Antenne – confrontate per di più a una futura diminuzione dei contributi federali – si ritroverebbero con l’acqua alla gola: riduzione dell’organico e ridimensionamento dell’offerta tradizionale saranno inevitabili, e così pure la soppressione di nuove prestazioni quali la linea di consulenza telefonica sulla canapa (Antenna Icaro) e l’operatrice di strada (Antenna Alice). È un nodo di nervi Patrizio Broggi. Sigaretta in bocca, batte con violenza le dita sulla tastiera del suo nuovo computer. Una discussione telefonica con un collega lo fa incavolare. Poi posa la cornetta, prende il posacenere e va a sedersi al tavolino dove riceve gli ospiti nel suo spoglio ufficio al numero 3 di via Molo a Bellinzona. Sbotta: «Se ci danno solo 650 mila franchi dovremo licenziare cautelativamente il personale». Sarebbe la fine di un’avventura, il capolinea di un’avventura cominciata ventun anni fa in uno scantinato della vicina Casa del Popolo. Ma il direttore dell’Antenna Icaro di Comunità familiare si rifiuta di credere che «un errore contabile» possa buttare all’aria tutto, gettare alle ortiche il «patrimonio di esperienze» che il servizio ha acquisito in oltre quattro lustri di lavoro a fianco dei tossicodipendenti del Sopraceneri. Patrizio Broggi è convinto che la Commissione della gestione correggerà quell’importo messo a preventivo. Ma anche se così fosse (e pare che così sarà, vedasi articolo sopra) non c’è motivo di rallegrarsi. Già ora, infatti, si opera al limite delle possibilità. Il margine di risparmio è ridotto all’osso in una struttura che impiega otto persone a tempo pieno, una a metà tempo (da quando è stata aperta la sede di Locarno nel 1986 il personale non è mai aumentato) e che ha un fabbisogno di 1,2 milioni di franchi destinato in gran parte (l’86 per cento) alla copertura dei salari (il resto sono trasferte, affitto, telefono e luce). «Da anni ci sforziamo di ridurre i costi. Dov’era possibile farlo – come per esempio nelle trasferte per seguire le disintossicazioni fisiche dei nostri utenti negli ospedali – è stato fatto. Ora non saprei più a cosa appigliarmi se non a una diminuzione dei tempi di lavoro» dice Patrizio Broggi. Prevista nel secondo scenario delineato dai responsabili delle Antenne nella lettera ai commissari della Gestione, la riduzione di un organico già ora troppo snello avverrebbe in un momento in cui i servizi sono confrontati a un aumento del numero delle prese a carico (nel 2002 gli utenti sono stati 248, 4 in più rispetto al 2001; 46 le nuove segnalazioni) e a una maggiore complessità della domanda. «Il problema della tossicodipendenza esiste, è solo meno visibile: le strutture residenziali, infatti, sono tutte piene. E noi continuiamo a ricevere regolarmente nuove richieste» dice Patrizio Broggi. «A Biasca, che è un punto “caldo”, non riusciamo a garantire un minimo di presenza nonostante le numerose segnalazioni. A Locarno la Polizia ci ha chiesto di piazzare una roulotte quale punto di riferimento per i tossicodipendenti del centro. Sempre più docenti sollecitano il nostro intervento per parlare di canapa. E poi c’è l’idea di medicalizzare l’ambulatorio avvalendosi della collaborazione di uno psichiatra. Ci vengono chieste sempre più cose, ma abbiamo le mani e i piedi legati» rincara la capo-équipe Barbara Stämpfli-Broggi che ha raggiunto il marito nel suo ufficio. La divaricazione fra una domanda in costante crescita e un’offerta che non riesce a soddisfarla genera frustrazione fra gli operatori sociali dell’Antenna. «Si lavora già al limite, gli operatori si sentono a disagio e chiedono almeno metà tempo in più. Inoltre da qualche anno la parte amministrativo-burocratica toglie sempre più spazio alla relazione con l’utente» nota con amarezza la capo-équipe. A fare le spese di una probabile diminuzione dei tempi di lavoro sarà fra l’altro il servizio di consulenza telefonica sui problemi legati alla canapa inaugurato nelle scorse settimane. Ogni operatore sociale vi dedica due ore al giorno. Se l’effettivo dovesse ridursi, chi resta sarebbe costretto a sobbarcarsi lavoro supplementare. «Ma non possiamo caricare gli operatori di ulteriore stress» dice Barbara Stämpfli-Broggi. Il direttore e la capo-équipe di Antenna Icaro sorridono. Stanno leggendo nel messaggio sul preventivo 2004 della necessità di «trovare le soluzioni meno dolorose» per contenere la spesa, per esempio attraverso un «ridimensionamento dell’offerta, anche in presenza di una domanda crescente» che implica «una maggiore selettività nella concessione dei provvedimenti». «Cosa vuol dire? Che dobbiamo seguire solo i tossicodipendenti gravi e disinteressarci degli altri?» si chiedono. Benché fiduciosi che l’errore al preventivo venga corretto, Patrizio Broggi e Barbara Stämpfli-Broggi guardano con apprensione anche allo scenario “di mezzo” che comporterebbe una riduzione non sostanziale del contributo cantonale per il 2004: «Ora a ogni nuova segnalazione ci impegniamo a fissare un appuntamento entro le 24 ore. Con una diminuzione dell’effettivo sarà impossibile mantenere questo impegno. E poi gli operatori devono essere flessibili di fronte a utenti – soprattutto a quelli nella prima fase di presa a carico – che spesso non si presentano alle 15 come previsto, ma alle 15 del giorno dopo. Con una struttura che ha meno tempo da mettere a disposizione si rischia che queste persone, le più fragili, non le si vedrà più» spiega Patrizio Broggi. «Alla fine si dedicherà meno tempo ai tossicodipendenti che più ne hanno bisogno e alle famiglie. E loro si ritroveranno ancor più soli» conclude il direttore di Antenna Icaro. orenzo Pezzoli è il direttore di Antenna Alice. Incalzato dalle domande sul futuro del servizio per tossicodipendenti nato oltre vent’anni fa, sorride e dice: «Guardi, per quanto mi riguarda ho un ottimismo esistenziale, non potrebbe essere altrimenti in questo lavoro». Nell’intervista rilasciata ad area Lorenzo Pezzoli spiega quali ripercussioni avranno i tagli contemplati nel preventivo 2004 sull’operatività del servizio ambulatoriale che opera a fianco dei tossicodipendenti del Sottoceneri. Nel preventivo 2004 viene chiesto agli operatori sociali di trovare una nuova via di lavoro che possa permettere di contenere in modo significativo i costi. Cosa risponde a questa richiesta? Dal 1985 il numero di dipendenti delle Antenne sono rimasti costanti (10 ad Antenna Alice) a fronte di un continuo aumento delle richieste, sia da parte degli utenti tossicodipendenti che da parte di famiglie, conoscenti, scuole, eccetera. Questo di fatto è già un contenimento dei costi. Dall’inizio del 2003, su richiesta dei comuni, abbiamo anche un’operatrice di prossimità che nelle strade di Lugano ha contattato altri 82 utenti. E potete permettervi di rispondere a queste nuove esigenze? In base a quale criterio dovremmo decidere chi va seguito e chi no? Si tratta di un problema etico ancor prima che economico. I tossicodipendenti contattati dall’operatrice di strada sono quelli più fragili, quelli che non hanno avuto la forza di appellarsi a noi di loro iniziativa. Siccome il Cantone non si impegna più a coprire il fabbisogno delle Antenne, sono costretto a chiedermi se ha ancora senso un servizio per tossicodipendenti. Io credo di sì. Il Ticino rischia di perderlo fra 6 mesi se non fosse riconosciuto l’errore contabile (vedasi articolo sopra). Se la risposta dei politici fosse negativa saremmo l’unico paese occidentale sprovvisto di un intervento specializzato per le tossicomanie. Vi arrendete alle decisioni del Cantone? Mi permetta di sfogarmi, i problemi sociali non sono pertinenza di un solo partito, la sofferenza umana riguarda sia la destra che la sinistra. Il privato da solo non può accollarsi i problemi della tossicodipendenza. Rivendicheremo perciò continuamente l’importanza sociale che ha l’accompagnamento dei tossicodipendenti. Non si può non chiedersi se il risparmio sulle Antenne sarà anche un risparmio per la collettività. Come potrà la società non farsi carico di tossicodipendenti e familiari abbandonati dallo Stato e che si trovano in una situazione di bisogno? Legando le mani alle Antenne, servizi ambulatoriali che da un ventennio lavorano a fianco dei tossicodipendenti, quali saranno i costi sociali che si provocheranno? Il Consiglio di Stato dichiara che nella gestione delle finanze pubbliche uno degli obiettivi è quello di «effettuare analisi critiche della spesa». Adottando lo stesso punto di vista si potrebbe quindi controbattere che le Antenne rappresentano un servizio specializzato, gli economisti direbbero efficiente (ai costi più bassi) ed efficace (che riesce a raggiungere lo scopo preposto), e che la loro chiusura o ridimensionamento non farebbe altro che generare una serie di costi a cascata (ospedali, medici, psicologi, psichiatri, casse malati e conseguente aumento dei premi, eccetera). Utenti e familiari respinti dal servizio specializzato, infatti, cercheranno aiuto presso altri servizi meno efficienti ed efficaci. Ammesso ma non concesso di essere tutti concordi sulle necessità di una riduzione della spesa pubblica, dovremmo essere pronti a spingere più in là quell’«analisi critica» delle uscite dello Stato auspicata dal governo cantonale, fra l'altro coinvolgendo direttamente le parti interessate. Ma in fin dei conti, di queste considerazioni prettamente economico-finanziare ci si potrebbe quasi vergognare. Perché come ricorda Lorenzo Pezzoli «non si può risparmiare sulle sofferenze dell’altro».

Pubblicato

Venerdì 21 Novembre 2003

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