Lo si ? scritto pi? volte: la congiuntura economica in questo momento ? piuttosto cattiva. Considerando il fatto dal punto di vista delle aziende attive nel settore industriale artigianale ci? si traduce in un calo delle ordinazioni. E nella prospettiva dei lavoratori spesso significa posti di lavoro precari. Per non sopprimere degli impieghi a causa di crisi economiche magari passeggere la legge permette di mantenere dei posti di lavoro a tempo ridotto integrando il reddito dei lavoratori con indennit? di disoccupazione. Questo naturalmente va anche a vantaggio delle aziende che evitano cos? di perdere manodopera gi? formata. Il sindacato Flmo ha inviato una lettera al Consiglio di Stato e alla deputazione ticinese alle camere federali chiedendo se, visto il perdurare della situazione di crisi, ? possibile prolungare la misura di sostegno. Ricordiamo che riguardo alla stessa richiesta lo scorso marzo era stato presentato a livello federale un postulato da parte di Meinrado Robbiani, consigliere nazionale e segretario cantonale del sindacato Ocst. Postulato che ? stato rifiutato dal Consiglio federale in una sua presa di posizione. Quali sono le maggiori preoccupazioni nel settore in questo momento? Ne abbiamo discusso con Rolando Lepori, segretario della Flmo Ticino. Cosa prevede la legge riguardo alla possibilit? di ricevere delle indennit? per lavoro ridotto? In situazioni di crisi economica ? possibile percepire le indennit? per lavoro ridotto per dodici mesi non consecutivi nell?arco di due anni. Nel caso di necessit? provata il Consiglio federale pu? prolungare le indennit? di ulteriori sei mesi sempre nell?arco dello stesso lasso di tempo. Il provvedimento pu? essere esteso in tutta la Svizzera ma noi chiediamo che lo si limiti al Ticino dove il ricorso al lavoro ridotto ? piuttosto diffuso. ? appunto il Consiglio federale che decide ma deve essere sollecitato dalle autorit? cantonali. Per questo abbiamo inviato una lettera al Consiglio di Stato e a Fulvio Pelli, presidente della Deputazione ticinese alle camere federali. Nessuna risposta ancora alla vostra lettera? Ancora nessuna da parte del Consiglio di Stato. Quanto a Fulvio Pelli ha dichiarato in un?intervista telefonica che la Deputazione ? disposta a farsi carico della questione. Intanto persiste la cattiva situazione congiunturale che per le aziende comporta un calo delle ordinazioni e quindi la difficolt? a salvaguardare i posti di lavoro Abbiamo osservato che le aziende ticinesi fanno un ricorso assai massiccio al lavoro ridotto. Le aziende hanno cominciato a far capo a questo indennizzo a partire da settembre dell?anno scorso. Questo perché attualmente l?economia del cantone si trova in difficolt?, salvo qualche eccezione. Adesso siamo sicuri che non ci sar? ripresa perché autunno e inverno non sono dei mesi propizi. Se la ripresa ? a marzo gli effetti si vedranno solo a giugno. Dobbiamo evitare che le aziende si trovino di fronte alla duplice prospettiva di non avere ordinazioni e di aver esaurito le indennit?. A quel punto comincerebbero subito a licenziare. Si sentono gi? gli effetti dell?entrata in vigore degli accordi bilaterali? No, ? ancora prematuro fare una valutazione. Ma ? chiaro che se l?economia locale ? debole ? pi? facile per ditte estere eseguire lavori a prezzi concorrenziali e vincere perci? gare d?appalto. In che misura il lavoro ridotto si traduce in disoccupazione? Per principio il lavoro ridotto ? una misura per salvaguardare gli impieghi non ? quindi un preludio alla disoccupazione. Oltre a ci? ? l?azienda a chiedere al Cantone di poter compensare il calo di lavoro. Lo scopo ? di permettere all?azienda di essere traghettata verso periodi economicamente meno cupi. ? chiaro che se, una volta consumate le indennit? concesse, le sorti della ditta non si risollevano poi si possono verificare dei licenziamenti. Il prolungamento delle indennit? non pu? diventare solo un modo per dilazionare il problema? Senza ripresa economica non c?? misura che tenga. Le indennit? per lavoro ridotto non sono un incentivo alla disoccupazione parziale. Oltre tutto andrebbe a svantaggio dei lavoratori che quando non lavorano a tempo pieno perdono grossomodo il 20 percento del salario. D?altra parte i licenziamenti vanno a detrimento pure dell?azienda che perderebbe manodopera qualificata? Certamente. E se pensiamo che c?? gi? difficolt? a reperire manodopera con delle competenze capiamo quanto la misura convenga anche alle aziende.

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20.09.02

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